IL LABORATORIO|10 novembre 2012 19:24

«Stava tradendo la consuetudine, la convenzione. Era lecito?»

Un amore, apparentemente impossibile, che alla fine fiorisce, è al centro del racconto breve “Finalmente il tradimento!” di Dario Lodi. Come in Pirandello, alla fine l’energia della vita si scontra con le norme sociali

Maria era ammalata e dunque non poteva controllare il marito come era solita fare, seppure senza farsi notare. Sapevano entrambi che c’era qualche pericolo di crisi per la loro unione matrimoniale, avvenuta tanti anni fa in perfetta incoscienza (come quasi sempre capita a tutti, senza che vi sia qualcuno che lo ammetta), ma francamente pareva remoto. Non dimentichiamo la sonnolenza recata dall’abitudine, causa di un rimandare all’infinito qualsivoglia iniziativa diversa dai comportamenti abituali.

La malattia divideva Maria da Mario per la prima volta e la novità spaventava entrambi. La moglie non si rassegnava affatto all’idea che sarebbe stata in qualche modo tradita, ma si consolava pensando che Mario non era poi un campione di coraggio. Inoltre, la persona più a portata di mano per l’eventuale tradimento era la sorella Angelica, che di angelico non aveva ormai più nulla. Per tutto questo, quando Mario e Angelica, a breve distanza di tempo, andarono a visitarla, lei si mise il cuore in pace vedendo quanto la sorella si fosse davvero imbruttita. Di certo Mario non ci avrebbe fatto sopra un pensiero. Tutto sommato era meglio lei, anche se un poco emaciata, scolorita. E poi non era il caso, alla loro età, di pensare a certe cose. Mario si stancava facilmente. Meglio allontanare certi sospetti.

In certo qual modo, Maria aveva ragione. Suo marito non coltivava determinate ambizioni. Non si trattava tanto di qualcosa di virtuoso, quanto di un che di misterioso che costringeva l’uomo ad avere pensieri elevati per Angelica, senza avere mai avuto il tempo di cercare di spiegarglieli. Quante volte gli sarebbe piaciuto farlo, anche per capire lui stesso cosa mai gli fosse capitato sin dal primo giorno che l’aveva vista. Angelica era stata sempre indifferente alle attenzioni strane del cognato? Ebbene, non si sa con certezza. Di sicuro aveva tentato l’indifferenza, ma in qualche misura era stata attratta da quelle occhiate e da quel tono mellifluo con cui goffamente Mario la circuiva.

La goffaggine derivava da una novità pressoché assoluta nel cercare di stabilire un rapporto con Angelica, ovvero con ciò che lei rappresentava. Complicato? Pretenzioso? Intellettualoide? Ecco, sarebbe stato interessante stabilirlo. Impossibile, però, date le condizioni. Angelica era guardinga e fuggiva al primo accenno di coinvolgimento nelle stranezze di Mario. Maria, peraltro, controllava severamente che la confidenza fra i due non debordasse. Grazie al cielo si erano fatti vecchi tutti quanti e, quindi, il suo allontanamento da Mario, perché ospedalizzata, non pareva proprio un pericolo di tradimento. Conviene ribadirlo. Ma Mario l’occasione la prese al volo, quasi uscendo da se stesso, potendolo fare finalmente senza alcun tipo di richiamo.

Accompagnando Angelica all’uscita dell’ospedale, le disse tutto d’un fiato che l’amava e che l’amava da sempre. Angelica rimase sbigottita e cercò di darsi un contegno, immaginando nel contempo il recupero di una bellezza sfiorita (ma sempre viva nei suoi occhi). Pareva una fantasia, un sogno. Mario seguì un impulso – chissà come liberato – e baciò Angelica sulla guancia, sulla fronte: quando la baciò anche sulla bocca, si sentì un traditore. Stava tradendo la consuetudine, la convenzione. Era lecito? Angelica ricambiò il bacio: sì, era lecito. Lecito! Che gioia infinita! E che desiderio di fermarsi qui, di fermare tutto così! Lo fecero entrambi in maniera disperatamente sciolta, finalmente.

In difesa dell’amour fou, vedi anche Ah, Emma! Ah, Anna!… Elogio del cosiddetto “tradimento” e «Il tuo stile / il tuo culo…», in cui si può leggere e ascoltare una celebre canzone di Léo Ferré; un altro racconto “erotico” di Dario Lodi è Il vero piacere del professor Erminio.

Dario Lodi

(LucidaMente, anno VII, n. 83, novembre 2012)

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