IL PIACERE DELLA CULTURA|25 novembre 2012 00:04

Gli Ufo e lo “strano caso” di Visoni Dekani

Tra le opere d’arte in cui sarebbero presenti oggetti extraterrestri, nella cupola di un monastero bizantino del Kosovo, c’è anche una “Crocifissionedi pittore anonimo

Nel mondo dell’ufologia alcune opere pittoriche sono diventate delle icone, tanto da rappresentare, secondo alcuni “esperti”, degli indizi “inequivocabili”, se non addirittura delle prove del passaggio di oggetti volanti moderni nei cieli del Medioevo e dei secoli a seguire. Basta navigare velocemente dentro i siti specializzati per rendersi conto che tali immagini costituiscono dei punti di forza per coloro che sostengono che nel passato gli extraterrestri ci hanno fatto visita. C’è anche chi asserisce che questi velivoli potrebbero rappresentare macchine del tempo costruite nel futuro dai nostri scienziati. Cosa c’è di vero in questa faccenda?

Bisogna dire che alcune produzioni artistiche sono dei clamorosi falsi. Una tra tutte la bufala del famoso Astronauta di Fergana, arte contemporanea eseguita da un artista russo nel 1967 (cfr. Lumières dans la nuit, n. 335, febbraio 2000). Alcune opere d’arte originali, medievali e moderne, sono state additate da alcuni ufologi come immagini fortemente indiziarie per la presenza di oggetti volanti particolari, o segni indecifrabili e quindi assoggettabili (quasi) a qualsiasi tipo di lettura. Tuttavia è sufficiente osservarle con competenza per rendersi conto che quegli oggetti non sono altro che segni della presenza del divino, dello Spirito Santo, di angeli splendenti e di luci salvifiche. Non serve nemmeno particolare perizia tecnica nell’osservarle. Vi sono, però, delle opere d’arte originali e sorprendentemente misteriose, dove si trovano immagini “strane”, per così dire, non bene definibili a una prima lettura (almeno per i non esperti), che effettivamente possono indurre in errore la persona non addetta ai lavori.

Si tratta di opere pittoriche sulle quali sono stati rappresentati oggetti che possono avere le fattezze di velivoli moderni (spaziali, per certi versi) e che hanno fatto pensare a qualcosa di insolito e misterioso. Premettiamo che il 13 giugno 2012 Massimo Polidoro, segretario generale e cofondatore del Cicap (Comitato italiano controllo affermazioni paranormali) è intervenuto alla trasmissione televisiva Eva, in onda su Rai Due alle 23,05, per esprimersi intorno ai presunti Ufo nell’arte e per parlare della clipeologia, ovvero la scienza che studia l’ufologia archeologica. Quanto segue è già stato diversamente trattato dal critico d’arte Diego Cuoghi (cfr. Arte e Ufo?, in www.sprezzatura.it) e variatis variandis – da Luca Menichelli (cfr. Antichi astronauti?, in www.scetticamente.it). Ciò che seguirà in questo nostro testo è lungi dall’essere completo ed esauriente: si analizzerà, infatti, soltanto una delle opere pittoriche che hanno indotto i non esperti di storia dell’arte a interpretazioni non corrette e lontane dalle intenzioni degli artisti dell’epoca.

L’opera d’arte in questione è un affresco che fa parte della nota Crocifissione bizantina (1335) di artista anonimo, presente nel terzo livello della cupola del monastero di Visoni Dekani in Kosovo. Nel 1964 le pitture, che si trovano a quindici metri da terra, furono fotografate con un teleobiettivo da Aleksander Paunovich, fotografo “alienista” a caccia di notizie particolari. Egli asserì che i due oggetti in alto, ai lati della scena, erano strutture aeree “fuori tempo” (ante litteram), all’interno delle quali (soprattutto in quella di sinistra) si potevano notare chiaramente uomini in atto di pilotare l’oggetto. La storia fu pubblicata pochi mesi dopo sulla rivista slava Lumières e arrivò in Europa occidentale con un articolo scritto da Vjatčeslav Zajcev nel 1967 e pubblicato da Spoutnik, un periodico di cultura russa stampato in Francia. Nello stesso articolo si parlava anche dell’Astronauta di Fergana (secondo Zajcev, anche Gesù Cristo doveva essere un cosmonauta), citato prima, e di altri visitatori del cosmo che l’autore credeva di individuare in alcune opere d’arte (senza essere esperto della materia).

Torniamo con i piedi per terra: raffigurazioni simili a questa sono piuttosto comuni nell’arte pittorica (e non solo) medievale e preumanistica. Basta osservare alcune immagini di crocifissioni più o meno conosciute (non solo nel mondo bizantino-ortodosso) per rendersi conto che in alto, ai lati dell’opera, si stagliano due immagini luminose. Si segue un modello iconografico tradizionale molto diffuso in quel periodo, anche se nell’affresco di Visoni Dekani le due immagini aeree presentano tratti singolari rispetto ad altre rappresentazioni della nascita e della morte di Cristo. Questo è dovuto al fatto che l’autore dell’affresco ha usato una variante nella tecnica della personificazione o prosopografia pittorica (in questo caso) del Sole e della Luna. I due corpi celesti sono rappresentati in forma umana. Sono immagini stilizzate (nel cui contesto gli stilemi bizantini si esasperano) che vogliono testimoniare il male universale, il dolore cosmico e la partecipazione alla sofferenza del Cristo morente, attraverso la visione e la testimonianza del giorno e della notte, del Sole e della Luna, degli uomini (sotto il patibolo) e degli angeli come ministri di Dio (in alto sopra la croce). Spazio verticale e spazio orizzontale concorrono alla narrazione pittorica nella totalità.

Quanto sembra un oggetto volante dal “design – diremmo oggi – particolare è in realtà la raffigurazione della luce del Sole, dentro alla quale si antropomorfizza la sua essenza e la sua sostanza (si noti la foto che riproduce il particolare). La Luna, invece, è rappresentata tradizionalmente con il famoso “spicchio” o “falce lunare”, attraverso la stilizzazione della luce pallida e algida che si allunga a posteriori come dei raggi di luce diafana (che a occhi inesperti o moderni può sembrare una capsula spaziale). L’anonimo artista bizantino ha soltanto adoperato una “licenza poetica” più libera nell’uso stilistico dei tratti tradizionali delle personificazioni e degli stilemi canonici. Gli esempi potrebbero continuare a lungo, ma non è questa la sede. Ci limitiamo solo a ricordare la famosissima Crocifissione di Anversa di Antonello da Messina (1475), nella quale le personificazioni sono mutate in nuvole di fumo, e la terracotta smaltata di Andrea Della Robbia nel Santuario della Verna ad Arezzo (seconda metà del XV secolo), dove la prosopografia si riduce alla sola figura del volto dei due corpi celesti, spettatori delle nefandezze umane.

Di argomento analogo, sempre a firma Cappadonia Mastrolorenzi, leggi anche Ufo (e Ifo) a ufo nel cielo… e Ufo nel dipinto? No, solo simboli divini.

Le immagini: dipinti (o loro particolari) citati nel testo, da Della Robbia ad Antonello da Messina, passando per la Crocifissione di Visoni Dekani.

Marco Cappadonia Mastrolorenzi

(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

Print Friendly

6 Comments

  • **Quanto sembra un oggetto volante dal “design” – diremmo oggi – particolare è in realtà la raffigurazione della luce del Sole, dentro alla quale si antropomorfizza la sua essenza e la sua sostanza**

    Questo e’ solamente il tuo personale giudizio, di chi ovviamente non crede nell’esistenza di esseri extraterrestri.

    • Gentilissimo lettore, sono il direttore della rivista. Forse l’autore dell’articolo non è che ritenga impossibile l’esistenza di creature extraterrestri, ma non crede che essi siano raffigurati nelle opere d’arte. No? Grazie, comunque, dell’intervento.

      • Evidentemente l’autore dell’articolo deve leggersi la Bibbia, visto che in nessun vangelo è citato che al momento della crocifissione fossero presenti in cielo la Luna nè il Sole, assieme.

        • Gentilissimo lettore, sono il direttore della rivista. Perché essere aggressivi (“l’autore dell’articolo deve leggersi la Bibbia”) e non comunicare civilmente? Comunque, non mi sembra che l’autore dell’articolo, il nostro redattore Cappadonia Mastrolorenzi, affermi che la presenza di Sole e Luna derivi dal Vangelo, ma che al riguardo parli di una tradizione iconografica. Alla morte del Salvatore partecipano anche gli astri. Mi sembra idea poeticissima, anche per i non cristiani. O no?

  • Gentile signor Max, l’interpretazione data in questo articolo non è “solamente il (mio) personale giudizio”, ma è la lettura che ne dànno i critici d’arte (ovvero gli addetti ai lavori che conoscono gli stilemi dell’arte bizantino-ortodossa). Chi scive è un semiologo. Veda, per esempio il critico d’arte Diego Cuoghi che ne parla in http://www.sprezzatura.it.

    Una cosa è ritenere possibile che da qualche parte nell’universo esistano forme di vita (che è logico pensare. Sembra che su Marte la sonda-laboratorio lì presente abbia analizzato del materiale organico. Ma si attendono conferme), altra cosa è vedere in quelle forme e in quegli stilemi d’arte bizantina, nell’affresco di Visoni – Dekani, oggetti moderni, spaziali o astronavi. Non è niente di tutto questo.

    Cordiali saluti

  • Gentile lettore Woodok, nell’articolo non si fa nessun riferimento alla Bibbia. E non si afferma che le immagini del sole e della luna derivano dal Libro Sacro. La presenza del sole e della luna fa parte della tradizione iconografica medievale e moderna. A questo proposito si può vedere la “Terracotta smaltata” di Andrea Della Robbia nel Santuario della Verna ad Arezzo (metà del secolo XV), riportata in foto piccola tra le immagini (il sole alla destra del Cristo e la luna alla sinistra). Basta, comunque, fare una piccolissima ricerca su internet, in merito alla iconografia sulle crocifissioni, per trovare varie immagini in cui sono presenti il sole e la luna che partecipano della sofferenza del Cristo morente. Ci sono, poi, delle varianti in alcune opere d’arte che presentano le nubi in luogo delle icone di cui si è parlato, come la famosa “Crocifissione” di Antonello da Messina (ultima foto dell’articolo).

    Distinti saluti