La morte del calcio, tra urla e birignao

Molto discutibili le telecronache e i servizi sportivi delle reti Mediaset e Sportitalia. Un po’ meglio la Rai, ma… Intanto l’Italia è seconda quanto a partite vendute

O genitori prudenti, che tenete ai vostri bimbi, prestate la massima attenzione ai pargoli che, inavvertitamente, gingillandosi con le loro minuscole dita sul telecomando lasciato in modo incauto nelle loro manine, si dovessero imbattere in cronache, telegiornali, servizi filmati, ecc. di carattere sportivo e, tanto peggio, calcistico. Rischiano tremendi spaventi o di disimparare la lingua italiana.

Limitiamoci alle emittenti televisive che trasmettono sport in chiaro. In tempi di crisi economica galoppante, parlare delle tv a pagamento sarebbe, forse, di cattivo gusto per l’italiano medio. A meno che, tale “italiano medio”, non sia talmente istupidito da voler rinunciare al pane pur di abbonarsi alle pay tv che trasmettono calcio. Sono solo x euro al mese! Si moltiplichi per un anno: arriviamo come niente a 500-600 euro, più tante “vantaggiose offerte” per “godersi” film, serie tv, documentari, spettacoli di ogni genere. Tanto, se sei disoccupato, non hai niente da fare. E, allora, stattene tutta al giornata sul divano a vedere la televisione. Non è questa la vera felicità? Che te ne frega dello stipendio? Ci penserà il buon Silvio, tornato in campo. A proposito…

…Telecronaca di una qualunque partita di calcio trasmessa dalle reti Mediaset. Anche se, come spesso capita, si tratta dello spettacolo più soporifero del mondo, e lo 0-0 è scontato (e magari concordato), ogni trenta secondi (circa) si possono ascoltare urla animalesche e ripetute: «ATTENZIONE!»; «CAVANIIIIIII!»; «PIRLOOOOOOO»; «EL SHAARAWYIIIIIII»; «CASSANOOOOOOO». Mio dio, un’altra epica partita come Italia-Germania dell’Azteca, Messi che inventa una delle sue magie, Cristiano Ronaldo che fa il divo? Il successivo, deprimente, altrettanto meccanico «non va» fa capire che il tirettino, inefficace, scagliato senza convinzione, è finito a una ventina di metri dai pali di porta. E così via, con utilizzo irrazionale di una retorica roboante e tronfia, divismi, esclusioni (in ambito nazionale si parla solo di tre-quattro squadre). Ma viva l’italico calcio. Infatti, è passata in sordina la notizia che l’Italia si colloca al secondo posto in Europa (dopo l’Albania) come partite truccate. Eppure, c’è quasi di peggio.

Bèfanasidisputàlultimagiornatàdelgìronedanda tàdellaseriealèbigimpègnatuttinca satrannelintèrcherischìudineilbigmatchnapolìroma… Gli accenti sbagliati nella frettolosità. Le parole unite le une alle altre, spesso rese incomprensibili. Nessuna pausa che segnali la punteggiatura. La velocità scambiata per vivacità ed efficienza. Un ossessivo horror vacui. E, quando c’è un punto, ecco uno strano insistere sulle parossitone con apertura/allungamento della penultima vocale. Ma non c’è solo questo. Si aggiunge un compulsivo birignao, costituito dallo strascicato, dal cantilenante, che deforma anche i suoni delle parole e delle singole lettere. Questo è lo stile giornalistico delle reti Sportitalia, sopratutto di Sportitalia 24, che trasmette a ciclo continuo telegiornali sportivi, tutti velocissimi, affannosi, come se fosse scoppiata la Terza guerra mondiale. Provate a togliere le immagini e ascoltate: non capireste di cosa si stia parlando.

Un po’ meglio è lo sport raccontato dalla Rai. I servizi sono più chiari, ordinati, e a volte, soprattutto nei corrispondenti regionali, c’è anche un po’ di ironia. Il difetto maggiore è una certa sudditanza e accondiscendenza verso qualunque potere. Impiegati statali proni. Tanto che è stata praticamente eliminata la moviola. Anche in Rai, inoltre, non mancano giornalisti che, per evidenti difetti di pronuncia, dovrebbero limitarsi solo a scrivere. Oh, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Bruno Pizzul, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, dove siete? Oggi per Sportitalia 24 sareste Nicòoooo loca-ro sionannnn domàrtelli nibruuuu nopizzulenri camerìsan drociottìiii. O qualcosa del genere.

LucidaMente, in particolare col direttore Rino Tripodi e col coordinatore editoriale Giuseppe Licandro, si è occupata spessissimo del “fenomeno calcio”. Ecco alcuni interventi:
· Gli intoccabili del calcio italiano
· Come evitare i biscotti
· C’era una volta il bel gioco del calcio che ora è diventato brutto e monotono
· Il football italiano di nuovo in manette…
· Solidarietà a Delio Rossi
· La casta del pallone
· Non è Farina del diavolo
· La più forte di sempre? Il Barça di Guardiola
· Bocciata la tessera del tifoso (e tutto il resto)
· Paraguay, ossia come sfiorare la vittoria finale senza giocare
· Calcio malato: Lega Pro, meno 15 (club)
· Verso un calcio-thriller sempre più esasperato
· Trent’anni di scandali nel football italiano
· Il caso Calciopoli rivisto e corretto
· Dieci anni di storia di un piccolo club

· Il calcio come evento sociale e culturale

Rino Tripodi

(Lucidamente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

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