Burocrazia e giustizia civile palle al piede delle imprese italiane

La Banca mondiale ha presentato un rapporto sulle lungaggini burocratiche e giudiziarie che assillano le aziende nel nostro Paese, che così rischiano di morire

La Banca mondiale ha recentemente presentato il rapporto Doing business in Italia 2013, nel quale si prende in esame l’efficienza delle regolamentazioni d’impresa in tredici città italiane (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma, Torino) e sette porti (Cagliari, Catania, Genova, Gioia Tauro, Napoli, Taranto, Trieste). La ricerca è stata avviata su iniziativa di Biagio Bossone, responsabile del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, che ha provveduto a finanziare l’intero progetto.

Lo studio descrive, soprattutto, gli ostacoli che i piccoli e medi imprenditori italiani devono affrontare, insieme alle opportunità che si offrono loro, sulla base di dieci indicatori: avvio di un’impresa, procedure legate all’ottenimento del permesso di costruzione, iter per ottenere l’erogazione dell’elettricità, registrazione della proprietà, accesso al credito, protezione degli investitori, pagamento delle tasse, commercio attraverso le frontiere, attuazione dei contratti e risoluzione dell’insolvenza. Nella classifica relativa alla “facilità di fare impresa”, tenendo conto dei dati di 185 stati, l’Italia si colloca al 73° posto (con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno), mentre in quella per “l’avvio di un’impresa” è all’84°.

Il rapporto tratta, inoltre, le controversie legali tra le aziende, esaminandone i costi, i tempi e le fasi processuali. La risoluzione di una contesa ordinaria, in Italia, richiede in media quarantuno fasi processuali, per una durata di 1.400 giorni e un costo complessivo pari al 26,2% del valore della controversia stessa. A Torino una disputa è mediamente risolvibile in 855 giorni, mentre a Bari, sono necessari 2.022 giorni per la risoluzione del medesimo contenzioso. Lo stesso tipo di processo, di contro, dura in media 390 giorni in Francia, 394 in Germania e 510 in Spagna: anche nella città più efficiente d’Italia, dunque, i tempi della giustizia superano di gran lunga quelli registrati in altre metropoli europee. Il Belpaese si colloca, perciò, solo al 155° posto nella lista dei 185 stati presi in considerazione.

Nel rapporto si sottolinea, a più riprese, la necessità e l’urgenza della riforma della giustizia civile in Italia. A tal proposito, vengono auspicati i seguenti cambiamenti normativi: la promozione di nuovi sistemi di gestione delle cause civili; il monitoraggio delle attività dei magistrati; l’introduzione di leggi ad hoc che disciplinino la riduzione delle cause in arretrato; la promozione del processo telematico e la specializzazione dei tribunali. Si spera che, dopo le prossime elezioni politiche, il nuovo governo recepisca le istanze del rapporto e si attivi per tradurle in una proposta di legge organica, altrimenti si rischierà che l’inefficienza e la burocrazia penalizzino ulteriormente il già martoriato sistema produttivo italiano.

Vedi anche: Imprese, il primo nemico è la burocrazia, in www.italiafutura.it, da cui è tratta l’immagine d’apertura.

Le immagini: la copertina del rapporto Doing business in Italia 2013 e un logo che ne riassume i contenuti.

Giuseppe Licandro

(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

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