Musica per la fine del mondo (Bologna, 21 dicembre 2012)

Venerdì prossimo, presso Arterìa, suoni non convenzionali: doppia performance di Francesco Serra e Bartolomeo Sailer con i loro nuovi lavori/progetti “Trees of Mint” e “Walking Mountains

Un doppio appuntamento da non perdere per gli amanti della musica non banale e per chi è alla costante ricerca di sonorità nuove e “di nicchia”. A Bologna, presso Arterìa (vicolo Broglio 1/e), il prossimo venerdì 21 dicembre – sì, proprio la data della fine del mondo! – a partire dalle 22,30, si esibiscono Francesco Serra e Bartolomeo Sailer con i loro rispettivi progetti Trees of Mint e Walking Mountains, concretizzatisi in due dischi usciti tra novembre e dicembre. L’evento (Notti cubiche) è organizzato in collaborazione con l’agenzia Sfera Cubica. L’ingresso costa appena 5 euro.

Per quanto riguarda Sailer e le sue “montagne che camminano”, rimandiamo il lettore al nostro recentissimo articolo Dissonanti armonie dal XXI secolo. Stavolta dedichiamo qualche nota a Serra e ai suoi “alberi di menta”. Innanzi tutto, Francesco è un chitarrista autodidatta, nato a Cagliari nel 1980, dal 2000 a Bologna. Dopo le fasi iniziali cantautorali del suo percorso artistico, via via abbandona l’uso della voce e di altri strumenti per indirizzare le proprie energie creative sulle potenzialità acustiche ed espressive della chitarra elettrica. Nel 2007 registra il suo primo album in studio, Micro Meadow…, dieci brani per chitarra elettrica, loop-machine, voce e batteria. In tale opera, che esce nel gennaio 2008 per Here I Stay Records, ottenendo consensi dalla critica specializzata nazionale, lo stile chitarristico lirico ed evocativo si mescola con impianti folk/pop. Dal 2010 collabora con Home Movies, l’Archivio nazionale del film di famiglia, incrociando materiale di vario genere e valore, che sonorizza grazie alla sua abilità di stabilire relazioni tra musica e immagini. Si veda, ad esempio, la suggestiva riproposizione del film amatoriale intitolato A Selva, girato nel 1956 in bianco e nero dal cineamatore bolognese Vittorio Cavina con una cinepresa 8 mm: nel 2011 la pellicola, danneggiata dall’umidità e ricoperta da funghi e muffe, è stata rimontata con esiti affascinanti grazie anche alla colonna sonora della seconda sezione (Part 2) di Trees Of Mint.

Quest’ultima opera è stata registrata e mixata nelle Marche da Mattia Coletti (Wallace/Town Tone/Bloody Sound Factory) nel giugno del 2011, in circa otto giorni. L’album contiene quattro composizioni strumentali per sola chitarra elettrica e loop-machine, per una durata complessiva di circa 48 minuti. Ci dice il musicista che «il lavoro non è stato registrato in studio, ma in una stanza ampia, irregolare e con soffitti alti, in modo tale da avere un ambiente molto risonante e un ampio margine di casualità nel rapporto tra suono e spazio. Inoltre, in fase di mix non sono stati usati riverberi e altri effetti digitali che potessero compromettere le naturali caratteristiche delle riprese audio. Queste scelte tecniche sono state fondamentali per raggiungere il tipo di atmosfera e di suono che si voleva dare al disco, incentrato prevalentemente sulle potenzialità sonore ed espressive della chitarra elettrica». Il disco esce nello scorso novembre per Parade, la collana dell’etichetta Trovarobato dedicata alla musica di ricerca.

«Droni sottili e dondolanti, grappoli accordali sospesi, accartocciamenti e sfregamenti, sprofondamenti amniotici immensi, sovrapposizioni alchemiche tra suono e spazio», leggiamo nelle note allegate al disco. Una musica ipnotica e coinvolgente, che ricorda in alcuni passaggi quella dei mistici musicisti tedeschi Popol Vuh e, quindi, costituirebbe un’ottima colonna sonora per qualche capolavoro del visionario regista Werner Herzog. Persino l’artwork del cd è misterioso e particolare: «Si tratta di una composizione di undici licheni, fotografati singolarmente e poi scontornati ed estrapolati dal loro contesto naturale. Gli scatti sono stati fatti in Sardegna, nei pressi di un sito nuragico non segnalato, che si trova su una piana rocciosa quasi interamente ricoperta da varie specie di licheni. I licheni sono degli organismi che hanno un tempo di crescita estremamente lento: la copertina dell’album, inizialmente bianca, ne è stata ricoperta, come se il disco fosse stato lì da sempre, così come le pietre, e aspettasse soltanto di essere trovato e raccolto». A questo punto, la maniera migliore per celebrare la fine del mondo del 21 dicembre è recarsi presso Arterìa, lasciandosi avvolgere dai suoni “finali” di Trees of Mint e Walking Mountains.

Rino Tripodi

(Lucidamente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

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