DALL'ITALIA, TEMATICHE CIVILI|18 dicembre 2012 19:29

Se un “superbo” arcivescovo telefona a Marco Pannella

Il presidente della Conferenza episcopale di Basilicata, l’arcivescovo Agostino Superbo, ha chiamato il leader radicale in sciopero della fame e della sete per esprimergli la propria solidarietà. Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, ha dichiarato di sentirsi “in comunione” col prelato

Occorrerebbe che tantissimi – religiosi, suore, laici – uomini e donne di buona volontà si unissero per lottare affinché si dia forza alla realizzazione concreta degli ideali di giustizia nelle carceri, perché anche questi dovrebbero essere luoghi nei quali il rispetto della dignità umana e la promozione dei diritti dell’uomo rimane sempre elemento centrale e necessario.

Così si è espresso l’arcivescovo Agostino Superbo, presidente della Conferenza episcopale di Basilicata, nel corso di una telefonata al leader radicale Marco Pannella, giunto ormai allo stremo dopo sette giorni di sciopero dalla fame e della sete con l’obiettivo di smuovere le coscienze di chi può agire nei confronti della tragica situazione in cui versano le carceri italiane e i circa 70.000 (su una capienza di 40.000) reclusi in esse. Una nota dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo aggiunge che i due si conoscono da oltre vent’anni fa e ricorda come anche «recentemente il Santo Padre, rivolgendosi al Consiglio d’Europa, ha ricordato come occorra “impegnarsi per una effettiva rieducazione della persona, richiesta sia in funzione della dignità sua propria, sia in vista del suo reinserimento sociale”». «Anche la Cei – evidenzia monsignor Superbo – ritiene che il problema giustizia e carceri non sia ulteriormente rinviabile e che il Parlamento italiano debba farsene carico. Dobbiamo ricordare che nelle carceri vivono uomini e donne che valgono infinitamente di più rispetto alle colpe delle quali possono essersi macchiati».

Sull’intervento dell’alto prelato si è espresso anche il segretario dei radicali lucani, Maurizio Bolognetti, che ha dichiarato che, «se la parola sentirsi in “comunione” ha un significato, io dico che mi sento “in comunione” con monsignor Agostino Superbo». Bolognetti ha voluto anche ringraziare Superbo «per le parole che in questi mesi ha voluto spendere per una lotta tesa ad affermare diritto, diritti, legalità. Grazie per aver in più occasioni affermato che la lotta per l’amnistia, la giustizia e la libertà “rappresenta un fatto che va nella direzione di una possibile e necessaria riconciliazione”». Infine, il leader dei radicali lucani ha affermato che «abbiamo davvero bisogno di riconciliare questo Paese con leggi enunciate e quotidianamente violentate; abbiamo bisogno che Beccaria e Voltaire tornino a vivere; abbiamo bisogno che si interrompa la flagranza di reato contro i diritti umani e la Costituzione. Abbiamo bisogno che ciò a cui sta dando corpo Marco Pannella si traduca in opere e azioni. Abbiamo bisogno di un provvedimento di riforma, di un’amnistia che è “Amnistia per la Repubblica”. Abbiamo bisogno di rimettere sul binario della legalità l’amministrazione della giustizia».

Per avere un quadro completo del dramma-carcere, con tabelle e considerazioni varie, si legga Pianeta Carcere: un sistema vicino al collasso totale di Antonio Antonuccio, apparso in due parti nei numeri 33 e 34 (aprile e maggio 2012) di Excursus: http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcerePartePrima.htm
e http://win.excursus.org/attualità/AntonuccioPianetaCarcereParteSeconda.htm.

Ricordiamo inoltre che il tema dello scandalo carceri in Italia sta da sempre a cuore di LucidaMente. Ce ne siamo occupati in numerose circostanze, a partire dalla pubblicazione di un vero e proprio dossier e di uno spunto satirico del nostro direttore. Abbiamo inoltre più volte ospitato testimonianze di detenuti come Vincenzo Andraous e Mario Trudu. E, soprattutto, dell’ergastolano-scrittore Carmelo Musumeci, il suo tragico appello, un’intervista, un suo intervento-lettera aperta al ministro della Giustizia, l’articolo Sesso e galera. Né abbiamo dimenticato la condizione della polizia penitenziaria, in sofferenza come quella dei detenuti, trattata in Quegli altri uomini dentro le prigioni.

(e.s.)

(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

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