In difesa (laica) di don Corsi

Secondo il nostro lettore la libertà d’espressione va garantita a tutti e ogni questione va affrontata da ogni punto di vista e con equilibrio

Chiarisco subito che sono lontanissimo dal Cattolicesimo. Tuttavia, laicamente, perseguo il dettame di Voltaire, secondo il quale «Non condivido la tua idea, ma darei la vita affinché tu la possa esprimere». Credo anche che l’iniziativa del parroco della Parrocchia di San Terenzo (frazione di Lerici), don Piero Corsi, con l’affissione in chiesa del cosiddetto “volantino shock” sul “femminicidio” sia stata perlomeno inopportuna. Tuttavia, non appare singolare che sacerdoti pedofili o coinvolti in malversazioni finanziarie, ecc. abbiano ricevuto un trattamento meno duro ed eclatante da parte dei propri superiori, per non dire dei media e dell’opinione pubblica, rispetto al parroco della cittadina ligure? Quest’ultimo, invece, è stato costretto a ritirare il “volantino”, è stato redarguito dal proprio vescovo e probabilmente “costretto” a un “periodo di riposo”.

Chiesa di San Terenzo

In sostanza, don Corsi ha soltanto espresso una propria opinione, certo discutibile e sessuofobica, ma legittima come qualunque altra. Forse con un merito (laico): di guardare alla “realtà effettuale” e non alle utopie. Vale a dire al fatto che gli uomini sono sovente aggressivi e spesso le donne vanno a provocare, se non sessualmente, con parole e gesti. Nel “volantino” incriminato, si intende, tra l’altro, compiere un’«analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio». E vi si legge che «una stampa fanatica e deviata attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque, se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza), spesso le responsabilità sono condivise». Riflessioni forse non del tutto peregrine.

Nel servizio on line de la Repubblica.it, don Piero afferma di sentirsi strumentalizzato e chiarisce che «non volevo offendere nessuno ma finiamola con questa ipocrisia. Si sa che il maschio è violento e la donna non deve provocare. […] La mia era soltanto un’opinione, non stavo svolgendo il mio compito leggendo o interpretando il vangelo, invece, come spesso faccio, ho voluto commentare un tema molto discusso in questi tempi. […]. Non ho diritto a esternare il mio pensiero?». Al giornalista che lo incalza risponde che «bisogna leggere tutto il testo che ho scritto dove ho detto che gli uomini violenti vanno puniti eccome, messi in galera, ma il discorso è un altro… […] non sopporto quest’ipocrisia, e poi queste campagne recenti sul femminicidio mi sembrano abbiano nel mirino soltanto l’uomo, che vogliano colpirlo. Ma, invece, guarda caso, nessuno parla della Cina. […] Laggiù migliaia di donne muoiono per gli aborti ma a nessuno interessa, forse per ragioni politiche, invece qui da noi c’è questa insistenza sulle donne vittime senza mai interrogarsi sui comportamenti e sui valori della nostra società».

Manifesto per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Il rischio è quello di arrivare, magari per atavici sensi di colpa e aggressività veterofemminista, a uno squilibrio nella valutazione dei fatti. Come quegli arbitri che, per rimediare a un precedente errore, “compensano” facendone un altro. Un caso per tutti. Quello della francese Alexandra Lange, che nel 2009 ha ucciso il violentissimo marito Marcelo con un coltello penetrato per 13 cm. nel collo della vittima e nello scorso marzo è stata assolta. Da sottolineare che Marcelo era noto anche prima del matrimonio con Alexandra per il suo carattere aggressivo («Mio padre, le persone care, erano dalla mia parte perché conoscevano Marcelo, sapevano che era violento e del resto lui non ha mai cercato di mostrarsi in modo diverso anche all’esterno della famiglia»), come testimoniato anche dalla sua “ex” Sylvie, che «ha spiegato che i quattro anni con lui sono stati un incubo». Evidentemente, però, molte donne sono incoscienti o affascinate da tipi così, se Sylvie è stata con Marcelo quattro anni e Alexandra ha avuto quattro figli da lui (tutti con la violenza o è stata una sua libera scelta, dettata dall’“amore”?). Ovviamente, la Lange ha pensato bene di pubblicare un libro sulla vicenda

Stendiamo infine un velo pietoso – è proprio il caso di dirlo – sulla condizione delle donne nell’Islam. Gli intellettuali occidentali e le femministe, evidentemente, guardano alle pagliuzze, anche se certo fastidiose e da eliminare, piuttosto che alle travi…

Gennaro Esposito – Milano

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(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

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