Euro 150 per sposarsi, 100 per i funerali

Il nostro lettore lamenta le entrate e i privilegi di cui gode la Chiesa cattolica in Italia

All’ingresso della Chiesa parrocchiale di San Bernardino Realino a Lecce è stato affisso il prezzario per fruire di alcuni servizi sacramentali (per la celebrazione del matrimonio: € 150,00; per le esequie: € 100,00; battesimo e seguenti: € 50,00; rilascio certificati: € 5,00).

Dopo il finanziamento pubblico delle chiese da parte dello Stato e degli altri Enti territoriali (8 per mille, 7% annuali oneri urbanizzazione dal Comune et altera, sacerdoti stipendiati negli ospedali, nelle carceri e nelle forze armate, docenti per l’insegnamento del loro credo), qui è previsto una specie di ticket sacramentale. Vige però un regime di monopolio: si è obbligati a servirsi delle parrocchie di appartenenza dei nubendi, salvo dispense con disobbligo. Ci fosse concorrenza, sicuramente prezzi calerebbero. Intanto il numero dei i matrimoni civili (gratuiti) celebrati in Comune hanno finalmente superato il numero di quelli religiosi. Finalmente… tutto matura. Diminuiscono anche gli scolari o studenti che optano per l’ora di religione, specialmente dopo la condanna inflitta dal Tar Veneto a una scuola media di Padova per la mancata messa a disposizione dell’ora alternativa.

All’art. 33 della nostra Costituzione è sancito che per le scuole private (in maggioranza confessionali) non sia previsto alcun onere pubblico, cioè alcun finanziamento. La cremazione, che non è più espressamente vietata, oltre a permettere tanti altri risparmi per i familiari del defunto, elimina la richiesta di “messe in suffragio”. Se il battesimo venisse celebrato in età adulta, come era in origine e come fu sollecitato durante il Concilio Vaticano II, avremmo un rito in meno ed un altro risparmio per le famiglie.

E pensare che lo Stato italiano paga al Vaticano luce, acqua e fogne, assicura a tutte le sue propaggini territoriali, anche se vi sono attivate attività economiche (alloggio, ristoranti, banche, commercio), una scandalosa, irregolare esenzione dell’Ici ieri, ora dell’Imu, già sanzionata dall’Unione europea. Lo Stato, cioè noi contribuenti, si accolla la spesa per tutti i voli del papa con il seguito di invitati e giornalisti. Pensate che serva altro?

Giacomo Grippa

(LucidaMente, anno VIII, n. 85, gennaio 2013)

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