SOTTO I RIFLETTORI|12 febbraio 2013 20:43

Benedetto XVI, colui che il “gran rifiuto” (ri)fece…

Le dimissioni di Ratzinger sono frutto di una scelta penosa e sofferta, che ha conferito alla sua figura ieratica una dimensione più umana

Il papa è uno di noi, è uguale all’ultimo degli uomini, non è Dio in terra: lo dimostra Benedetto XVI, deponendo lo scettro della Chiesa di Roma. È un fatto epocale, che, tuttavia, risulta in linea con la fragilità dell’uomo moderno e il relativismo, tanto aborrito dallo stesso Joseph Ratzinger. Si tratta di un evento che paralizza chi crede ancora nell’assolutismo papale: un’idea che appartiene al passato, come la disputa tra finalismo e determinismo, invenzioni consolatorie che la scienza e la filosofia hanno – forse – definitivamente superato.

37-Benedetto XVIQuanto sta accadendo nella Chiesa è benefico, perché si sta abbattendo il mito che la considerava infallibile, ponendo sempre in prima linea il Vaticano nelle questioni umane più delicate. La ripetizione dogmatica delle formule religiose appare, ormai, una forzatura di fronte ai grandi problemi dell’uomo: il materialismo avrà anche creato confusione, ma ha determinato una ricerca più responsabile del ruolo dell’uomo nel mondo. La Chiesa non è stata capace di intervenire nel processo di modernizzazione della società, non ha saputo svolgere seriamente il proprio impegno etico superiore, limitandosi a raccomandazioni blande e fuori dal tempo. Ci sarebbe, tuttavia, ancora bisogno del suo magistero, perché il mondo laico non sembra affatto maturo per “fare da solo” in tutto e per tutto.

37-Stemma papaleLe dimissioni di Ratzinger non sono una resa, bensì derivano dalla consapevolezza dei problemi interni alla Chiesa. Il “gran rifiuto” è stato senz’altro penoso e sofferto, ma ha conferito alla figura ieratica di Ratzinger una dimensione più umana, mettendone in risalto la debolezza, sia fisica che psichica. Non pare difficile pensare che, dietro questa scelta, ci sia stato il timore di non poter svolgere moralmente il proprio compito con lo stesso impegno precedente. A noi non resta che prendere atto, con rispetto, della sua coraggiosa e umile decisione.

Leggi anche le riflessioni di Roberto Pazzi, sul Quotidiano.net: Una lezione per i politici.

L’immagine: una foto di papa Ratzinger (fonte: http://www.flickr.com; autore: Peter Nguyen); lo stemma di Benedetto XVI (fonte: http://it.wikipedia.org: autore: Piotr Michał Jaworski).

Dario Lodi

(Lucidamente, anno VIII, n. 86, febbraio 2013)

Print Friendly

1 Comment

  • Sono pienamente d’accordo con Lodi, direi anzi che è proprio una lezione di umiltà e di fragilità umane, che ce lo rendono più vicino, meno dogmatico. E quindi il suo passo è potentemente innovativo, è un invito, soprattutto agli altri uomini di chiesa, a non considerarsi depositari di alcuna presunta superiorità. So da persone che l’hanno avvicinato che la lezione di quest’uomo è una grande simpatia, un senso di umana partecipazione, tutto diverso dall’immagine appunto ieratica che, ormai, non regge più. Proprio lui, il papa, ha dimostrato di ‘non essere un uomo di chiesa’, cioè di essere uno come noi e ben incardinato nelle sfide, se ne vede l’impegno pressante e la conseguente necessità che altri, meglio di lui, possa affrontarle.