ATTACCO FRONTALE, IL LABORATORIO|24 febbraio 2013 21:53

«Ogni giorno che resta»

Una poesia di Giorgio Susmel in difesa di una vecchiaia dignitosa, dei suoi valori, della sua ricchezza morale (vedi anche Quel «vecchio che non piace» affatto a Luis Sepúlveda…), contro le mode “chirurgiche” dell’apparire

BOlogna (IT) - Wood fance in a yellow field with treeI segni del mio tempo

C’è chi dice:
«Perché non ti fai togliere

quelle zampe di gallina dagli occhi?».

Io penso:
«Sono i segni della vita mia,
e di quella degli altri,
di quando la mia e le loro

si sono incrociate».

Perché dovrei nascondere
questa ricchezza
che nessuno ha uguale?
Perché dovrei nascondere agli altri
che quello che essi
forse non faranno mai
io l’ho già fatto
insieme a tante persone
che non mi sono più accanto
e dei quali la mia vita

è e sarà sempre testimone?

In me
tutti possono vedere
non solo la vita di adesso,
ma lo sviluppo della vita,
la crescita, l’arricchimento, i valori
e i pezzi di vita di chi
mi ha dedicato il suo tempo

e molto di più.

Tutto questo non va cancellato,
ma rivissuto…
sì, teneramente, nel ricordo,
ma, sopratutto,
riproponendolo nell’attualità
e nei nuovi compagni di strada

di ogni giorno che resta.

C’è chi dice:
«Perché non…..?».

E io rispondo: «No!».

L’immagine: foto di Valerio Agolino (http://www.valerioagolino.com/fotografo/), per gentile concessione dell’autore.

Giorgio Susmel

(LucidaMente, anno VIII, n. 87, marzo 2013)

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