La danza delle donne (Bologna, fino all’1 settembre 2013)

Generi sessuali e identità: “Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea”, una grande collettiva al Mambo

Bologna, Museo d’Arte moderna. La mostra(allestita fino all’1 settembre 2013) Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea è una grande festa di genere. Grazie alla curatrice Uliana Zanetti, vi si possono ammirare numerosi nuclei tematici, 42 artiste, un artista e diversi modi di evidenziare la differenza.

1-mostra femminismo mambo (4)Azione femminista: il metodo come opera d’arte
Questa è una mostra politica. Di avanguardia. Lo staff del Mambo (quasi tutte donne) si appropria della migliore tradizione artistica del nostro Paese, riscopre il femminismo e tenta di cambiare la società. L’occasione è la folta presenza femminile nelle collezioni permanenti del museo. Lo scopo, quello di lottare per l’emancipazione.
Fino agli anni Novanta del secolo scorso, specie in Italia, l’arte femminile è stata considerata espressione di una minoranza sociale e, per questo, condannata all’invisibilità. Quindi, come spiegare l’esplosione degli ultimi decenni, di cui anche le sale del Mambo sono una rappresentazione? La società e il mondo dell’arte si sono fatti più inclusivi? È probabile. Ma un movimento come Se non ora quando? e la discussione attorno al femminicidio denunciano il pervicace sessismo dell’Italia contemporanea.
La mostra rivaluta le pratiche “collettiviste” e separatiste annunciate da Carla Lonzi, critica d’arte femminista, e si ispira, già nel titolo, al suo testo Autoritratto. Infatti, la stessa Zanetti riconosce «il Femminismo non come una ideologia chiusa, ma come un metodo critico permanente». In ragione di ciò, «gli stessi interrogativi, posti in epoche diverse, danno risposte diverse e, nell’attuale contesto culturale italiano, i problemi legati al genere non sono risolti». Uno strumento di lotta contro l’individualismo machista dei nostri tempi è stato identificato, prosegue la curatrice, nel metodo di sviluppo della mostra: «Si tratta di un progetto cresciuto come sforzo dialettico, senza un’idea preconcetta. Abbiamo voluto attivare un ampio riconoscimento reciproco tra donne, confrontandoci, al di là dei diversi ruoli, sui concetti di desiderio e cura, tipici della femminilità».

È una polifonia di confessioni reciproche, di sentimenti, di intimità diverse, ma condivisibili, contra l’egocentrismo inespressivo, violento, inumano del maschio-eroe. Ora, le donne intendono emergere come alterità, far parlare di sé, riempire il mondo delle loro emozioni, significare l’identità sessuale in una molteplicità inclusiva e gioiosa.

1-mostra femminismo mamboMolti temi, ma un solo bersaglio: l’uomo
Il dato subito evidente al visitatore è appunto la possibilità di significare diversamente l’essere donna. Ma i numerosi nuclei tematici si possono ridurre a un contrasto di fondo. L’uomo come soggetto egoista e dominante, la donna come essere altruista e amorevole.
Molte opere indagano il rapporto tra i sessi. La prima è quella della sociologa Maria Teresa Trasforini, che usa le foto delle isteriche della Salpetrière ai tempi di Charcot. Attraverso gli appunti che corredano le diapositive, l’artista denuncia malinconica il rapporto perverso tra i medici, che dovrebbero limitarsi a foto scientifiche, e le pazienti, ridotte a icone sensuali nullificate. Sullo stesso tema insistono i lavori di Silvia Giambrone Pizzo, Teatro anatomico e Collars, nei quali la donna è soggetto debole, annichilito dal matrimonio. E così anche la bella performance di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini Some kind of solitude is measured out in you, you think you know me, but you haven’t got a clue. Per la sua realizzazione, la Mocellin ha raccolto le confessioni delle donne dello staff del Mambo, riducendole a istanza collettiva da scagliare contro il disprezzo solipsista maschile.
Alla partenogenesi individualistica dell’uomo, le donne oppongono un’esistenza diversa, fondata sul riconoscimento delle relazioni umane. Così, la sezione (M)others guarda al rapporto femminile per eccellenza, madre/figlia, nel quale la madre, pur restando tale, non smette di essere other, cioè altra. L’insufficienza dell’esperienza personale e la valorizzazione della continuità tra soggetti è qui rappresentata dall’opera di Anna Maria Maiolino Por um fio. Un autoritratto a tre che la raffigura tra sua madre e sua figlia, nella cui relazione il legame generazionale è agito dal filo-cordone che le unisce.

Infine, il lavoro di Mili Romano, Dea Madre, simulacro di socialità, e quello di Claudia Losi, Dialogo tondo, ampliano il confronto con l’altro da sé secondo modalità estranee alla nostra società virtuale.

Donne, sola igiene del mondo?

A difendere la mostra da possibili critiche strumentali, due opere: Daniela Comani’s top 100 films e Assassine. Nella prima, Daniela Comani interviene su locandine, copertine di dvd, etc. di film fortemente connotati, capovolgendone gli stereotipi di genere. Da “King Kong” a “Queen Kong”. Nella seconda, Liliana Moro, attraverso quattro megafoni, eccede il prototipo materno leggendo le confessioni di altrettante donne assassine.

Mambo, Museo d’Arte moderna di Bologna, via don Minzoni 14. Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte contemporanea italiana. Periodo: 12 maggio-1 settembre. Orari di apertura: martedì, mercoledì e venerdì dalle 12 alle 18; giovedì, sabato, domenica e festivi dalle 12 alle 20; chiuso lunedì. Per informazioni: telefono 051-6496611; fax 051-6496631; e-mail info@mambo-bologna.org.

Giovanni Moriello

(LucidaMente, anno VIII, n. 89, maggio 2013)

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