Non solo fughe di cervelli

Dall’ottavo rapporto della Fondazione Migrantes emerge un aumento dei trasferimenti degli italiani all’estero, che ormai sono quasi 4 milioni e mezzo. Le mete preferite per rincorrere certezze restano in Europa, ma c’è una nuova tendenza a guardare a Oriente

La Fondazione della Conferenza episcopale italiana (Cei) Migrantes, che ogni anno pubblica il Rapporto italiani nel mondo, anticipa i dati salienti sui connazionali emigrati, in attesa di redigere il report completo in autunno, con maggiori informazioni e il coinvolgimento delle istituzioni ecclesiali e civili, del mondo accademico e delle associazioni. Secondo l’ottavo rapporto di Migrantes, aggiornato al 1° gennaio 2013, i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali sono quasi 4 milioni e mezzo, precisamente 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di abitanti del nostro Paese. Rispetto allo scorso anno, si registra un aumento del +3,1%; +5,5% in relazione, invece, a due anni fa.

23-MigrantesDall’Italia, quindi, non solo si emigra ancora, ma sempre di più e si rimpatria meno: nel 2011, ad esempio, il numero degli espatri è stato di 50.057, a fronte di 31.466 rientri. Il profilo del migrante italiano è quello di un individuo di 34 anni, mediamente preparato oppure altamente qualificato, privo di un titolo di studio, ma anche diplomato o laureato. Nel 53,1% dei casi si tratta di uomini, mentre le donne (età media 36 anni e mezzo) sono più propense a rientrare in Italia (51,9%). La Fondazione Migrantes, soprattutto nel particolare momento di crisi che stiamo vivendo, indaga il fenomeno degli espatri tramite lo studio comparativo della mobilità italiana verso l’estero di ieri e di oggi, con uno sguardo alle difficoltà in relazione alle opportunità che un trasferimento oltre confine può offrire.

Il 52% degli italiani registrati all’estero risulta partito dal Sud (quasi 2 milioni e 300 mila), con una prevalenza dalle province siciliane e campane, escludendo Roma, prima in graduatoria con circa 300 mila espatriati; il 32% proviene invece dal Nord, con quasi un milione e mezzo di individui oltre confine, mentre il Centro Italia ne registra “solo” 662 mila, ovvero il 15% del totale. Il rapporto 2013 della fondazione presenta, tra le molte novità, un particolare progetto di ricerca, l’Analisi della migrazione degli italiani in Cina oggi (Amico), volto ad analizzare l’esperienza lavorativa e sociale dei nostri connazionali in Cina, oltre a cercare di capire quali aspetti rendano questo Paese (e l’Asia in generale) una meta particolarmente attraente per l’espatrio.

23-sede migrantesNelle terre asiatiche, infatti, risiedono quasi 45 mila italiani, triplicati rispetto al 2006. Una curiosità: chi si trasferisce in Cina è un “cinese di ritorno”, ovvero un cittadino cinese nato o cresciuto nel Belpaese – dove ha conseguito titoli di studio e acquisito il bilinguismo – e che abbandona l’Europa in recessione optando per la terra di origine. L’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) del Ministero dell’Interno rileva che la maggior parte dei nostri connazionali continua a spostarsi dentro i confini dell’Europa, con una rappresentanza di 2.364.263 unità, il 54,5% del totale; segue il trasferimento in America, con 1.738.831 individui (40,1%) mentre, a distanza, troviamo l’Oceania (136.682, il 3,1%), l’Africa (56.583, l’1,3%) e, appunto, l’Asia (44.797, l’1,0%) che, con un aumento di immigrati italiani del +8,6% negli ultimi due anni, comincia a delinearsi come nuova “terra promessa”. Tuttavia, le comunità italiane numericamente più corpose continuano a essere quella argentina (691.481), quella tedesca (651.852), la svizzera (558.545), la francese (373.145) e la brasiliana (316.699).

Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, invita a leggere questi dati inediti e i relativi lavori di ricerca come inquadramenti di nuove realtà, che fotografano gli emigrati italiani nella loro interezza di individui umani e dignitosi, non solo approssimativi “cervelli in fuga”. Occorre prendere in considerazione la molteplicità di storie, vissuti, condizioni generali di persone e di famiglie italiane che decidono di lasciare l’Italia e che designano, con le loro scelte, estratti di vita significativi del nostro Paese e del mondo d’oggi. Per capire questo, i politici devono potere usufruire di strumenti di lettura chiari, al fine di sviluppare uno sguardo sull’oggi proiettato al domani.

Le immagini: in apertura, da http://www.beppegrillo.it/2012/02/la_nuova_emigrazione.html; il logo e la sede della Fondazione Migrantes, a Roma.

Maria Daniela Zavaroni

(LucidaMente, anno VIII, n. 91, luglio 2013)

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