I travagli di Travaglio

Intervento dell’esponente radicale Maurizio Bolognetti su amnistia, giustizia, carceri… e il cieco giustizialismo del giornalista

Confesso, sì confesso. Dopo aver letto le argomentazioni con le quali Travaglio tenta di negare la necessità di un provvedimento di amnistia e indulto che, gioverà ripeterlo, abbiamo definito di “Amnistia per la Repubblica”, mi è venuto in mente il dialogo tra strega e inquisitore che prende corpo nel bellissimo brano di Ivano Fossati Lunario di Settembre: «Ma non vale niente che io faccia che resista o che cada; tu non capisci è questo il grande lutto che oscura le mie vesti…».

8-TravaglioIn una Italia quotidianamente bombardata da una pioggia torrenziale di Tg trasformati in gazzettini di cronaca nera, il buon Robespierre Travaglio ha gioco facile a sventolare la sua ghigliottina, potendo godere del fatto che le ragioni di coloro che ripetono come un mantra “Diritto, Giustizia, Amnistia e Libertà” siano opportunamente segregate. Se non ci fosse da piangere, si potrebbe anche sorridere delle travagliate sull’amnistia. Pensate, colui che qualcuno osa definire erede di Indro Montanelli arriva ad ipotizzare l’esistenza di un complotto finalizzato a far ottenere l’amnistia a Silvio Berlusconi. E del complotto, organizzato da una sorta di Spectre, ovviamente farebbero parte la Corte europea dei diritti dell’uomo, le associazioni che ben conoscono le nostre patrie galere, i sindacati di Polizia penitenziaria e magari i direttori del Sidipe.

Al buon Travaglio, accecato dall’odio antiberlusconiano, poco importa che l’Italia venga condannata da 30 anni per la non ragionevole durata dei processi e per carceri assurte a luogo di tortura senza torturatori. Al diavolo tutto: c’è da mettere in galera Silvio, magari a pane e acqua e da comminargli come pena aggiunta sei mesi di isolamento, con la trasmissione a ciclo continuo dei travaglieschi predicozzi. Potremmo certo discutere di decarcerizzazione, depenalizzazione, della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi, anche se a dire il vero faccio fatica a ricordare interventi di Travaglio su quest’ultima legge e sui danni che essa ha prodotto. Si potrebbe, certo che si potrebbe discuterne, ma ahimè il dibattito è negato.

3-12 referendum radicali[1]Così come è negato a Marco Pannella, a Rita Bernardini, ai radicali il poter spiegare cosa intendono quando affermano che occorre un provvedimento di amnistia, di Amnistia per uno Stato che viene condannato da ben prima che Silvio Berlusconi entrasse in politica. Quello stesso Stato dipinto in un film denuncia intitolato Detenuto in attesa di giudizio. Coraggio, Marco, non dirmi che non ti ricordi la faccia di Alberto Sordi? Chissà se tra i travagli di Travaglio ci sia mai stato spazio per la questione della carcerazione preventiva e del suo abuso. Siamo noi, caro Travaglio, che da 30 anni e più avvertiamo che saremmo andati a sbattere.

Siamo noi quelli che raccontano dell’amnistia clandestina e a volte di classe chiamata prescrizione. Peccato che tu e quelli come te preferiate non ascoltare. Perché, caro Travaglio, se qualcuno avesse ascoltato e recepito le proposte radicali in materia di giustizia, se qualcuno non avesse tradito la volontà popolare che voleva la responsabilità civile dei magistrati o se qualcuno avesse ascoltato Giovanni Falcone, che si espresse a favore della separazione delle carriere, forse non saremmo arrivati alla necessità di invocare un provvedimento di amnistia, che è allo stato attuale irrinunciabile provvedimento riformatore, l’unico in grado di rimettere sul binario del rispetto della legalità costituzionale e internazionale questo paese.

130-Bolognetti BernardiniSignor censore, signor Travaglio, mi chiedo se lei abbia mai visitato anche solo una piccola parte delle galere visitate da Rita Bernardini e dai radicali. Mi chiedo se lei abbia mai prestato orecchio all’ascolto della voce della “comunità penitenziaria”, degli agenti, dei direttori, dei detenuti. Mi chiedo, signor censore, se lei abbia mai letto la lettera straordinaria –nell’ordinarietà di articoli dozzinali fatti con il taglio del “dagli al mostro Silvio” – la lettera di Enrico Sbriglia e dei direttori del Sidipe. A volte l’odio acceca e impedisce di essere lucidi e di vedere ciò che si ha sotto gli occhi. Signor censore, provi a liberarsene. Vedrà che starà meglio.

Signor censore, hai scritto che da oltre trent’anni questo Stato canaglia e criminale ha fatto incancrenire un sistema per poter al momento giusto dare l’amnistia a Berlusconi. Caro censore, caro Travaglio, apri gli occhi e prova a sfogliare un documento radicale intitolato La Peste Italiana; documento rimasto clandestino grazie a te e a quelli come te. Magari, leggendolo, finisce che capisci perché la strage di legalità ha per inevitabile corollario la strage di popoli. Magari capisci che occorre che il nostro Stato torni a rispettare la sua propria legalità. C’è anche chi non vive per fare cose pro o contro Silvio Berlusconi, ma prova a stare al merito. C’è chi non crea fantasmi e mostri, pur sapendo quanto la “banalità del male” incomba dietro l’angolo, ma è impegnato a proporre riforme con quesiti referendari un tempo detti “Referendum Tortora”.

Le immagini: Marco Travaglio; logo dei 12 referendum radicali; Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti.

Maurizio Bolognetti – segretario dei radicali lucani e membro della Direzione dei radicali italiani

(LucidaMente, anno VIII, n. 91, luglio 2013)

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5 Comments

  • Evviva! fate un bel referendum che renda impronunciabile ogni accusa al cancro berlusconiano… Il problema è Travaglio e quei giudici che si ostinano ancora a denunciare e condannare le tante forme che stanno rendendo l’Italia una metastasi non superabile… Evviva voi, ale sinistre e destre dell’esercito al servizio di B in marcia vittoriosa contro chiunque voglia ancora ostinarsi a difendere valori minimi morali e civili. Ma grazie di rivelarvi per quello che siete.

    • Gentilissimo Adam, grazie di averci scritto. Ma sono costretto a chiarire che le opinioni espresse dall’esponente radicale Bolognetti sono all’interno di un suo personalissimo intervento esterno alla redazione della nostra rivista, che può/non può condividerle. Resta il fatto che non riteniamo sia corretto arruolare nell’esercito di B tutti coloro che hanno a cuore lo stato di diritto. Il “cancro berlusconiano”, come dice lei, è cresciuto con la responsabilità di tutti, a cominciare dai cittadini italiani per finire con il Pd.

  • Temo che il buon Bolognetti confonda capre e cavoli. Travaglio non è sicuramente un santo, ma Berlusconi lo è certamente ancora meno e così buona parte del PDL. Ergo la manfrina berlusconiana continua perchè la parte molle del Paese ha a cuore i suoi meschini interessi.
    I radicali hanno il vizio di guardare la luna e non il dito. La loro energia è preziosa quando non viene dispersa. Non si può, infine, paragonare Travaglio a Montanelli: il secondo alzava fiero la testa, ma non sempre la schiena. Era pur sempre un emissario del sistema, vuoi girato a destra, vuoi girato a sinistra. Montanelli ha attraversato tutto l’arco costituzionale. Fu buttato fuori dal Corriere e ritornò (bella coerenza). Almeno Travaglio paga di persona.

  • Non sono d’accordo, se non in piccola parte, con la risposta di Rino Tripodi ad Adam. I radicali hanno indubbi meriti nel sollevare grandi questioni civili, come le memorabili battaglie per il divorzio e l’aborto sanitario, e anche la gravissima e intollerabile questione carceraria, anche se non sono sicuro che un’amnistia generalizzata possa risolvere il problema (penso agli effetti non sempre positivi dell’ultimo indulto). Ma su altre situazioni i radicali hanno colpe politiche gravissime come l’obiettiva solidarietà con Berlusconi e il berlusconismo (basti pensare alle prese di posizione ‘di destra’ della pattuglia radicale generosamente ospitata dal PD nella precedente legislatura. Quindi starei molto attento a parlare del berlusconismo con un’aria di neutralità come fanno loro.