Il lager (dimenticato) delle Caserme Rosse di Bologna

Carabinieri, antifascisti, partigiani, rastrellati in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche. L’azione di due eroi: don Giulio Salmi e il medico calabrese Antonino De Biase

Pochi sanno che in piena Bologna, durante la Seconda guerra mondiale, era attivo un lager nazista di prigionia e poi di “smistamento” di carabinieri, resistenti, ebrei e altri uomini “sgraditi” alla Germania hitleriana e agli asserviti fascisti italiani.

caserme rosse (4)Il luogo è le Caserme Rosse di via Corticella 147. È grazie ad Armando Sarti, segretario del Comitato democratico e antifascista della Bolognina e del Navile di Bologna, che oggi se ne sa qualcosa. Attraverso le ricerche storiche, ma soprattutto grazie ai contributi dei testimoni diretti, è stato possibile ricostruire la storia dimenticata di questo campo, fino alle indagini sulle ipotesi di esecuzioni di massa (si parla di 270 fucilati presso il poligono di tiro) e fosse comuni. L’area di via Corticella 147 era adibita a Caserma allievi ufficiali dell’Esercito italiano. Il giorno dopo l’8 settembre 1943, essa viene occupata dai tedeschi e trasformata in un campo di concentramento e di smistamento, dapprima dei militari italiani arrestati e poi dei civili rastrellati in varie regioni.

Particolarmente significativa è la vicenda dei carabinieri (in tutto furono circa 2.000) che, rifiutatisi di collaborare coi nazifascisti (in particolare, di rastrellare gli ebrei italiani residenti a Roma), il 7 ottobre 1943 furono trasferiti dalla Capitale per essere poi deportati in Germania. Come il “no” di tutti i soldati italiani alla collaborazione con l’occupante, si tratta dei primi atti della Resistenza e del recupero della dignità della Patria, pagati quasi sempre molto duramente (vedi, in questo stesso numero di LM MAGAZINE dedicato alla “Memoria”, «Fui catturato dai tedeschi, trasportato in Germania e in­ternato…»).

salmiOltre ai carabinieri, furono almeno altri 35.000 i rastrellati civili (tra oppositori, partigiani, ebrei, ma anche preti cattolici), provenienti, oltre che dall’Emilia-Romagna, da Toscana, Umbria, Marche, che “passarono” dalle Caserme Rosse. Un inferno di privazioni, sevizie, esecuzioni sommarie, soprattutto dei militari che tentavano la fuga, in ottemperanza al proprio onore di soldati. Il tutto durerà fino al 12 ottobre 1944, quando il campo cessò la propria attività in seguito a un bombardamento aereo alleato. Nel buio che avvolgeva i deportati, poche luci, ma intense. Quella della “Pro rastrellati” (Pro-Ra), delle donne della Bolognina, che cucivano abiti (affinché i militari italiani potessero fare a meno della propria divisa e quindi sfuggire ai nazifascisti) e si privavano del necessario per aiutare i prigionieri, e, in particolare di due uomini. Uno era un prete cattolico: Giulio Salmi (Farneto di San Lazzaro di Savena, 1920 – Bologna, 2006).

Don Giulio era stato ordinato sacerdote pochi mesi prima, il 18 dicembre 1943, a 23 anni. Coadiuvato da alcune suore, presterà servizio presso il lager dal febbraio 1944 al 9 ottobre dello stesso anno, quando, per aver favorito la fuga di alcuni prigionieri, fu gettato a calci dalle SS fuori dai cancelli. L’altro era un medico. E la sua storia è ancora meno nota quanto più particolare. Il suo nome era Antonio De Biase, detto Antonino; “Delfini” il suo “nome di battaglia” di militante nel Partito d’Azione, che, con le proprie brigate denominate Giustizia e Libertà, fu uno dei gruppi partigiani antifascisti più attivi durante la Resistenza. A lui LucidaMente ha dedicato, in questo stesso numero di LM MAGAZINE, a firma del direttore Rino Tripodi, il servizio Il medico calabrese che salvava i partigiani ingannando i nazisti.

Sulla tragica vicenda delle Caserme rosse, è stato girato un documentario di 53 minuti Caserme Rosse. Il lager di Bologna (di Danilo Caracciolo e Roberto Montanari, 2009): vedi il trailer su LucidaMente: Il campo di concentramento sotto le Due Torri.

Le immagini: foto vecchie e nuove delle Caserme Rosse e raffigurazione di don Salmi.

Maria Daniela Zavaroni

(LM MAGAZINE n. 28, 20 gennaio 2014, supplemento a LucidaMente, anno IX, n. 97, gennaio 2014)

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