“Trame” contro ’ndrangheta, mafia, camorra

Si è concluso a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, il Festival dei libri sulle mafie: magistrati, editori e giornalisti a confronto sulla lotta alla criminalità organizzata

Per cinque giorni Lamezia Terme è stata una città contro le mafie grazie a Trame, il Festival dei libri sulle mafie, voluto dal presidente onorario della Federazione nazionale associazioni antiracket e assessore alla Cultura del Comune della cittadina calabrese, Tano Grasso, e diretto dal giornalista Lirio Abbate, inviato de L’espresso, in collaborazione con l’Associazione antiracket Lamezia. L’evento è stato realizzato con il patrocinio dell’Associazione italiana editori, sotto gli auspici del Centro per il libro e la lettura.

Le giornate sono state articolate in modo tale da trattare diversi temi legati alla criminalità organizzata, attraverso interviste fatte da noti giornalisti agli autori di cinquantaquattro libri che trattano di mafia, di camorra, di ’ndrangheta e dei metodi per contrastarle, di potere criminale, ma anche di terre profanate, di droga, di omicidi di stampo mafioso, dell’influenza delle mafie sull’economia locale, degli interessi celati dietro la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, di storie di persone che hanno resistito e resistono alla cultura mafiosa.

Le case editrici coinvolte – Non potendo citare tutti gli autori, ricordiamo le case editrici dei volumi oggetto d’interesse di queste giornate lametine: Abramo, Add, Aliberti, Alegre, Aracne, Bompiani, Bur, Città del Sole, Castelvecchi, Chiarelettere, Dalai, Di Girolamo, Donzelli, Editori Riuniti, Edizioni ambiente, Einaudi, Feltrinelli, il Mulino, Il Saggiatore, L’Ancora del Mediterraneo, La Luna, Laterza, Mondadori, Mesogea, Navarra, Nuovi equilibri, Officinae Ecs, Officina Trinacria, Pellegrini, Rizzoli, Sperling & Kupfer, Rubbettino, Melampo, Pironti, University Press, Verdenero.

Lo svolgersi degli eventi – Tre i luoghi della città scelti per il dipanarsi degli eventi: Palazzo Panariti, il cortile di Palazzo Nicotera e la piazza di San Domenico. Gli organizzatori si sono dichiarati soddisfatti per la numerosa presenza di pubblico. Cinque giorni di incontri, che, da mezzogiorno del 22 giugno fino a oltre la mezzanotte di domenica 26 giugno, hanno visto la presenza di molte personalità impegnate nel settore dell’antimafia, di editori e autori di libri su ’ndrangheta, camorra e mafia. La folta presenza di pubblico ha decretato il successo di questo festival: ciò è significativo, perché, come ha scritto Grasso, ideatore dell’evento, «la politica culturale di un comune in Calabria non può che essere il terreno su cui costruire concrete iniziative di contrasto. […] La cultura deve diventare lo strumento più potente contro l’omertà e quella mentalità che da decenni assicura consenso e sostegno alle mafie del nostro Paese».

Tanti i magistrati intervenuti – Tra i magistrati presenti, ricordiamo Antonello Ardituro, Giuseppe Borrelli, Gian Carlo Caselli, Raffaele Cantone, Maurizio De  Lucia, Gianfranco Donadio, Nicola Gratteri, Antonio Ingroia, Piero Grasso, Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Franco Roberti, Roberto Scarpinato. Ma sono stati tantissimi gli ospiti intervistati in questi giorni da validi giornalisti, un cocktail in tutte le salse e per tutti i gusti, che fino a notte inoltrata ha deliziato tanti ascoltatori, compresi forse anche… i vari capomafia e ’ndranghetisti locali, che molto probabilmente avranno ascoltato, magari divertiti, quanto hanno avuto da dire, sul loro conto, coloro che si battono contro un sistema che ormai si ritiene intoccabile! Nel pomeriggio di venerdì 24, in piazza San Domenico, Gratteri, magistrato della Direzione distrettuale antimafia sotto scorta da anni per il suo impegno professionale contro la ’ndrangheta, ha spiegato che: «Essere ’ndranghetisti è una religione, un credo. Chi è battezzato nella ’ndrangheta entra in essa e ne esce soltanto con la morte». Sui pentiti il noto magistrato ha osservato: «Solo due capi locali si sono pentiti: Franco Pino di Cosenza e Filippo Barreca di una frazione di Reggio Calabria; ma si tratta di ’ndrangheta di serie C. Nessun collaboratore di giustizia si annovera tra i Pelle, i Piromalli, i De Stefano, i Condello, che chiamiamo ’ndrangheta di serie A. Non dirò mai che stiamo sconfiggendo la mafia».

Azioni positive e pericoli da evitare per il contrasto alle mafie Gratteri ha citato tre azioni positive di questo governo: il decreto sicurezza, che ha abolito il patteggiamento della pena in appello, il sequestro di beni anche agli eredi dei mafiosi, il rendere fruibili i beni confiscati alla mafia per associazioni di volontariato. Tra le cose invece da evitare assolutamente, secondo il magistrato, «che la polizia giudiziaria dipenda dal pubblico ministero», in quanto «oggi, se si sospetta un reato, la polizia giudiziaria, anche nel dubbio, ha l’obbligo di contattare subito il magistrato di turno: guai se questo obbligo venisse meno o si perdesse del tempo nella comunicazione del sospetto reato!». Da evitare anche l’impedimento delle intercettazioni telefoniche, fondamentali per eventuali indagini. Infatti, secondo Gratteri, «se un collaboratore di giustizia accusa persone innocenti, con le intercettazioni possiamo verificarlo».

È più facile contrastare il terrorismo che non la mafia La ’ndrangheta è difficile da sradicare, ma lo è anche la mafia in Sicilia. A parlarne, venerdì sera sempre in piazza San Domenico, il giudice Caselli, procuratore presso il tribunale di Palermo dal 1993 al 1999 ed oggi capo della Procura di Torino, che ha detto: «Il terrorismo è stato eliminato: non si può dire la stessa cosa della mafia. Causa di ciò l’intreccio tra mafia, politica, istituzioni e una certa informazione». Caso emblematico: il processo contro Andreotti, gestito anche dai mass media in modo tale da far passare il noto politico per innocente e perseguitato, mentre in verità egli ha commesso un reato, poi caduto in prescrizione. Secondo Caselli, Giovanni Falcone sapeva benissimo che, essendo la mafia un’associazione segreta, può essere sconfitta solo dal suo interno, da chi ne conosce i segreti, dunque dai pentiti di mafia, ma solo dopo la strage di Capaci, in cui Falcone perse la vita, venne realizzata quella legge sui pentiti di mafia che egli chiedeva da sempre (anche se le affermazioni dei collaboratori di giustizia non vanno mai sposate, ma sempre riscontrate). Secondo Caselli, dunque, «tante sono le leggi che ci possono aiutare nel contrasto alla mafia, ma ho il sospetto che non si voglia far luce su molti omicidi di stampo mafioso, perché si vuole evitare che emergano nomi di personaggi collusi. Un intreccio tra mafia, politica e istituzioni a causa del quale l’abbattimento della mafia risulta più difficile di quello del terrorismo».

L’immagine: l’incontro col magistrato Nicola Gratteri; alle sue spalle il logo di Trame, il Festival dei libri sulle mafie.

Dora Anna Rocca
(LucidaMente, anno VI, n. 67, luglio 2011)

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