L’ecologia semplice delle “panchine ad acqua”

Le “Water Bench” sono l’ultima frontiera del design sostenibile. Esse permettono di conservare la pioggia per poi riutilizzarla per l’irrigazione: un’efficace risposta alla siccità e alla scarsità di risorse idriche

Funzionalità, rispetto ambientale e design si incontrano per la prima volta in un progetto semplice e geniale: nient’altro – si fa per dire – che poltrone progettate per raccogliere la pioggia. Le Water Bench sono un’idea della società di architetti Mars, con sede a Shangai e promossa dai laboratori Bmw e Guggenheim Lab.

5-Panchine ad acquaRealizzate in gran parte con polietilene riciclato e ispirate alla linea dei divani Chesterfield, le panche fatte di acqua piovana rispondono a esigenze di estetica ma soprattutto di ecosostenibilità. Simili a divanetti in pelle, esse sono dotate di speciali bottoni che nascondono valvole in grado di aprirsi e di assorbire la pioggia. Gli ideatori hanno spiegato che la poltrona, anche se collocata all’aperto, si mantiene sempre perfettamente asciutta: le sue particolari scanalature e cuciture, infatti, guidano l’acqua, che può essere incanalata all’interno dellastessa panchina oppure in alcuni serbatoi a essa collegati e posti nel sottosuolo. È infine munita di una pompa, una specie di tubo simile a quelli che si usano per annaffiare il giardino, pronta per l’irrigazione.

La Water Bench, da semplice poltrona green, si trasforma così in una preziosa riserva d’acqua che viene conservata in attesa di essere impiegata successivamente, soprattutto durante i periodi di siccità, per irrigare campi e orti. Questa innovazione è stata infatti pensata, in particolare, per quei Paesi dove alluvioni e fenomeni monsonici si alternano a lunghi periodi secchi: non a caso le prime Water Bench sono state installate la scorsa estate – quindi durante la stagione delle piogge – in una decina di parchi di Mumbai, in India, rivelandosi un vero successo.

5-Panchine IndiaSono state progettate tre diverse tipologie di panchine, a seconda del terreno e del fabbisogno idrico ai quali si riferiscono. La versione più completa e capiente è costituita da due sedili, uno più in superficie e uno infossato nel terreno. Questo modello è in grado di recepire fino a 1.800 litri d’acqua, a condizione che si scavi una buca profonda un metro per accogliere la seconda panchina. L’altra tipologia di Water Bench può contenere, invece, fino a 500 litri e va ancorata al suolo, mentre il terzo prototipo, di uguale portata, può semplicemente essere appoggiato a terra, risultando dunque ideale per i marciapiedi o i lati di strade e vialetti.

Tuttavia, qualsiasi sia la sua forma, la poltrona è stata pensata prima di tutto per favorire una sostenibilità “leggera” e amica dell’uomo: è in grado di ospitare un considerevole numero di persone, di rendere i parchi e gli spazi pubblici indipendenti dai rifornimenti d’acqua distrettuali e di favorire l’interazione sociale. Ecco, allora, un segnale incoraggiante in piena crisi e una possibile risposta ai problemi che riguardano più da vicino anche il nostro Paese: da un lato le difficoltà di approvvigionamento idrico, minacciato dall’inquinamento e dalla crescente industrializzazione, dall’altro le cosiddette “bombe d’acqua”, piogge troppo abbondanti concentrate in breve tempo e aggravate dalla pessima condizione del manto stradale.

Le immagini: foto di Water Bench.

Antonella Colella

(LucidaMente, anno IX, n. 100, aprile 2014)

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