Non intitolare ad Abbado…

Le opinioni di un nostro lettore sulla dedica del Teatro comunale di Ferrara al grande direttore d’orchestra

Mentre un molteplice coro di voci (fatta eccezione per Roberto Pazzi, Giuseppe Sateriale e Vittorio Sgarbi) plaude alla proposta (già realizzata) di intitolare a Claudio Abbado il Teatro comunale di Ferrara, io desidero manifestare il mio aperto dissenso.

2-Claudio_Abbado_-_L'Aquila_-_2012_-_2[1]Innanzi tutto vorrei ricordare che, mentre Amnesty International condannava ripetutamente il regime cubano per violazione dei diritti umani, il “maestro” (già noto per aver orchestrato, in Cina, un’opera della moglie di Mao Tse-tung…) elogiava apertamente Fidel Castro, esprimendo apertamente la sua sconfinata ammirazione per il “lider maximo”, senza degnare di attenzione gli oppositori di Fidel che marcivano nelle carceri cubane per aver osato manifestare il proprio dissenso nei confronti del castrismo. Inoltre Abbado ebbe un controverso rapporto con il fisco… Dato che l’intitolazione di una via o di un edificio sono un riconoscimento della collettività a qualcuno che è stato di esempio per i cittadini, è giusto intitolare il Teatro comunale di Ferrara a qualcuno che ha avuto un atteggiamento ideologico e osannante nei confronti di un regime dittatoriale reo di aver violato i diritti umani?

Come fa il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni a dire che Abbado fu un «grande italiano»? Non basta essere grandi maestri di musica. Occorre, ancor prima, essere maestri nell’affermare la libertà e la democrazia schierandosi dalla parte degli oppressi invece di applaudire regimi che violano senza ritegno i diritti umani, facendosi beffe di Amnesty International e delle altre istituzioni internazionali.

Le immagini: in apertura, interno del teatro ferrarese; Claudio Abbado (fonte: presidenza della Repubblica).

Giorgio Fabbri

(LucidaMente, anno IX, n. 100, aprile 2014)

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7 Comments

  • Utilizzando un qualsiasi motore di ricerca digitate: Abbado fisco. Ne leggerete delle belle!

  • Una piccola domanda: se Abbado, anzichè osannare il regime di Castro avesse tenuto un concerto in onore di Pinochet, dichiarando la sua ammirazione per il dittatore cileno, il sindaco Tagliani avrebbe egualmente proposto l’intitolazione al “maestro” del Teatro Comunale?
    La risposta la conosciamo tutti. E allora non facciamo finta di vivere su Marte. Un uomo si giudica anche dalle scelte che compie in tema di diritti umani. E non bastano la bravura, la capacità tecnica e l’eccellenza artistica per fare grande un uomo e proprlo a modello per la cittadinanza, premiandolo con l’intitolazione del teatro più importante della città di Ferrara.
    Luisa Facchini

  • Caro Direttore,
    Riccardo Muti nel 2011 fece una dichiarazione al veleno contro i “colleghi evasori”, che “sputano sull’Italia e prendono la residenza all’estero”. Muti non fece nomi, ma secondo Lei a chi si riferiva?
    Marco Bergamini

    • Gentilissimo Bergamini, grazie per avere postato.
      Non posso risponderle che con l’ironia. Muti si riferiva a Herbert von Karajan?

  • Qualcuno dice che Abbado è stato grande come uomo, come direttore d’orchestra e come maestro.
    Sono d’accordo che sia stato un grande come direttore d’orchestra e come maestro (di musica,ma non di vita).
    Quanto alla grandezza come uomo…
    Faccio un esempio. Si potrebbe riterrebbe grande – come uomo – un ipotetico maestro che si fosse esibito dinanzi a Stalin, omaggiandolo servilmente mentre Soljenitzin e tanti altri languivano nei gulag?
    O si intitolerebbe un museo del cinema a Leni Riefensthal?
    Non è la capacità tecnica o l’eccellenza artistica che fa grande un uomo.
    Anche Maradona è stato un grande calciatore. Ma come uomo chi lo definirebbe un grande?
    Marco Bergamini

  • Alle prossime elezioni non darò più il mio voto all’Avv. Tagliani, sindaco uscente di Ferrara che si ricandida (come invece avevo fatto in precedenza). Perché? Perché non mi è piaciuto affatto il suo comportamento in occasione dell’intitolazione ad Abbado del Teatro Comunale.

    Mi spiego meglio. Vari personaggi ferraresi di primo piano hanno espresso la loro contrarietà all’idea del sindaco e della giunta di voler intitolare il teatro al maestro. Fra essi cito Roberto Pazzi, Vittorio Sgarbi e l’ex-sindaco Giuseppe Sateriale.
    Pazzi, in particolare, ha fatto presente che esistono teatri intitolati a grandi compositori, non ad esecutori di opere altrui.
    D’altronde, chi intitolerebbe un premio letterario ad un traduttore anziché ad un poeta?
    Molti cittadini, poi, hanno scritto per manifestare il loro dissenso o la loro perplessità.
    Da ultimo, molti fra i presenti hanno vigorosamente applaudito Vittorio Sgarbi allorché quest’ultimo, parlando durante la presentazione del libro di suo padre, ha ricordato la sua netta contrarietà all’iniziativa.
    Ciò che mi ha disturbato, per non dire offeso, non è stata l’idea di intitolare il Teatro Comunale di Ferrara a un personaggio come Abbado, ma il comportamento protervo e arrogante del sindaco che, chiuso nella sua torre d’avorio, è andato avanti come un mezzo cingolato senza neppure replicare ai dissenzienti, come se fossero insignificanti e molesti insetti da non tenere in alcuna considerazione.
    Un minimo di educazione civica e di sensibilità democratica avrebbero dovuto spingere il signor sindaco ad entrare nel merito, spiegando ai cittadini perché le riserve e le critiche di Pazzi, Sgarbi e Sateriale e degli altri cittadini gli parevano infondate.
    E invece ha fatto spallucce, ha detto fra sé e sé “chi se ne frega” (come se fosse il podestà e non il sindaco) ed è andato avanti come un panzer per la sua strada.
    No, caro Avv. Tagliani, non si fa così, dimostrando scarsa urbanità, scarso senso civico, e scarsissima disponibilità al confronto pubblico e democratico. Per tal motivo, per quanto poco le possa interessare, non avrà più il mio voto.
    Daniele Morini

  • Le scelte che coinvolgono un’intera comunità debbono essere condivise o almeno risultare il frutto di un ampio dibattito.
    Le decisioni calate dall’alto o decise nelle “segrete stanze” sono quanto di meno democratico ci possa essere, perché, di fatto, vengono imposte alla cittadinanza che non ha modo di esprimere il proprio dissenso ma deve soltanto applaudire il potente di turno espresso dalla “casta” immortale.