I 5 referendum della Lega Nord

No a leggi Fornero, Merlin, Mancino, prefetti e concorsi con immigrati

Permettere ai lavoratori di andare in pensione prima dei 70 anni di età e ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. Regolarizzare e tassare la prostituzione. Non permettere agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici. Eliminare del tutto il reato d’opinione. Abolire le prefetture.

salviniQuesti i temi sui quali la Lega Nord, rivitalizzata dal nuovo segretario Matteo Salvini e dall’ondata antieuropeista, sta raccogliendo le firme per giungere all’obiettivo di andare a votare su cinque referendum abrogativi (vedi sito dedicato). Sono argomenti sui quali è facile pensare che verranno raccolte moltissime adesioni da parte dei cittadini di ogni parte politica. Sia perché le tematiche proposte possono interessare elettori di destra, di centro o di sinistra. Ma anche perché sono proprio i partiti al governo che non sembrano più in grado di raccogliere le istanze e i “mal di pancia” degli italiani. Vediamo un po’ più nel dettaglio gli argomenti trattati.

Il primo quesito referendario tende a cancellare la famigerata “Riforma Fornero”, che – oltre ad aver creato gli esodati – impedisce di fatto ai lavoratori (anche quelli impegnati in attività usuranti) di andare in pensione a un’età dignitosa e, al contempo, il turn over con le giovani generazioni. Sulla prostituzione si può essere d’accordo o meno (vedi Prostituzione senza moralismi bigotti), ma non si può impedire alle sex workers di esercitare liberamente una professione che garantisce lauti guadagni, né ai fruitori di pagare per determinate prestazioni. Da tassare. Nelle intenzioni dei promotori abolire l’arcaica Legge Merlin del 1958 (vedi L’altra faccia della prostituzione) consentirebbe di regolarizzare e controllare la prostituzione e, al contempo, di contrastare la criminalità degli sfruttatori e allo stato di ricavare entrate fiscali per circa 4 miliardi di euro all’anno. Ciò che avviene nei Paesi più civili d’Europa, quali Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svizzera.

referendum LEGALa terza proposta referendaria intende impedire agli immigrati di partecipare ai concorsi pubblici (sanità, enti, scuola, ecc.). La motivazione è, in questo caso, quella di aiutare a far trovare qualche posto di lavoro in più ai milioni di disoccupati italiani. La Legge Mancino (1993) punisce le opinioni che abbiano caratteri discriminatori sul piano razziale, etnico o religioso. In realtà, secondo i promotori, tale norma impedisce la libertà d’espressione al di fuori dal “politically correct”, quindi va soppressa. Infine, si chiede l’abrogazione della vecchia istituzione delle prefetture (risalenti a Napoleone), simbolo del potere centrale. Eliminare i prefetti significa risparmio e nulla si toglierebbe al funzionamento statale, visto che i loro compiti verrebbero ridistribuiti a questure ed enti locali.

La nostra posizione. Com’è noto, LucidaMente ha appoggiato convintamente gli ultimi referendum “radicali” (vedi Referendum: per uno stato di diritto e una “giustizia giusta”), che purtroppo non hanno raggiunto il numero di firme necessario, ma anche la consultazione comunale bolognese sui finanziamenti alle scuole private (vedi VITTORIA!), poi del tutto non considerata dall’amministrazione municipale felsinea a guida Partito democratico, visto il risultato a lei sgradito. Proprio tali “episodi” ci fanno pensare che in Italia sia in atto una strisciante involuzione antidemocratica; quindi ben venga qualunque iniziativa che consenta ai cittadini di esprimersi. E il referendum è il più importante strumento di democrazia diretta. Nel merito, possiamo affermare tranquillamente di appoggiare convintamente quasi tutte le proposte referendarie. In ogni caso, firmiamole tutte affinché le persone possano dire la propria. Ormai, capita così di rado che possano o vogliano farlo.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno IX, n. 100, aprile 2014)

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2 Comments

  • Questi referendum sono tutti molto importanti, ma quello per abolire l’abominio della legge Mancino è semplicemente fantastico: un colpo al cuore del sistema di potere mondialista! Se quella legge infame sarà soppressa voglio proprio vedere quali argomentazioni si inventeranno i sostenitori della società multicriminale…

  • Gli argomenti di cui si chiede la verifica referendaria in termini abrogativi, in sé e per sé, sono condivisibili ed è augurabile che raccolgano il numero di adesioni legalmente necessario.
    Tuttavia, il punto è un altro e di ben altro spessore.
    Il referendum è, per sua natura, abrogativo e, quindi, conservativo dell’ordine precedente.
    Inoltre, esso non può mai indurre un assetto che sia contrario ai (perversi) valori che sono contenuti nella prima parte del testo costituzionale, non può mai impedire al Parlamento di legiferare in modo ad essi conforme.
    Infine, il referendum, così come disciplinato (art. 75 Cost.), non è uno strumento di democraticità, essendo concesso al solo fine di meglio consentire l’attuazione del testo costituzionale stesso.
    Con il referendum non si va da nessuna parte, non è, e non può essere, uno strumento di governo.
    Più significativa è, se mai, la previsione della iniziativa legislativa da parte del “popolo” (art. 71.II, Cost.) che, però, non vincola il Parlamento.
    Neppure, è praticabile il separatismo che, poi, altro non è se non un’applicazione estrema del cattolicissimo art. 5 della vigente Costituzione. Questo fenomeno fu puntualmente previsto dalla illuminata minoranza che si oppose alla approvazione di una Costituzione clerical-comunista: “le autonomie come sono state concepite non solo portano al disordine interno, alla dissipazione, al rovesciamento di ogni ordine finanziario, ma a volte portano necessariamente alla divisione politica e, o prima o dopo, al separatismo” (1704).
    Si deve tornare a questa minoranza il cui solo torto è stato di avere avuto compiutamente ragione, si deve dar luogo, nel rispetto dell’art. 138 Cost., ad una nuova Costituzione che, finalmente, ponga lo Stato in funzione del cittadino, invertendo l’attuale rapporto, clerical-comunista, in cui il cittadino è in funzione dello Stato.