SOTTO I RIFLETTORI, TEMATICHE CIVILI|2 maggio 2014 21:00

Il solito “uomo della provvidenza”?

Pare proprio che nel nostro Paese ci sia sempre bisogno di una figura forte Pregi e limiti di Matteo Renzi

Il solito uomo della provvidenza è un giovanotto simpatico e si chiama Matteo Renzi. Come sia arrivato a fare il presidente del Consiglio è un mistero che la gente comune non sa come risolvere; forse, non ha neanche voglia di farlo, per certe complicazioni da sottobosco”dove c’è da perdere veramente la testa. Un colpo di mano al quale il nostro Renzi si è prestato anima e corpo.

25-RenziCerto è che, data la situazione della nostra politica o, meglio, dei nostri politicanti, Renzi appare un titano, un campione di chiarezza e di rapidità alla Giulio Cesare (veni, vidi, vici), ma anche di disinvoltura (là Nicomede IV di Bitinia, qui Berlusconi I d’Arcore, anche se il secondo non è esattamente presentabile come il primo). Che l’Italia sia costretta a esibire una personalità come Renzi la dice lunga sulla condizione civile e culturale del Paese: bisogna ammettere checon questo ragazzotto vincitor il provincialismo sta trionfando alla grande. Ovvero, il berlusconismo ha avuto un ottimo parto. La politica, in generale, ha trovato, con Renzi, il suo sfogo ideale. Le figure grigie che popolano il Parlamento e quelle che stanno fuori a bussare per entrarvi possono rispecchiarsi in lui, trovando speranza e conforto: chiunque, allenando i muscoli e adoperandosi per avere dei “secondi” all’altezza (supportati da “primi” volenterosi e interessati), può prendere in mano i destini del Paese.

Chiunque, quindi, può fingere di fare ciò e, nel frattempo, incamerare credibilità e potere finché dura. Nel caso, tipicamente italiano, in cui tale piano dovesse andare male, una posizione di prestigio nella casta non gli mancherà comunque (si vedano, per esempio, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, persino Achille Occhetto). Il fatto è che ormai la politica è un clan chiuso e intoccabile al servizio di interessi particolari (economici, finanziari) e non generali (si avverte un senso di ingenuità anche solo a nominare tale parola). Questa classe dirigente può guidare la nazione così come farebbe un’amministrazione condominiale, non di più. Messo il Belpaese in simili condizioni da governi indegni (destra e sinistra, in questo, sono alla pari), diventa ardua la sua rinascita: non c’è uomo della provvidenza che tenga di fronte allo sfacelo creato, uno sfacelo materiale e civile.

5-folla[1]Chi ha dubbi su qualsivoglia via d’uscita, che evidentemente non reputa possibile per l’Italia, ma è fiducioso in qualcosa purché sia”, cedendo tuttavia a certi patti idealistici e speranzosi, dirà che Renzi prova, almeno, a smuovere le cose. Sia pure; però occorre riflettere sul contenuto di questi tentativi: se non si può fare di meglio, ebbene significa che come popolo non siamo un granché e continuiamo a dimostrare pochezza. Sarebbe necessario riflettere seriamente e proporre qualche rimedio tale da intimare agli aspiranti governanti di non giocare con il destino della gente comune, dei lavoratori, dei disoccupati, dei poveri, poiché la vera povertà è proprio la mancanza di potere. Senza alcun controllo, le istituzioni diventano impunibili: un’assurdità, un affronto gravissimo alla democraziache viene accettato in silenzio, neanche con il fiato sospeso.

Dario Lodi

(LucidaMente, anno IX, n. 101, maggio 2014)

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