NONCREDO, RECENSIONI, RELIGIONI, TEMATICHE CIVILI|1 novembre 2014 00:48

Quindici “pezzi” antislamici

Iniziativa editoriale de “il Giornale”: il libretto “Non perdiamo la testa” raccoglie alcune riflessioni di Magdi Cristiano Allam e di altri giornalisti sulla ventata – non nuova – di fanatismo religioso musulmano che minaccia la nostra civiltà

Da martedì 21 ottobre, come supplemento a il Giornale, si può trovare in tutte le edicole (magari su ordinazione) un “libretto verde”, edito (a cura di Marco Zucchetti) dalla stessa testata milanese. Il titolo è: Non perdiamo la testa. Il dovere di difenderci dalla violenza dell’islam (pp. 128, € 5,60) ed è composto da quindici saggi scritti da Magdi Cristiano Allam e da altre “firme” del quotidiano.

Non perdiamo la testaDopo la breve Prefazione del direttore Alessandro Sallusti, i primi due contributi sono appunto di Allam. Nel primo, Io, l’islamofobo, partendo dalla sconcertante vicenda dell’apertura di un processo disciplinare da parte dell’Ordine nazionale dei giornalisti contro di lui (vedi su LucidaMente Magdi Cristiano Allam, chiedi perdono!) per aver liberamente espresso le sue opinioni, egli difende motivandole le proprie posizioni antislamiche e formula un accorato discorso per salvaguardare l’«inalienabile diritto a non rinunciare all’uso della ragione». Nel secondo (Perché non possiamo non dirci islamofobi) riporta una serie di citazioni, da san Francesco d’Assisi a Voltaire, da Schopenhauer a Giovanni Paolo II, nelle quali vengono espresse valutazioni molto negative nei confronti dell’islam.

Si intitola invece La profezia di Oriana il terzo “pezzo”, a firma di Vittorio Feltri: un omaggio alla giornalista, così come abbiamo fatto noi stessi, in occasione dell’anniversario della sua morte (Cara Oriana Fallaci… Lettera a un animo mai domo). Nel suo «Io getterò il terrore, voi colpiteli sulle nuche», Ida Magli scava nella violenta arcaicità della religione maomettana. Il successivo saggio, di Fausto Biloslavo (Il vero inferno dopo le false primavere), ricostruisce gli errori commessi negli ultimi anni dall’Occidente sul piano politico e militare, in particolare con la «balzana idea di esportare la democrazia» in paesi dove l’unica garanzia di “pace” ed “equilibrio” erano i regimi autocratici e militari.

AllamNon convince del tutto la tesi finale di Francesco Alberoni Affascinati dalla rivolta come in un nuovo Sessantotto, ma è ottima la sua ricostruzione storica dal declino dell’Impero ottomano. Stefano Zecchi (Il senso del califfo per barba e coltello) analizza con acutezza i meccanismi comunicativi massmediatici e simbolici dell’Isis. Gian Micalessin, ne I tagliagole sotto casa, mette in rilievo i rischi del caos dell’immigrazione clandestina, business gestito non solo dalle organizzazioni criminali, ma anche dai jihadisti. Israele, il diavolo a prescindere: questa, secondo Fiamma Nirenstein, è la posizione dei benpensanti europei, nel profondo ancora antisemiti, e quindi non in grado di vedere le reali differenze di campo nel conflitto arabo-israeliano.

Il decimo scritto si sostanzia di una serie di citazioni tratte da un libro della stessa Magli uscito nel 1996 (Per una rivoluzione italiana, Baldini & Castoldi) e passato quasi inosservato. A recuperarle è Giordano Bruno Guerri ne L’Italia sordocieca che ha tradito se stessa: vi si parla del primitivo integralismo musulmano, nel quale l’«oppressione delle donne» costituisce la prova massima della sua inconciliabilità con l’Occidente laico e liberale.

islam terrorismo isis (14)Come si comporta la magistratura italiana nei confronti dei jihadisti sotto processo? I martiri non si processano, secondo Luca Fazzo. In altre parole, nei confronti degli «estremisti di Allah», l’Italia è fin troppo “garantista” a tal punto che i giudici non utilizzano come prova le notizie provenienti dai servizi segreti. Il saggio seguente, il dodicesimo (Difendere l’identità per disarmare il razzismo) è probabilmente il più bello. Lo scrive Marcello Veneziani, che spiega con grande lucidità e ricchezza culturale i pericoli che corre la nostra civiltà (e ci sono sette modi per intenderla!) e come difenderla: non annullando le proprie radici e tradizioni, né con un malinteso senso di superiorità a priori, ma andando fieri della propria identità. Il che, in ultima analisi, costituisce il vero antidoto al razzismo, che nasce dalla perdita della propria identità o dallo sradicamento. E una civiltà decade quando non è più una rete di relazioni.

La scuola “religiosamente corretta” è un fallimento: è questa la tesi di Sui banchi senza Gesù di Stefano Filippi. Se le scuole italiane autocensurano la cultura, la religione, i valori occidentali, finiscono per cadere in un’autodiscriminazione che neanche i musulmani capiscono, anzi finiscono per disprezzare. Del resto, “assimilazionismo” e “multiculturalismo” hanno prodotto esiti disastrosi in tutta Europa. Paolo Guzzanti in Professione: indignati a intermittenza denuncia l’assoluta passività della sinistra “benaltrista” e delle femministe nei confronti degli islamici che calpestano quelli che dovrebbero essere valori imprescindibili proprio per i “progressisti”. Ma, forse, si è talmente abituati a organizzare manifestazioni di protesta solo contro Stati Uniti e Israele, che ci si trova spiazzati a farlo contro i tagliagole. L’ultimo testo è quello di Alessandro Gnocchi (Scherza coi santi, ma lascia stare Maometto). Esso parte dal noto caso delle vignette danesi del 2005, satiriche nei confronti dell’islam, che scatenarono sommosse antieuropee. Il risultato, da quel momento, è stato un’«autocensura ipocrita degli intellettuali occidentali”, che praticano un «doppio binario»: difendono la libertà di espressione verso chi è già tollerante, ma condannano la satira nei confronti di chi è intollerante.

16-isis-stato-islamico-califfato-obiettivi-jihad[1]Chiudono il libro una Cronologia delle nefandezze jihadiste del 2014 non ancora concluso e un breve Glossario. La breve sintesi che abbiamo tracciato della pubblicazione non può assolutamente rendere la ricchezza e le pacate capacità argomentative degli scritti raccolti. Una nostra considerazione conclusiva: il 99% di quanto viene scritto in Non perdiamo la testa è illuminante, ragionevole, lucido, laico, liberale e persino libertario. Comunque, in difesa dei fondamentali principi di libertà, tolleranza, democrazia, diritti umani. Sembra scritto da intellettuali di sinistra… A proposito, che fine hanno fatto? In particolare, quale posizione hanno assunto nei confronti delle nuove barbarie? Ma, forse, come dice Guzzanti, per loro, come sempre, il problema è ben altro.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno IX, n. 107, novembre 2014)

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2 Comments

  • È una operazione infame… Giusto per i lettori de Il Giornale che non leggo neppure gratis, come mi viene offerto…
    Con questi “illiberali” che parlano solo loro e non fanno prlare gli altri, anzi li mandano in galera per il grave reato di dissentire da loro, non è molto produttivo perdere il proprio tempo, anche se vanno tenuti d’occhio per guardarsi le spalle dal male che possono fare ed hanno già fatto.

    • Gentilissimo lettore, grazie per averci scritto.
      Tuttavia, se lei non legge mai “il Giornale”, né, di conseguenza il libro, come fa a giudicare?
      Non mi risulta che i colleghi de “il Giornale” abbiamo mai fatto mandare in galera qualcuno.
      A prescindere, si parla del pericolo islam. Aprire gli occhi fa male?
      Grazie
      Il direttore.