Il lato negativo delle religioni monoteistiche 2: Paolo di Tarso e l’invenzione del cristianesimo

Dopo aver approfondito la figura storica di Gesù, in questo secondo articolo si affronta in maniera critica la figura dell’apostolo, con osservazioni su estremismi, persecuzioni e crocefissioni

Come detto nella prima parte di questa riflessione (Il lato negativo delle religioni monoteistiche 1: la falsificazione di Gesù), l’intolleranza è una componente imprescindibile delle fedi monoteistiche e il cristianesimo acquisisce un valore aggiunto di fanatismo se lo si legge secondo l’elaborazione del suo vero “inventore”: Paolo di Tarso.

14-marco-chiesa-vangeli[1]Paolo (Shaul o Saulo) nacque a Tarso (Anatolia) fra il 5 e il 10 d.C. Ebreo della diaspora e cittadino di Roma, proveniva da una famiglia di collaborazionisti del potere romano. Questo spiega perché, al soldo dell’esercito, egli fu dapprima persecutore dei cristiani. Figura senz’altro geniale, soffriva di alcune gravi turbe e menomazioni che, se segnarono il suo destino religioso, contribuirono a incidere, cosa ben più grave, anche su quello di tutta l’umanità. Paolo soffriva di epilessia, male che comporta cecità, afasie e allucinazioni, e questo chiarirebbe probabilmente la sua conversione, imputata da lui stesso a una caduta da cavallo e alla successiva visione della propria assunzione al cospetto di Dio. Inoltre, è possibile che Paolo fosse anche impotente. In tale ottica è stato interpretato da alcuni il seguente passaggio: «Vorrei che fossero tutti come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo chi in un altro» (Prima lettera ai Corinzi, 7,1). Il passo può essere letto come un attacco a quella comunità a causa della sua libertà sessuale; il che doveva essere la normalità in una città celebrata fin dai tempi antichi come la capitale dell’eros.

Questa presunta impotenza spiegherebbe anche l’ossessione di Paolo, trasferita alla religione, nei confronti del sesso e lo scagliarsi, nelle sue lettere, in forme deliranti contro il corpo. Hanno origine da lui atteggiamenti di disprezzo nei confronti della donna, che viene ridotta a creatura carnale e volgare, triste caratteristica anche dell’islam. Una simile impostazione sessuofoba rimarrà nel dna del cristianesimo sino ai giorni nostri e farà soffrire le popolazioni che ne verranno in contatto. L’intolleranza e l’odio religioso, poi, sono altri aspetti peculiari di Paolo, il quale lancia sovente anatemi contro le minoranze che non condividono la sua interpretazione della fede.

14-paolo di tarsoLa comunità della Galazia, provincia dell’Anatolia, inizialmente convertita dal nostro uomo a un cristianesimo di stampo ellenista, era stata ricondotta a quello giudaico da Giacomo, fratello di Gesù, forse con il tramite dell’apostolo Pietro. I Galati, per questa ri-conversione, diventano oggetto di violenti anatemi negli scritti di Paolo: «Se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che voi riceveste sia votato alla maledizione divina» (Lettera ai Galati, 1,9). Sono passi lontani dalla compassione cristiana che si è soliti immaginare, veri e propri sfoghi di odio che, anche oggi, si leggono con un certo imbarazzo. Queste erano le modalità di predicazione di Paolo, identificabili nei metodi poi adottati, per secoli, dalla Chiesa ufficiale. Da ricordare anche le centinaia di manoscritti che, seppure di matrice cristiana, ma non corrispondenti al suo ordine teocratico, furono fatti bruciare da lui, con sua grande soddisfazione. La stessa sorte subirono i testi pagani che si opponevano alla religione, come quelli di Celso, opere delle quali non ci rimane più nulla, al pari di Marcione e dei Vangeli gnostici o comunque non riconosciuti. I primi quattro secoli di storia del cristianesimo sono infarciti di scontri fra le varie comunità, ostinate a imporre le proprie concezioni a ogni costo, con falsi vangeli, falsi apostoli, false apocalissi, ma anche attraverso la violenza. 

Mentre induismo e buddismo sono confessioni empatiche, ove una persona è riconoscibile solo in relazione a un’altra, il cristianesimo ha invece un carattere “premiante”: è riconosciuta la salvezza del singolo in conseguenza delle sue opere nel mondo. Dall’individualismo discende l’annullamento dell’altro, nel momento in cui questo, comportandosi in maniera diversa, mette in contraddizione le certezze e quindi pone in crisi la salvezza. In un tale meccanismo psicologico si tende ad annientare il fattore di disturbo, in particolar modo se questo indebolisce la sicurezza della vita eterna.

4.0.3Dopo il Concilio di Nicea del 325, dal punto di vista delle libertà civili e religiose, per i pagani la situazione divenne insostenibile. Dalla distruzione delle opere si passò alla persecuzione delle persone (si ricordi il martirio della filosofa neoplatonica Hypatia; vedi  Il martirio di Ipazia, vittima del fanatismo). Pogrom, stermini, vennero improvvisati nei confronti dei seguaci degli altri culti, per esempio di Mitra. In breve tempo il cristianesimo riuscì ad annientare tutte le antiche credenze. Si dice che la Biblioteca di Alessandria fu distrutta in seguito alla conquista araba dell’Egitto (642). Immane menzogna: tutti i testi, essenzialmente pagani, furono eliminati quando il cristianesimo fu istituzionalizzato. Infatti, di tale antico centro di sapere, non si ha più traccia storica a partire dal 400. Verosimilmente essa, con annesso il Serapeo, la gloriosa scuola scientifica, fu fatta incendiare nel 391 dal vescovo di Alessandria, Teofilo.

Per ciò che riguarda le persecuzioni che subirono i seguaci di Gesù da parte degli imperatori romani, si parla di tremila condanne in tre secoli di storia sull’intero territorio. Considerata la crudeltà dei tempi, non pare ci sia stato un reale accanimento nei loro confronti. Si pensi che, per domare una delle tante rivolte giudaiche antiromane, furono messi in croce, in un colpo solo, circa 1.500 rivoltosi ebrei. Questo dato la dice lunga anche sulla crocefissione di Cristo: ci è stato tramandato come un evento straordinario e singolare quel che era una consuetudine. Riguardando poche migliaia di fedeli, non si trattava di persecuzioni religiose, ma di condanne nei confronti di chi non intendeva svolgere il proprio ruolo nell’Impero.

14-san_paolo_apostolo[1]Non aveva l’Impero romano il diritto di tutelarsi nei confronti di fanatici che mortificavano la vita e le gioie della vita stessa (come il sesso), che non intendevano partecipare alla vita pubblica né svolgere il servizio militare? Secondo gli storici romani, come Tacito e Svetonio, questa setta era animata da odio contro l’intero genere umano. Il primo definiva il cristianesimo «esecrabile», il secondo «una superstizione empia». E si può dire che ci avessero proprio preso, considerata l’ondata di intolleranza e di violenza che questa religione scatenò in tutto l’Impero non appena ebbe un minimo di potere. Alla luce del “macello” scatenato dal cristianesimo in pochi secoli di storia (e lasciando perdere guerre di religione, roghi di streghe e genocidi vari che avverranno in seguito), chi scrive fa francamente fatica a individuare una superiorità morale del cristianesimo nei confronti dell’islamismo.

Antonio Tripodi

(LucidaMente, anno X, n. 111, marzo 2015)

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6 Comments

  • I controriformatori sono riusciti a confondere i moderni macelli con la naturale propensione vittimaria che secoli di monoteismo erano riusciti non a vincere, ma quantomeno ad illuminare. La vera soluzione di continuità fra Rinascimento ed Illuminismo sono il Concilio di Trento e l’invenzione della stampa. L’Islam vuol reintrodurre nel quadro monoteista le emozioni vittimarie tipiche delle culture precedenti. Qui c’e una analogia fra Islam e Controriforma su cui fermarsi. Personalmente sono ben più sorpreso dalla mistificazione del Discorso della Montagna operata da un gesuita travestito da francescano che incline a condividere una vittimazione di Paolo, il fondatore del cristianesimo storico, il cui successo non è spiegabile solo con congiure clericali (come invece fu Trento). Si rischia sempre di ritrovarsi con i demoni in casa, come avvertono sia il cristiano Dostoevskij che l’ebreo Isaak B. Singer (Satana a Goray).

  • E’ arrivata la seconda parte e come promesso eccomi qua. Ero incerto se rispondere punto per punto ai due articoli certamente ben argomentati (anche se non sono assolutamente d’accordo con i contenuti) o esporre un’altra storia. Ho optato per la seconda.
    Mi scuso per la lunghezza, ma si parla di seimila anni di storia e non poteva essere evasa in due parole. Anche io divido questa mia risposta in due parti. Visto che la seconda parte del dott. Tripodi è incentrata principalmente sulla figura di saulo di Tarso (l’appostolo Paolo) nella seconda parlerò principalmente di lui.
    Quanto segue cercherà di mostrare che da millenni il Dio della Bibbia ha una sola organizzazione. La sua storia ci aiuta ad identificarla.
    Nel 1943 a E.V. Abraamo, era il capo di una casa che contava centinaia di persone. Si parla di un patto che Dio fece con lui e i suoi discendenti. In questo patto era inclusa la circoncisione come segno fisico che distingueva questi suoi discendenti da qualunque altro popolo.
    Il nipote di Abraamo, Giacobbe, chiamato anche Israele, ebbe 12 figli .Col tempo questi dovevano diventare i capi patriarcali delle 12 tribù di Israele. A causa di una carestia, Giacobbe e la sua casa cercarono rifugio in Egitto, dove uno dei suoi figli, Giuseppe, era diventato amministratore annonario e braccio destro del faraone . I discendenti di Giacobbe divennero molto numerosi e a causa di ciò dopo poco più di due secoli il faraone arrivò a ordinare che tutti i neonati ebrei maschi venissero messi a morte. Mosè nacque proprio in quel tempo.
    Quando erano in Egitto, prima che fossero resi schiavi, gli ebrei erano organizzati in tribù guidate da capifamiglia, o patriarchi. Questi capifamiglia, agivano da governanti, giudici e sacerdoti per la propria casa Dopo la fine della schiavitù egiziana, per mezzo di Mosè, agli israeliti ebbero un codice di leggi che li avrebbe distinti da tutte le altre nazioni. La Legge stabiliva un sacerdozio, e la giustizia era amministrata dagli anziani.
    Usciti dall’Egitto per recarsi nella terra promessa, furono seguiti da una compagnia mista formata da egiziani e probabilmente membri di altre nazioni. Questi altri divennero proseliti nel senso che pur non essendo Israeliti ne seguivano le leggi e le usanze avendo gli stessi diritti e gli stessi doveri dei giudei.
    Anche negli anni che seguirono Il popolo eletto di Dio doveva accogliere qualsiasi straniero disposto a osservare le leggi fondamentali date da Mosè
    Nei secoli successivi gli israeliti non si dimostrarono fedeli al Dio di Mosè e della Bibbia. Si fecero influenzare da nazioni pagane.
    Con la venuta del Cristo nacque il cristianesimo. Un’organizzazione staccatasi dal popolo ebraico, che si rifaceva all’iddio della Bibbia, riconoscendo la storia passata, non rinnegando nulla di ciò che era riportato nelle Sacre Scritture semplicemente appresero dagli insegnamenti di Gesù di Nazzaret che con la sua venuta quale Messia o Cristo,il codice di leggi con il tempio, il sacerdozio, la nazione eletta e tutto il resto non aveva più ragione di essere applicato dal momento che Cristo stesso era il fine della legge servita come ombra di cose a venire, quindi dal momento che Cristo era la realtà non c’era più bisogno dell’ombra. Il cristianesimo dichiarò la legge anche il tutore che conduce a Cristo così che quando il Cristo arrivò non occorreva più il tutore.
    Alla Pentecoste del 33 il cristianesimo nasceva ufficialmente. Da quel momento in poi esattamente dopo circa tre anni e mezzo il primo gentile, Cornelio, entrò a far parte dell’organizzazione del Dio della Bibbia, così che il popolo di Dio non era una nazione specifica(Israele) alla quale si associavano eventualmente altri, ma membri di tutte le nazioni uniti nella stessa fede in Cristo basata non più su un codice di leggi, ma sugli insegnamenti del suo fondatore esposti nei vangeli e ampliato dalle lettere di alcuni suoi discepoli. Ai 39 libri delle scritture ebraiche ( Vecchio Testamento) si aggiunsero così 27 libri delle scritture greche cristiane ( Nuovo Testamento) per un totale di 66 libri canonici che formano l’intera Bibbia.
    Nel primo  secolo un componente del cristianesimo, l’apostolo Paolo, compì vari viaggi nel mondo allora conosciuto svolgendo così una parte notevole nell’espandere questa fede.
    In una delle sue lettere mise in guardia i cristiani sul fatto che sarebbero entrati personaggi ambigui che avrebbero introdotto nel cristianesimo falsi insegnamenti, false dottrine annacquandolo, addirittura stravolgendolo. Alla fine di quel primo secolo questa previsione cominciava a manifestarsi con quella che si può definire una vera e propria apostasia.
    Dopo la morte degli apostoli, questa apostasia prese piede e portò alla formazione delle chiese della cristianità. Anziché dimostrare di essere un’organizzazione che seguiva gli insegnamenti di Cristo, i cristiani apostati adottarono riti pagani intrapresero guerre sante invece di essere guidati da principi morali insegnati da Cristo, intrapresero una condotta immorale. Così,per secoli
    Questo periodo durato centinaia di anni era (secondo i vangeli) l’adempimento di ciò che Cristo stesso aveva predetto, un periodo di oscurantismo, di allontanamento eclatante dai suoi insegnamenti che ad un certo punto sarebbe però finito ,ci sarebbe stata cioè la rinascita del vero CRISTIANESIMO ben distinto dalla CRISTIANITA’ apostata. Ci sarebbe stato il ritorno ai suoi originali insegnamenti.
    Questa in sintesi è la storia dell’organizzazione del Dio della Bibbia, dalla sua nascita con Abramo, proseguita con la nazione d’Israele. Una storia che ha visto sorgere il cristianesimo, poi l’inquinamento di questo da parte della cristianità e il ritorno alla sua origine.
    Concludiamo come abbiamo iniziato. Come si identifica oggi la vera, moderna organizzazione del Dio della Bibbia? Come si può distinguere il vero cristianesimo dall’apostata cristianità?
    Il modo lo ha suggerito il fondatore stesso del cristianesimo, le sue parole sono registrate nel vangelo di Matteo al capitolo 7 versetto 21 “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’…….. ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
    E chi fa oggi la volontà del Padre di Cristo? Basta esaminare i suoi insegnamenti, quelli scritti, registrati nella Bibbia appunto e non tramandati tramite tradizione orale perchè è risaputo che ” Verba volant, scripta manent” ovvero le parole volano, gli scritti rimangono.

    Veniamo adesso a parlare dell’apostolo Paolo,con l’aiuto di una enciclopedia biblica vediamo particolarmente di come lo si conosce attraverso le pagine della Bibbia nel suo insieme e non estrapolando frasi (anche in maniera forzata) da alcuni brani dei suoi scritti.
    Paolo,Israelita della tribù di Beniamino. Può darsi che fin dall’infanzia avesse sia il nome ebraico Saulo che quello romano Paolo (At 9:17; 2Pt 3:15), ma forse l’apostolo preferiva farsi chiamare col nome romano, dato il suo incarico di annunciare la buona notizia ai non ebrei. — At 9:15; Gal 2:7, 8.
    Paolo era nato a Tarso, importante città della Cilicia. (At 21:39; 22:3) I suoi genitori erano ebrei e aderivano evidentemente al farisaismo, un ramo del giudaismo. (At 23:6; Flp 3:5) Era cittadino romano dalla nascita (At 22:28), avendo forse suo padre ottenuto la cittadinanza per servizi resi allo stato romano. Paolo probabilmente imparò il mestiere di fabbricante di tende dal padre. (At 18:3) Ma a Gerusalemme fu educato dal dotto fariseo Gamaliele, e questo fa pensare che fosse di una famiglia importante. (At 22:3; 5:34) In quanto alle lingue, Paolo conosceva bene almeno il greco e l’ebraico. (At 21:37-40)
    Con le sue lettere, l’apostolo Paolo contribuì più di chiunque altro alla stesura delle Scritture Greche Cristiane. La Bibbia presenta per la prima volta Saulo o Paolo come il “giovane” ai cui piedi deposero i mantelli i falsi testimoni che lapidarono Stefano, discepolo di Cristo. (At 6:13; 7:58) Paolo approvava l’omicidio di Stefano e, per zelo mal riposto basato sulla tradizione, iniziò una campagna di crudele persecuzione contro i seguaci di Cristo. Quando si trattava di condannarli a morte, votava contro di loro. Durante i processi nelle sinagoghe cercava di costringerli ad abiurare. Estese la persecuzione ad altre città oltre Gerusalemme, e si procurò perfino un’autorizzazione scritta del sommo sacerdote per andare a scovare i discepoli di Cristo fino a Damasco in Siria, molto più a N, e portarli in catene a Gerusalemme, probabilmente perché fossero processati dal Sinedrio. — At 8:1, 3; 9:1, 2; 26:10, 11; Gal 1:13, 14.
    Mentre Paolo si avvicinava a Damasco, Avvenne la sua conversione, per i critici tramite una visione dovuta a problemi psichiatrici, per chi ha fiducia nella Bibbia per un miracolo. (At 9:3-8; 22:6-11; 26:12-18)
    Secondo Atti 9:20-25 Paolo rimase per un po’ con i discepoli di Damasco e “immediatamente” cominciò a predicare nelle sinagoghe del posto. Continuò l’attività di predicazione finché dovette lasciare Damasco a motivo di un complotto per ucciderlo.
    Giunto a Gerusalemme (forse nel 36 E.V ) Paolo constatò che i fratelli di quella città non credevano che fosse un discepolo. Tuttavia, “Barnaba venne in suo aiuto e lo condusse dagli apostoli”, evidentemente Pietro e “Giacomo il fratello del Signore”. (Giacomo, anche se non era uno dei dodici, poteva essere chiamato apostolo essendo tale per la congregazione di Gerusalemme). Per 15 giorni Paolo rimase con Cefa (Pietro). Mentre era a Gerusalemme parlò con franchezza nel nome di Gesù. Quando i fratelli appresero che per questo gli ebrei di lingua greca cercavano di uccidere Paolo, “lo condussero a Cesarea e lo mandarono a Tarso”. — At 9:26-30; Gal 1:18-21.
    Compì diversi viaggi missionari,poi fu arrestato.subì poi due detenzioni a Roma.
    Per i Cristiani fu Un esempio da imitare. Data la fedeltà con cui seguiva l’esempio di Cristo, l’apostolo Paolo poté dire: “Divenite miei imitatori”. (1Co 4:16; 11:1; Flp 3:17) Era pronto a seguire la direttiva dello spirito di Dio. (At 13:2-5; 16:9, 10) Non era un venditore ambulante della Parola di Dio, ma parlava mosso da sincerità. (2Co 2:17) Benché fosse colto, Paolo non cercava di impressionare altri con le sue parole (1Co 2:1-5) né cercava il favore degli uomini. (Gal 1:10) Non insisteva nel fare ciò che aveva diritto di fare, ma si adattava alle persone a cui predicava, badando di non fare inciampare altri. — 1Co 9:19-26; 2Co 6:3.
    Col suo ministero egli contribuì moltissimo al progresso della congregazione cristiana, in particolare scrivendo gran parte delle Scritture Greche Cristiane (sono 14 le lettere a lui attribuite).
    Il dott. Tripodi nel suo secondo articolo scrive: ” da lui (Paolo) atteggiamenti di disprezzo nei confronti della donna….”
    Ma è così? Traspare questo dai suoi scritti? Viste nella loro completezza, le epistole (o lettere) di Paolo riflettono davvero un pregiudizio contro le donne?
    In tutti gli scritti di Paolo si nota chiaramente che egli aveva speciale attenzione e riguardo per le donne. Paolo le menziona ripetutamente nei loro svariati ruoli in congregazione e in famiglia. In una delle sue lettere paragonò le qualità desiderabili di un pastore cristiano a quelle mostrate da una madre che alleva i propri figli. — 1 Tessalonicesi 2:7.
    Molte donne cristiane che l’apostolo menziona per nome nelle sue lettere sono oggetto di calorose lodi. Fra i membri della congregazione di Roma a cui inviò saluti erano menzionate specificamente certe donne che avevano “faticato nel Signore”. (Romani 16:12) Facendo riferimento ad Evodia e Sintiche, Paolo incoraggiò i fratelli di Filippi a ‘continuare ad assistere queste donne che avevano combattuto a fianco a fianco con lui nella buona notizia’. (Filippesi 4:3) Nella sua lettera a Timoteo, Paolo riconobbe la fede esemplare della nonna di quel giovane, Loide, e della madre Eunice. — 2 Timoteo 1:5.
    D’altra parte, abbiamo qualche indicazione di come le sorelle cristiane consideravano Paolo? A proposito di Aquila e Prisca, una coppia sposata con cui si era trovato a stretto contatto, Paolo riconobbe con gratitudine che non solo Aquila ma anche sua moglie Prisca ‘aveva rischiato il proprio collo per la sua anima’. — Romani 16:3, 4.
    “Non criticare severamente l’uomo anziano. Al contrario, supplicalo come un padre, i giovani come fratelli, le donne anziane come madri, le giovani come sorelle con ogni castità”. (1 Timoteo 5:1, 2) Queste parole che Paolo rivolse a Timoteo non rispecchiano forse un sano rispetto per le donne? Paolo attribuì uguale onore agli uomini e alle donne nella congregazione cristiana. “Non c’è né giudeo né greco”, scrisse, “non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché siete tutti una persona unitamente a Cristo Gesù”. — Galati 3:28.
    In quanto ai ruoli assegnati da Dio nel matrimonio, Paolo scrisse: “Le mogli siano sottomesse ai loro mariti come al Signore, perché il marito è capo della moglie come anche il Cristo è capo della congregazione, essendo egli il salvatore di questo corpo”. (Efesini 5:22, 23; confronta 1 Corinti 11:3). Sì, marito e moglie hanno ruoli diversi, ma questo non vuol dire che uno sia inferiore all’altro. I due ruoli sono complementari ed entrambi promuovono il benessere della famiglia se si supera la sfida che comporta l’assolverli. Inoltre, l’autorità del marito non doveva essere esercitata in maniera oppressiva o poco amorevole. Paolo aggiunse: “I mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi”. (Efesini 5:28, 29) I figli dovevano ubbidire sia al padre che alla madre. — Efesini 6:1, 2.
    Sono degne di nota anche le parole di Paolo relative alle intimità coniugali. Paolo fu imparziale quando scrisse: “Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; ma anche la moglie faccia similmente verso il marito. La moglie non esercita autorità sul proprio corpo, ma il marito; e similmente, nemmeno il marito esercita autorità sul proprio corpo, ma la moglie”. — 1 Corinti 7:3, 4.
    Le parole di Paolo riportate in 1 Timoteo 2:12 e citate spesso secondo cui le donne dovevano ‘stare in silenzio’ era forse motivata da pregiudizio contro le donne? No! Il “silenzio” qui menzionato aveva a che fare con l’insegnare e l’esercitare autorità spirituale nella congregazione, e andava osservato per rispetto verso la relazione fra uomo e donna comandata da Dio, di cui Paolo aveva parlato in precedenza.
    Questo non significa che le donne non possano insegnare la verità divina. Paolo incoraggiò le donne più anziane ad essere “maestre di ciò che è bene” nei confronti di quelle più giovani. Seguendo l’esempio di Eunice e Loide, che istruirono Timoteo, le madri cristiane devono addestrare i figli nella via di Dio. (Tito 2:3-5; 2 Timoteo 1:5)

    Si può credere o no in ciò che si legge nella Bibbia, ma onestà intellettuale vuole che invece di estrapolarne brani per farle dire qualunque cosa e il contrario si dovrebbero prendere i vari brani non isolandoli dal contesto.
    Grazie per l’attenzione e chiedo scusa di nuovo per la lunghezza.
    Bruno Bargiacchi

  • Grazie a lei per avermene dato l’opportunità

    Bruno Bargiacchi

    • Caro signor Bargiacchi, lei mi risponde con la forza e le certezze della fede. A questa, cosa posso replicare io che mi muovo fra i dubbi e le incertezze?
      Da parte mia posso solo dirle che concordo con lei per molte cose, almeno sulla figura di Paolo, sopratutto sul fatto che “Con le sue lettere, l’apostolo Paolo contribuì più di chiunque altro alla stesura delle Scritture Greche Cristiane”.
      Paolo fu senz’altro un illuminato, un mistico e anche un poeta che ci ha lasciato fra le preghiere e gli inni più belli mai scritti dall’uomo. E mi riferisco in particolare all’inno della Prima Lettera ai Corinzi 13:13, “Fede, speranza e amore”, banalizzato dalla successiva tradizione cristiana ma che contiene l’insegnamento che unisce l’uomo al cosmo (o a Dio se preferisce).
      Fatto sta che san Paolo ha fondato una religione che per secoli si è basata sull’intolleranza e sulla sopraffazione strumentale dei più deboli.
      I grandi mistici sono stati sempre unidimensionali, vedevano l’aspetto religioso dell’universo e trascuravano volutamente tutto il resto. A ciò si aggiunga la limitatezza dei tempi. Cosa poteva sapere Paolo della scienza? Conosceva una infinitesima parte di quel che sappiamo noi adesso. Paolo non poteva conoscere Freud, Einstein e neppure Marx. Ma non solo, tali mistici non consideravano l’arte, disprezzavano la bellezza e mortificavano la ragione. E per loro era normale, è giusto che fosse cosa. Ma per questa loro limitatezza e unidimensionalità hanno provocato enormi disastri sociali.
      Per questo quel che posso dirle è prendiamo quel che c’è di bello e di saggio in tali mistici e profeti ma non consideriamoli come unica fonte di verità, non aggrappiamoci alle loro parole come gli ubriachi ai lampioni. Percorriamo nuovi sentieri, utilizzando nel verso giusto quella grande ricchezza che è la conoscenza del reale che noi abbiamo ma che nei tempi passati quelli non potevano avere.
      Un abbraccio fraterno

  • Gentilissimo Dott. Tripodi (Antonio) La ringrazio dei suoi articoli che mi hanno dato l’opportunità di “provare” la mia fede e di esprimerla.

    Io capisco perfettamente il suo punto di vista che giustamente attribuisce alla sua mancanza di fede. Questo mi da ancora l’opportunità di una precisazione riguardo alla fede. Vede, per me (ma non solo per me) la fede non è “credulità”. La fede come la spiega l’apostolo Paolo (perlappunto) è “La Sicura aspettazione di cose sperate L’evidente dimostrazione di realtà che non si vedono ” (lettera agli Ebrei capitolo 11 versetto 1)
    “Sicura aspettazione” traduce il sostantivo greco hypòstasis. Questo termine è comune in antichi documenti commerciali su papiro. Rende l’idea di qualcosa che sta alla base di condizioni visibili e garantisce un futuro possesso. In considerazione di ciò è stata proposta questa versione: “Fede è l’atto di proprietà di cose sperate”. (Moulton e Milligan, Vocabulary of the Greek Testament, 1963, p. 660) Il sostantivo greco èlegchos, tradotto “evidente dimostrazione”, dà l’idea di produrre prove che dimostrino qualcosa, in particolare qualcosa di contrario alle apparenze. Queste prove rendono dunque chiaro quello che prima non si capiva e perciò confutano ciò che è semplice apparenza. “L’evidente dimostrazione”, o prova convincente, è così concreta o vigorosa che tale è definita la fede.

    Ad un certo punto lei scrive anche:”Fatto sta che san Paolo ha fondato una religione che per secoli si è basata sull’intolleranza e sulla sopraffazione strumentale dei più deboli.”
    E qui non siamo d’accordo, per due ragioni: Primo la “religione”non l’ha fondata Paolo altrimenti si sarebbe chiamata “Paoloinesimo”, invece si chiama “Cristianesimo”da Cristo.La seconda ragione è che quella fede DIVULGATA da Paolo era (come ammette pure lei)fondata sull’amore (o carità):Casomai sono stati i sedicenti “cristiani” venuti dopo che l’hanno resa una cosa e qui sono d’accordo con lei depravata, guerrafondaia, immorale e chi più ne ha più ne metta. Da questao la mia distinzione tra CRISTIANITA’ quella che lei critica, ripeto, giustamente e CRISTIANESIMO quello che io (e non solo) difendo. Da questo tutta la mia “filippica” sull’ Organizzazione che si rifà al Dio della Bibbia. Per questo la mia conclusione alla prima parte del mio lungo scritto:

    “Concludiamo come abbiamo iniziato. Come si identifica oggi la vera, moderna organizzazione del Dio della Bibbia? Come si può distinguere il vero cristianesimo dall’apostata cristianità?
    Il modo lo ha suggerito il fondatore stesso del cristianesimo, le sue parole sono registrate nel vangelo di Matteo al capitolo 7 versetto 21 “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’…….. ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
    “E chi fa oggi la volontà del Padre di Cristo? Basta esaminare i suoi insegnamenti, quelli scritti, registrati nella Bibbia appunto e non tramandati tramite tradizione orale perchè è risaputo che ” Verba volant, scripta manent” ovvero le parole volano, gli scritti rimangono.

    Concludo qui, ringraziandola ancora, è stato un piacere conferire con lei anche se solo per iscritto e chi sa che un giorno passando da Arezzo non abbiamo l’occasione di incontrarci e conoscerci personalmente così come ho avuto occasione di scrivere anche al suo omonimo che sa come contattarmi.

    Contraccambio con simpatia l’abbraccio Bruno Bargiacchi