Il cinema è ancora “eversivo”?

Tra creatività, impegno, business e crisi, qualche riflessione girovaga sulla settima arte e la sua odierna evoluzione

Lo strapotere della televisione e un selvaggio sviluppo tecnologico hanno colpito brutalmente la forza eversiva del linguaggio filmico. Si può quindi dire che oggi la cinematografia sia “funzionale” ai poteri predominanti?

3-cinema-mon-amour[1]In effetti, già nella prima metà del secolo scorso, differenti generi cinematografici avevano fatto da cassa di risonanza a sistemi politici totalitari senza scrupoli, alimentando la linfa asfittica di quegli stessi poteri resi tronfi dal controllo autoritario-dittatoriale dei contenuti. Un uso politico bieco e strumentale dei mass media, eccelsi mezzi d’indottrinamento e propaganda, ha ripetutamente sparato al cuore del cinema. Al contrario, al termine della prima metà del Novecento, ambientazioni di povertà e devastazione post bellica avevano aperto il varco ai racconti del cinema italiano neorealista, impregnati di un nuovo impatto e stile, veri e propri capolavori della settima arte.

Dalle rovine di una crisi esistenziale-sociale diffusa e fortemente stratificata, è sorta una moltitudine di opportunità, culla e coacervo di successi, per regia e rappresentazioni. Al fianco di filoni diffusi e orientati a far cassetta, sono avanzate ed esplose, tra un mix di contraddizioni e problemi, commedia e amor diverità. Lungo la linea di scorrimento degli anni Sessanta e Settanta, e ai confini di un limbo intriso di sogni e speranze, si sono attraversate tracce di spaccati dalle indelebili connotazioni, prove magiche e insuperabili d’impegno e creatività, tanto forti da raggiungere le punte estreme di un nuovo riflesso politico e sociale.

3-cinema[1]Di sicuro, dalla prima proiezione dei fratelli Lumière, il 28 dicembre 1895, ad oggi, tappe importanti hanno costellato, per più di un secolo, la nascita e lo sviluppo dell’intera storia delle tecniche e dell’industria del cinema, pervadendo i campi della produzione, come quelli delle relativa distribuzione e gestione d’esercizio. Ma per una molteplicità di cause e varietà di ragioni, in primis lo strabordare dell’uso del piccolo schermo, l’industria dello spettacolo ha arrestato il proprio sviluppo, arretrando pure, in un contesto caratterizzato da processi d’inflazione e aumento del costo della vita. Il numero degli spettatori del grande schermo ha subito un calo violento, toccando i minimi livelli nel 1992. Attualmente, in presenza di un mercato dell’home video diffusosi vertiginosamente, si tentano, pur tra ondate fluttuanti, la reinvenzione e la ricerca di talenti e storie, coi salvataggi delle sale attraverso il recupero di un migliore e più qualificato interesse pubblico.

Oggi tutto il cinema, in particolare quello italiano, caratterizzato dal costante tentativo di esprimere la propria potente identità, prosegue un lento percorso di ripresa, pur costretto a fare costantemente i conti con le pari e superiori forze di altri circuiti, come quello televisivo e del mercato dei dvd, cui si sono aggiunti le dirette streaming e il diffondersi di videotelefoni e computer, con una rete incontrollata che mina costantemente le connotazioni tipiche sia del primario linguaggio filmico sia del relativo mondo a supporto.

3-cinema (2)Inoltre, lo sviluppo di un altro tipo di regia, quella legata allo sviluppo di tecnologie digitali, con l’alta definizione dei filmati, dando più sottile lustro a immagini e suoni, materializza l’intramontabile sfida di riconsegnare agli amanti del grande schermo la libertà di perseguire, un po’ provocatoriamente, la primitiva dignità ormai forse perduta. Ogni volta, la storia ripropone e ripete limiti e possibilità. Probabilmente, al di là di una raffinata rielaborazione di modelli e tecniche, resta in campo la plausibile soddisfazione di voler percorrere storie uniche, impreziosite da narrazioni evolute e pur capaci di veicolare con costante sforzo e passione tutte le componenti di un percorso in salita. E resta, espressione al contempo fantasiosa e veritiera, la testimonianza di un patrimonio rinnovabile solo all’insegna di azioni funzionali a un appropriato e definitivo tentativo di ripresa.

Margherita D’Amico

(LucidaMente, anno X, n. 115, luglio 2015)

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