Saeco e dintorni/2: operai trattati come le capsule usa e getta del caffè

Intervento del Pdci bolognese sul licenziamento di 243 lavoratori dello stabilimento di Gaggio Montano

Il Partito Comunista d’Italia aderisce e sostiene la lotta dei lavoratori della Saeco che difendono il proprio posto di lavoro. Aderiamo allo sciopero di due giorni indetto dai lavoratori e all’appello inviato al Governo affinché si adoperi alla soluzione del caso. Com’è noto, il tavolo di lavoro, convocato presso la Regione lo scorso 2 dicembre, non ha sortito alcun effetto.

3-saeco[1]La Philips, che ha acquisito Saeco, storica azienda con sede a Gaggio Montano, nell’incontro di salvaguardia convocato in Regione, ha confermato la volontà di licenziare 243 lavoratori, considerati in esubero. Adesso la palla passa al Ministero dello Sviluppo economico, che ha convocato le parti il giorno 11 dicembre. Si ricorda che la Saeco s.r.l., azienda leader nel settore della produzione di macchine automatiche per caffè nasce nel 1981 in Italia, a Gaggio Montano, nei pressi di Bologna, e che, in più di trent’anni di attività, ha prodotto più di cento brevetti depositati, attraverso sei laboratori di ricerca; il che evidenzia il valore della fabbrica e del suo know how

In data 26 novembre 2015 l’azienda, di proprietà della Philips, ha annunciato senza preavviso formale di volere ridurre la forza lavoro di 243 unità su 558 dipendenti, con ciò provocando l’immediata proclamazione dello stato di agitazione da parte dei sindacati. La decisione della Philips mette a rischio non solo un notevole numero di posti di lavoro, ma anche il futuro dello stabilimento e dell’intera comunità locale, che sarebbe colpita duramente da un così drastico e improvviso calo dei livelli occupazionali.

3-Gaggio MontanoIl disegno di queste multinazionali è chiaro: vengono in Italia, acquistano, a prezzo di saldo, i gioielli industriali creati con il duro lavoro, fanno i loro profitti finché gli conviene e, poi, appena si profila un’opportunità speculativa migliore, delocalizzano la produzione all’estero lasciando sul territorio macerie e disperazione sociale. In tutto questo il Jobs act non offre alcuna risposta a tali speculazioni, anzi peggiora ancora di più la situazione dei lavoratori, visto che impedisce il reintegro, anche se il licenziamento dovesse essere giudicato illegittimo, per gli assunti dopo il marzo 2015.

È dal 2008 che l’Appennino bolognese perde i suoi pezzi industriali. Dal 2008 a oggi il numero delle aziende registrate in montagna si è dimezzato. Perché sull’Appennino non c’è solo il caso della Saeco. La montagna bolognese ha pagato un prezzo altissimo, in termini di sviluppo e occupazione, alla recessione. L’Appennino rischia un futuro senza industrie, dalla Dismeco alla Metalcastello fino alla Demm. Tutto questo porta a un impoverimento graduale di un territorio da sempre considerato ad alta industrializzazione.

32-SAECO-Gaggio-Montano-bis]I comunisti auspicano che subito si trovi una soluzione ai 243 licenziamenti previsti, che, considerando l’indotto, creerebbero un numero molto più ampio di persone senza un reddito sicuro. Nello stesso tempo si ribadisce la convinzione che bisogna che vi sia nel territorio bolognese e in tutto il Paese un autentico piano di ripresa industriale e di progetto di sviluppo economico. Noi ci batteremo sempre e comunque affinché i lavoratori vedano rispettati i loro diritti, iniziando da quelli inalienabili del lavoro e della loro dignità di persone.

Partito Comunista d’Italia – Federazione di Bologna

(a cura di Nicola Marzo)

(LucidaMente, anno X, n. 120, dicembre 2015)

Vedi anche: Saeco e dintorni/1: imprese finanziate da Stato e Regione, ma che delocalizzano all’estero.

Su Change.org si può firmare una Petizione on line contro i 243 esuberi Philips Saeco di Gaggio Montano (Bologna).

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