La versatilità musicale di Capvto

Da poche settimane è disponibile “Supernova”, secondo disco autoprodotto da Valeria Caputo. Dieci tracce connotate elettronicamente, eclettiche quanto intriganti

Autoprodursi un disco offre l’opportunità di essere liberi dal punto di vista espressivo e di sperimentare la propria creatività con modalità e linguaggi diversi, senza convenzioni ed etichette musicali prefissate, in modo quasi anarchico. Ma, spesso, mantenendo un’ottima qualità artistica.

4-capvtoÈ questo il caso della nuova opera di Capvto, alter ego elettronico di Valeria Caputo, compositrice, vocalist e performer nata a Taranto e residente a Forlì. Il titolo del suo recente cd, uscito a fine gennaio 2016, è Supernova, cioè una stella che, morendo, esplode nel cosmo con un’energia spaventosa che genererà altre stelle, altra vita, nell’immensità dello spazio. Una denominazione che potrebbe assumere vari significati. Ad esempio, da un lato potrebbe riferirsi alla deflagrazione sonora delle canzoni eseguite, tutte intense; dall’altro lato, potrebbe sottolineare la radicale “novità” di tale lavoro rispetto alla precedente fatica, Migratory Birds (2012, anch’esso autoprodotto; vedi anche il videoclip dell’omonimo brano). In effetti, la precedente raccolta non era passata inosservata e, al suo riguardo, si era parlato di suggestivo folk e lirismo femminile alla Joni Mitchell.

Del tutta diversa è la cifra elettronica che caratterizza il nuovo progetto, a tal punto da richiedere la metamorfosi persino del nome, dal “tranquillizzante” e cantautorale Valeria Caputo al sincopato Capvto. Una peculiarità elettronica connotata anche dalla professionalità e dall’impegno profuso per Supernova da Franco Naddei (Francobeat). Tuttavia, sarebbe limitativo racchiudere il disco sotto una sola classificazione. La sua forza consiste, oltre che nella voce della cantante, nella varietà musicale delle dieci tracce che lo compongono.

4-capvto3Così, fin dall’inizio del cd, passiamo dalle sonorità pop, quasi leggere e ariose del primo brano, Blooming, alle ripide tensioni rockeggianti di Blindfolded. Forse il pezzo più bello dell’intera raccolta è Flower Girl, nel corso del quale la voce di Valeria si dispiega in modo davvero emozionante, unendo il fascino delle sonorità folk alla magia dell’elettronica, accompagnandoci meravigliosamente, tra seduzioni, sospensioni, sorprese vocali, distorsioni psichedeliche, riprese melodiche, insidie, accattivanti trappole alle quali lasciarsi andare (e avremmo evitato il coro del pubblico, soprattutto alla fine dell’esecuzione). Arcano, invece, come un sistema solare che deve ancora formarsi, è il quasi interamente strumentale The Ocean in the Sky.

La lunga quinta traccia, che dà il titolo all’intero disco, muta pelle nel suo divenire, assumendo una sembianza quasi da rock sinfonico. L’inizio da musica sperimentale di Scrambled Eggs si sviluppa pervenendo a suoni persino hard. Trasognato come composto su di una nuvola è, appunto, Living in a Cloud. Cantabilissima e con molto swing è l’ottava composizione, Looser. Affascinante e sofisticata, prevalentemente strumentale (con un ammaliante suono di cornamusa), The River scorre lenta e maestosa proprio come un fiume. L’ultimo brano, It’s Wrong, è il remix elettronico (da anni Ottanta) di un brano che appariva in una veste molto diversa nel precedente Migratory Birds (peraltro, sempre collocato come traccia 10): possiamo dire che preferiamo la nuova versione? In sintesi, un disco non convenzionale, da ascoltare più volte, per cogliere le sorprese che spesso sono celate nei reticoli sonori e negli anfratti segreti di Supernova e nei virtuosismi vocali di Valeria.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XI, n. 123, marzo 2016)

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