I socialisti bolognesi e modenesi ricordano Marco Biagi

In occasione della ricorrenza del barbaro assassinio, il messaggio sempre vivo del giuslavorista

Marco Biagi fu ucciso il 19 marzo 2002 a Bologna, nella città in cui era nato il 24 novembre 1950. Nella ricorrenza della sua tragica scomparsa, i socialisti bolognesi lo ricordano con affetto.

1-marcobiagi[1]Le indicazioni di Biagi furono innovative, premonitrici di un’evoluzione economica che esigeva nuove riflessioni se si voleva evitare che a subire le conseguenze delle trasformazioni già avviate fossero le categorie più deboli. Biagi non fu un politico nell’accezione consueta del termine. Non lavorò per una parte, ma per un ideale sociale. Anche per questo aderì al Partito socialista italiano ed ebbe, in questo partito, un ruolo importante e riconosciuto. In quanto progressista e democratico, si mise a disposizione del partito, tanto da accettare nel 1999, con autentico spirito di servizio, la candidatura al Consiglio comunale della città di Bologna nella lista dei Socialisti democratici italiani.

Marco Biagi si considerava al servizio dello Stato, quando Stato significa società e società significa equità e solidarietà. Molti non vollero capire il messaggio di quel professore illuminato che, proprio in quegli ultimi anni della sua vita, si sentiva isolato. Era questa una condizione non facilmente sostenibile per uno studioso portato non allo scontro ma all’incontro, al dialogo piuttosto che alla discussione.

1-BIAGI[1]Dopo la sua tragica morte, ci fu una tendenza a dare letture di convenienza, talvolta ben difformi dal suo insegnamento, ad esempio allorché la sua dottrina fu richiamata a sostegno di tesi politiche ed economiche che non appartenevano alla limpidezza delle sue intuizioni. di quelle intuizione e dei suoi studi, oggi, c’è quanto mai bisogno. Nel ricordare il professor Biagi, giuslavorista, docente e studioso indimenticabile, amico e compagno partecipe del riformismo progressista e moderno, i socialisti bolognesi riaffermano di volere proseguire – a conferma della validità del suo insegnamento – il forte e convinto impegno per una società migliore.

18 marzo 2016

Federazione provinciale del Psi di Bologna

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Il 19 marzo 2002 il nostro amico e compagno Marco Biagi è stato ucciso, in modo efferato e delinquenziale. Gli esecutori materiali sono stati condannati, ma, ancora una volta, la nebulosa dei mandanti non stata svelata.

1-BiagiBiagi era uno di quelli “che ce ne vorrebbero”, come dice il popolo, e che ci sono ancora. Marco era un militante che non si nascondeva; colto e coraggioso, sviluppava studi e proposte per il bene del mondo del lavoro. Sua l’idea della job creation, che lo ha fatto apprezzare in Europa negli Stati Uniti e in tutto il mondo civile, tranne che la parte massimalista e parolaia del mondo sindacale e politico italiano. Ribadiamo il concetto della militanza che rafforza il principio dell’azione professionale perché permette a tutti di sapere chi sei, per chi lavori e per quali interessi fondamentali produci.

Ha pagato con la vita questo suo coraggio e questa sua fermezza. Il suo esempio non è perduto né può essere strumentalizzato a fini diversi da quello per cui è nato: tutelare il mondo del lavoro e liberare ogni energia per la piena occupazione. Il suo esempio per noi è fondamentale e non verrà mai dimenticato né da noi né da tutti quelli che, come noi, non tradiranno mai il mondo del lavoro.

1-biagi_marco[1]I nostri figli e i giovani devono conoscere Biagi, al di là delle belle manifestazioni che anche la Fondazione modenese a lui intitolata sta facendo e farà nel suo ricordo, perché conoscerlo è utile per il bene della conoscenza e per rispondere a ogni strumentalizzazione. A Modena c’è un termine dialettale che definisce una tela che può essere rotta ma che immediatamente si ricompone: “tlaréda”. Noi, i nostri militanti, tutti i riformisti, ogni giorno ricomporranno quella tela sottile che uomini come Marco hanno contribuito a creare.

Paolo CristoniGraziella Giovannini – Federazione provinciale del Psi di Modena

(LucidaMente, anno XI, n. 123, marzo 2016; editing e formattazione del testo a cura di Gabriele Bonfiglioli)

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