CINEMA-MUSICA, RECENSIONI|17 giugno 2016 23:13

Le armoniose schegge musicali dei Dropp

Un bel viaggio sonoro quello compiuto dal gruppo torinese col loro primo full-lenght, “Patterns” (White Forest Records)

Un percorso incarnatosi in suoni misteriosi, testi enigmatici, atmosfere lynchiane, entro il quale frammenti apparentemente non riconducibili a unità e armonia riescono nell’intento, creando una complessiva, miracolosa coesione.

2-DROPP]Una fascinazione, spesso cupa, che avvolge l’ascoltatore, stimolandolo a percorrere universi eccentrici, dalle luminescenze e dalle rifrazioni tumultuose e perfettamente ritmiche come delle magnetar perse nello spazio profondo. È questo il lusinghiero risultato al quale è pervenuto, dopo anni di lavoro, il gruppo torinese dei Dropp (Tommaso Laterza, Francesco Sansalvatore, Giorgio Sarno, Stefano Venegoni). Il titolo del full-lenght, uscito a metà maggio 2016 e prodotto dall’etichetta White Forest Records, è Patterns. Otto tracce, che si aggiungono a quelle del precedente ep New Paris. Otto brani nei quali attenta sperimentazione e fruibilità quasi “pop”, suoni “difficili” e armonie godibili trovano la loro proporzione aurea.

Le atmosfere tenebrose e le voci distorte del brano iniziale All Past Paths o di Almagesto (traccia 5) si evolvono in un’elettronica vivace che si allarga verso scenari più ariosi. White Squares assume cadenze pop soffici, ma pur sempre sofisticate, alla Bryan Ferry. All Future Paths riesce a far coesistere frammentismo ed elettroniche melodie entro ritmi sincopati e avvolgenti.

2-droppCome afferma il suo stesso titolo, tratto da un’affermazione del filosofo Paul Feyerabend, il quarto brano Anything Goes, col suo alternarsi di voci appassionate ed eccitate, è un inno a lasciarsi andare al fluire della vita e alla libertà. Not Done, Ideas dovrebbe essere un frammento incompiuto e, invece, con le proprie sonorità danzanti e divisioniste, finisce per essere uno dei pezzi più godibili dell’intero album. Last Sun ha una sorprendente evoluzione finale verso suoni cosmici dall’incontenibile magia. Patterns si conclude con No Induction, brano acido quanto freneticamente “ballabile”. E ora, cari Dropp, attendiamo le vostre prossime stregonerie.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XI, n. 126, giugno 2016)

Recensioni discografiche del direttore Tripodi:
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Altro che musica-spazzatura…

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