Basta mamme anziane (e figli annessi)!

Nel suo romanzo “Come uccidere la propria madre, vecchia”, nuovissima uscita per Bonfirraro Editore, lo scrittore Lucio Scarpone analizza il difficile problema dello scontro generazionale

Un po’ horror, un po’ trattato sociologico, ma anche opera dalle sfumature autobiografiche e tensioni da thriller. Tutto questo è Come uccidere la propria madre, vecchia (Bonfirraro Editore, Barrafranca, 2016, pp. 116, € 11,00), romanzo d’esordio dello scrittore teramano Lucio Scarpone. L’autore definisce il genere del suo libro come “panoramico”, cioè non rinchiuso in compartimenti stagni, ma capace di spaziare fra le materie più disparate.

5-SCARPONEA tessere le trame della vicenda è l’io narrante dello scrittore, un adulto mammone e irrimediabilmente single, alle prese con l’invadenza dell’anziana madre. Durante una cena fra coetanei, l’ossessione per la genitrice diventa il tema della serata. Tutti i presenti sembrano infatti condividere un oscuro quanto sadico desiderio: sbarazzarsi della propria anziana madre, diventata un peso fin troppo ingombrante. Fra esperienze e ricordi comuni, si arriva così a pianificare i diversi omicidi, situazione resa ancora più surreale dalla fantasia e dalle stramberie immaginate per i delitti. Perché uccidere la propria madre non è semplice!

Con le sue tinte irriverenti e grottesche, il libro mira a trovare una soluzione all’annoso problema della differenza generazionale. Nel solco delle scoperte effettuate già a inizio Novecento dallo psicanalista Sigmund Freud, Scarpone individua il nodo della questione nel riverbero, anche in età adulta, della fase infantile con la propria madre. Il libro non offre una semplice casistica di brutali omicidi, come invece sembrerebbe suggerire il titolo dal forte impatto, ma indirizza il lettore verso disincantate considerazioni per una collettività sempre più vecchia e attaccata alla poltrona.

5-SCARPONE (2)Trascendendo i motivi sarcastici, Come uccidere la propria madre, vecchia ci offre una lucida analisi della nostra società, nella quale, specie nelle classi dirigenti, la percentuale degli over 75 è sempre più alta. Assistiamo a un conflitto generazionale sempre più acceso, fomentato da madri troppo premurose e da adulti non in grado di accettare lo scorrere del tempo e di lasciare il passo alle nuove generazioni. A uscirne schiacciati sono i giovani: pigri perché cresciuti pigri; e impreparati a muoversi in un mondo di “squali” come quello odierno perché ancora attaccati alle sottane delle madri. Un libro piccolo e scorrevole, ma capace di evocare profonde e amare riflessioni.

Gabriele Bonfiglioli

(Lucidamente, anno XI, n. 128, agosto 2016)

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