Junkfood & Enrico Gabrielli: film, colonne sonore, jazz

Esce oggi “Italian masters”, disco in vinile (Cinedelic Records) contenente sorprendenti e innovative reintepretazioni di brani di celebri compositori quali Ennio Morricone, Armando Trovajoli e Piero Umiliani

L’incontro fatale con la musica da film non è nuovo per i Junkfood. Già nel marzo 2013, la band jazz bolognese si era felicemente impegnata nell’insonorizzazione live di una pellicola “maledetta”, l’unica girata dal misterioso regista statunitense John Parker (vedi Dementia, una discesa noir negli inferi della psiche).

6-JUNKFOODOggi la loro predestinata attrazione verso le colonne sonore prende corpo nella collaborazione col musicista Enrico Gabrielli, col quale in passato le strade dei Junkfood si erano già incrociate. Ecco, quindi, i quattro del gruppo (Michelangelo Vanni: chitarra; Paolo Raineri: tromba e flicorno; Simone Calderoni: basso; Simone Cavina: batteria) e Gabrielli (sassofono e clarinetto) che iniziano a rileggere in chiave innovativa qualcosa del repertorio del compositore di musiche per film Piero Umiliani. Il risultato è talmente positivo che seguono altre due piccole monografie, dedicate anche a Ennio Morricone e Armando Trovajoli. Nasce così il vinile di Italian Masters (prodotto da Cinedelic Records e in uscita giovedì 27 ottobre 2016), per un totale di nove brani, equamente distribuiti tra i tre musicisti.

Le musiche originali sono filtrate dalla sensibilità dei cinque esecutori cimentatisi nell’impresa. E, talvolta, stravolte, quasi ricreate a tal punto da divenire irriconoscibili. Il bello è che in certi casi l’esito finale sembra migliorare l’originale. Si prenda la Masquerade di Trovajoli per il celebre film Il commissario Pepe (1969, regia di Ettore Scola, protagonista un perfetto Ugo Tognazzi). L’originale, “fischiato”, è lento, glamour, molto legato alle atmosfere dell’epoca; la reinterpretazione dei Junkfood/Gabrielli, invece, è più veloce, ritmata, con cambi melodici sorprendenti e spazialità metropolitane, quindi davvero adatta a un thriller.

6-Junkfood-francesca-sara-cauli-2016-101[1]La duttilità del gruppo è notevole. Ad esempio, l’esecuzione di The Body (colonna sonora di Umiliani per Il corpo, 1974, di Luigi Scattini, con Zeudi Araya) è soffice, trasognata, quasi ipnotica. In parecchi punti di Italian Masters si insinuano piacevolmente accenti jazz-rock, con punte di free, tipici dei precedenti dischi degli interpreti: tanto per citare un paio di tracce, in Gassman Blues (singolare rivisitazione delle musiche ancora di Umiliani per il cult 1958 I soliti ignoti) o nelle quasi cacofonie simili a inquietanti vetri frantumati, presagio di violenza e morte, di Silenzio nel caos (stavolta di Morricone per il primo capolavoro di Dario Argento, L’uccello dalle piume di cristallo, 1970). Inoltre, molte parti del disco sono caratterizzate da quella singolare maestosità che avevamo già segnalato in una nostra precedente recensione del gruppo bolognese (vedi Il nuovo immaginario musicale dei Junkfood).

Tuttavia, il prodotto finale ha non solo la peculiarità di staccarsi dalle fonti, innovandole, come si è già detto, ma, inaspettatamente, anche di allontanarsi pure dai precedenti lavori dei Junkfood e di Gabrielli. Di più. L’ulteriore miracolo è che i tre gruppi di brani (come detto, tre per ciascuno dei tre musicisti) assumono tra loro armonia e coerenza complessive, come se si giungesse a una poetica e a un sound autonomi e peculiari. Grazie, Junkfood/Gabrielli, per questo nuovo, piccolo-grande capolavoro. Ma, essendo fan della band bolognese e loro accurati recensori (vedi anche Altro che musica-spazzatura…), forse abbiamo esagerato… O no?

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XI, n. 131, novembre 2016)

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