CONSIGLI ON AIR, IL LABORATORIO|29 marzo 2017 09:53

Gaming addiction: si può giocare in modo sano?

Se ben usati, i videogiochi permettono di migliorare flessibilità cognitiva, attenzione e memoria. E aiutano le persone affette da alcune patologie

Quando Shigeru Miyamoto, designer della Nintendo, inventò Super Mario Bros., il suo obiettivo primario era quello di realizzare un videogame in cui lui stesso si divertisse giocando. Infatti, il segreto per poter dare vita a un gioco di successo è proprio quello di amare la propria creazione al punto da diventarne dipendenti.

45-videogames-super-mario-641 È però facile cadere in una sorta di dipendenza passiva (la cosiddetta gaming addiction) perché i videogiochi sono costruiti per sfruttare la parte del nostro cervello basata sul sistema della ricompensa, ovvero quel processo che ci permette di ottenere soddisfazione e benessere quando facciamo qualcosa che ci appaga e ci piace davvero. Uccidere un mostro, ottenere punti, completare un livello: sono tutte ricompense che otteniamo e che soddisfano la parte semplice e primitiva di ciò che siamo e che alla fine ci inducono ad appassionarci a un gioco piuttosto che un altro. Anche se la cronaca odierna, come ad esempio la storia del famoso streamer di Twitch morto dopo una maratona videogame benefica di 22 ore, talvolta ci pone di fronte a situazioni di forte dipendenza che favoriscono l’isolamento sociale, l’obesità e la violenza, è ancora possibile giocare in modo sano.

Giocare poche ore al giorno e in momenti specifici della giornata (lontano dai pasti, dopo le ore di lavoro o, nel caso dei ragazzi, dopo aver fatto i compiti) può avere molti effetti benefici sulla psiche umana, in modo particolare a livello cognitivo, ma anche dal punto di vista fisico. Ovviamente, un uso consapevole e guidato dal buonsenso è premessa fondamentale per non scivolare nell’abuso e per questo motivo molte aziende specializzate hanno sviluppato programmi specifici per evitare forme gravi di dipendenza.

Il mondo del gambling, ad esempio, ha sviluppato programmi di gioco responsabile che mettono in sicurezza il giocatore garantendogli di giocare su siti di poker sicuri, legali e regolamentati Aams. Proprio dal poker arriva la storia di William Watcher, un americano di 95 anni, pokerista professionista, che dimostra come i giochi possano giovare positivamente alla mente umana. Watcher, nonostante soffra di cataplessia, una patologia che causa la perdita improvvisa del tono muscolare, è uno tra i più famosi giocatori di poker al mondo. Proprio grazie al gioco è riuscito a tenere attiva la sua mente ottenendo diversi benefici e riuscendo a contrastare le difficoltà derivate della sua malattia.

45-giochi-gamesÈ stato inoltre dimostrato da test e studi scientifici che gli adolescenti che giocano in modo sano ai videogiochi hanno più possibilità di guarire velocemente dall’ambliopia, una malattia che si manifesta nella prima infanzia, meglio conosciuta come “occhio pigro”, rispetto ai loro coetanei che non hanno mai giocato e stimolato quindi entrambi gli occhi con un videogame. I benefici che videogiochi e giochi online possono apportare sono davvero numerosi: migliorano la flessibilità cognitiva, l’attenzione e la memoria, ottimizzando le prestazioni sul posto di lavoro, soprattutto in quelle professioni che richiedono una buona coordinazione oculo-motoria, attenzione, eccellente memoria di lavoro e rapidità decisionale. Ma non solo; molti giochi sono utili anche a sviluppare una migliore capacità motoria. Sono infatti noti gli effetti positivi di tutti quei giochi interattivi basati sullo sport o attività in cui l’essere umano è invitato in prima persona a utilizzare altre parti del corpo per giocare.

Con la realtà virtuale, poi, l’esperienza di gioco e i benefici raddoppiano. Infatti, è possibile giocare a un videogame senza utilizzare gli stimoli sensoriali (vista, udito o tatto) ma sfruttando invece informazioni trasmesse dal computer direttamente al cervello. Questo potrebbe permettere in futuro ai ricercatori e agli scienziati una stimolazione non invasiva del cervello, che di conseguenza si tradurrebbe nello sviluppo di nuove protesi o, semplicemente, di apparecchi per la realtà virtuale ancora più realistici.

Fabio Vanacore

(LucidaMente, anno XII, n. 136, aprile 2017)

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