CULTURA SPORTIVA, DALL'EMILIA-ROMAGNA|16 giugno 2017 00:07

Spal, da uno Zigoni all’altro

Episodi, curiosità, aneddoti, rievocati in occasione del ritorno in serie A, 49 anni dopo, della gloriosa società calcistica ferrarese

BATTUTA IN CILE LA NAZIONALE-SPAL! Con questo velenoso titolo a caratteri cubitali il primo rotocalco sportivo italiano (Supersport, diretto da Gianni E. Reif, inventore del Guerin Sportivo) sintetizzò il giudizio poco lusinghiero sull’esito disastroso della partita Cile-Italia. Disputata il 2 giugno 1962, si concluse 2-0 per i sudamericani padroni di casa (agevolati da uno scandaloso arbitraggio dell’inglese Ken Aston) e ci costò l’eliminazione dai mondiali di quell’anno.

L0-spalstemma1’accusa di inadeguatezza nella conduzione tecnica era chiaramente rivolta a Paolo Mazza, il “mago di campagna” cui erano state affidate le sorti della nazionale unitamente a Giovanni Ferrari e a Helenio Herrera. Ma “HH1” si sfilò quasi subito, Giuanìn Ferrari non aveva molto peso e quindi la responsabilità ricadde per intero sulle spalle di Mazza (unico presidente di club, se la memoria non ci inganna, a guidare dalla panchina una rappresentativa nazionale). Quel 1962 segnò il punto più alto della parabola del “presidentissimo” che dal campionato 1951-1952 aveva sempre guidato la Spal (acronimo di Società Polisportiva Ars et Labor) in serie A, portandola al 5° posto nel 1959-1960 (miglior piazzamento di sempre) e sfiorando nel 1962 la conquista della Coppa Italia.

Nella massima divisione la squadra biancoazzurra – amata visceralmente dai ferraresi (che non dicono “vado allo stadio” ma “vado alla Spal”) – sarebbe rimasta fino al 1967-68, allorché schierò in uno sfortunatissimo campionato, Alberto Reif, figlio proprio di quel giornalista che aveva sprezzantemente censurato il presidente spallino all’epoca di Cile-Italia. Ah, le coincidenze, le nemesi, nonché i corsi e i ricorsi della storia

0-spal_1991-19921Povero Alberto, talentuoso calciatore vagabondo dal ciuffo ribelle, scomparso nel 2012. Preso come riserva di Jair all’Inter, non andava molto d’accordo con il neoarrivato Heriberto Herrera: troppa disciplina, pugno di ferro e niente libera uscita. Quando poi si andava in ritiro, le stanze dovevano essere prive di lampadine perché «di notte bisogna dormire per prepararsi alla partita». Peggio di Ceausescu, ma il calcio, allora, era così. Davvero troppo per un carattere anticonformista come quello di Alberto, che non pianse certo allorché “HH2”, il teorico del “movimiento” (famoso per la frase «per me Sivori è uguale a Coramini», pronunciata quando allenava la Juve), fu esonerato e cedette il posto a “Robiolina” (alias Gianni Invernizzi), che trascinò l’Inter all’inaspettata conquista dell’11° scudetto.

Purtroppo l’ultimo campionato biancoazzurro in serie “A” non fu certo benedetto dalla sorte. Albertino Bigon faticava a trovare un ruolo e l’assenza di Fabio Capello (ceduto alla Roma per l’iperbolica cifra di 230.000.000 di lire!) si faceva sentire. L’anno precedente era stato accettabile e per lo più veniva (e viene) ricordato per i tre rigori concessi al Napoli (e trasformati da Altafini) dal signor Concetto Lo Bello da Siracusa, che surriscaldarono – come mai prima era accaduto – lo stadio di Ferrara. Vi fu anche una “coda” che suscitò l’interesse dei “dietrologi”.

0-spal_1979-19801Lo Bello, infatti, subì un’accurata verifica fiscale; e il ministro delle Finanze, in quel periodo, era il socialdemocratico ferrarese Luigi Preti, che, secondo la “vulgata” dell’epoca, avrebbe in tal modo voluto colpire il “fischietto” siciliano… Una telenovela ante litteram! Sul finire di quel lontano 1967 la colonna della Spal, Oscar Massei, si trovò a fare i conti con una fastidiosa labirintite e Mazza cercò, con poco successo, di impiegarlo come “libero” suscitando infuocate polemiche sulla stampa cittadina. Si infortunarono poi il “dribblomane” Carlo Dell’Omodarme e il già citato Reif. Inoltre, per colmo della sfortuna, non fu recuperato Maurizio Moretti (detto “Moro”, uno stopper più che grintoso, sempre pronto a mordere le calcagna dei centravanti avversari). Così la situazione precipitò.

Tuttavia, il 31 marzo del 1968 la Spal riuscì a battere in casa, con un gol di Giovanni Brenna (una scoperta di Mazza, che lo aveva prelevato dalla serie C, nonostante l’età non più giovane) nientemeno che il Cagliari di Gigi Riva e Roberto Boninsegna. La tifoseria si galvanizzò e nella partita successiva (la quartultima) la squadra estense riuscì a vincere in quel di Mantova per 1-0 con un gol di Paolino Stanzial, un bel terzino “fluidificante” che fu poi ceduto alla Fiorentina.

0-stadio-calcio-spal-l-aquila1Alla terzultima di campionato i ferraresi sconfissero pure l’Atalanta, diretta concorrente per la salvezza, con una rete al 92’ del libero Arturo Bertuccioli, che rischiò di morire soffocato. Dopo il gol, infatti, cadde stremato al suolo e i compagni di squadra gli si lanciarono addosso per la gioia, coprendolo con i loro corpi e togliendogli letteralmente il respiro. Restavano due partite terribili, da giocare a Firenze e a Ferrara con la Juventus. Con i viola (fatale fu il 5 maggio, carico di reminiscenze mortifere) andò male, anche perché le speranze riposte da Mazza su Gastone Bean si rivelarono infondate. E, così, mentre i bergamaschi e i “lanieri” di Luis Vinicio (come venivano chiamati dai cronisti i giocatori del Lanerossi Vicenza), diretti concorrenti della Spal, riuscivano a raggranellare punti, la squadra di Mazza capitolò in casa contro la Juve di Cinesinho, Del Sol, Menichelli e Gianfranco Zigoni, il quale al 9’ minuto del primo tempo segnò una rete che gli spallini non riuscirono a rimontare. Era il 12 maggio del 1968.

Quarantanove anni dopo, il 18 maggio del 2017, chi firma la doppietta che consente alla Spal, già promossa alla penultima giornata, di sconfiggere il Bari, di restar prima in classifica nel campionato di serie B e quindi di concludere in bellezza il proprio percorso? Gianmarco Zigoni, figlio di Gianfranco. Uno Zigoni fece retrocedere il club ferrarese, uno Zigoni l’ha fatto risorgere. Incredibile! E poi dicono che Giambattista Vico, coi suoi corsi e ricorsi storici, non avesse ragione…

Mario Gallotta

(LucidaMente, anno XII, n. 138, giugno 2017)

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