Italia, la fuga dei cervelli dal Sud al Nord

Si parla tanto delle grandi migrazioni globali, ma vi è ancora, anzi è in aumento, quella interna al nostro paese e che riguarda giovani laureati. Il caso Basilicata

Uno dei più grandi fatti antropologici che caratterizza da sempre la storia dell’uomo è la migrazione. Un argomento capace di carpire l’attenzione e l’interesse tanto di accademici quanto di avventori da bar. Sebbene oggi si parli soprattutto degli spostamenti di grandi masse di persone sul pianeta, è costante, anzi in aumento, il fenomeno migratorio interno al nostro paese.

21-studenteUn fenomeno in continua evoluzione, ma con tante similitudini tra i nuovi migranti e quelli del passato. I nuovi oggi sono giovani, tanti giovani. La valigia di cartone è stata sostituita dal trolley e i treni della disperazione dai voli low cost. Nel 1980 solo il 5% degli emigrati meridionali al nord era laureato. Nel 2015 siamo arrivati a quasi il 25%. Uno di loro è A.G., che di anni ne ha 24 e si è appena laureato. È nato a Matera, Città dei Sassi, riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Seconda città della Basilicata per popolazione e, soprattutto, città capitale europea della cultura per l’anno 2019. Chapeau. Il giovane vuole fare il giornalista. Vuole scrivere al mondo della sua terra, delle sue tradizioni e della sua cultura.

Vuole raccontare di quei sassi che hanno affascinato anche un certo signore americano, di nome Mel Gibson, che di mestiere fa l’attore. Nonostante la grandezza della sua terra, A.G. è costretto all’ennesimo e sofferto esodo. Sono circa duecentomila i giovani laureati che hanno lasciato il Meridione per trovare casa e lavoro al Nord, e la Basilicata è la regione del Sud con il tasso di uscita più elevato. A fronte del 23% della Campania, del 43% della Sicilia, del 53% della Calabria, in Lucania si registra addirittura l’83%.

21-scuola-libriLo studio è stato prodotto dalla Rivista economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), edito da il Mulino. Esso parla di un vero e proprio «flusso migratorio unidirezionale», che spinge gli studenti del Sud verso il Nord. Nel 2016 il 40% dei residenti al Meridione, iscritti presso un corso di laurea magistrale, si è spostato presso un ateneo del Centro-Nord. Tra le cause della migrazione c’è il taglio dei finanziamenti pubblici, con una spesa per l’istruzione terziaria al di sotto della media dell’Unione europea. Riduzioni, in particolare, per gli atenei dell’Italia meridionale, con un calo delle iscrizioni che ha portato un ridimensionamento dei finanziamenti e del numero degli studenti.

Spiega il presidente provinciale delle Acli (Associazione cristiane lavoratori italiani) di Potenza, Emanuele Abbruzzese: «Il rapporto Svimez stima in trenta miliardi di euro il danno economico per le regioni del Sud, derivante dal costo dei nostri servizi pubblici di cui ogni studente beneficia direttamente o indirettamente. Quello che per noi è un danno è invece un guadagno netto per le regioni del Centro-Nord. È evidente che a questa situazione occorre mettere riparo».

21-valigia-di-cartoneMerita una citazione quella che è definita la fuga dei cervelli, il brain drain. Riguarda i nostri dottori e ricercatori italiani che, al di fuori dal nostro confine, riescono a produrre più dei loro colleghi stranieri. Così facendo, arricchiscono paesi che formano meno ricercatori di quanto ne abbiano bisogno. La ciliegina sulla torta di un paese che non riesce a tutelare i propri cittadini. Possibile che non si abbia davvero nulla da offrire ai nostri giovani qualificati?

Antonio Muscogiuri

(LucidaMente, anno XIII, n. 148, aprile 2018)

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