Suvari, quando la musica è rinascita

S’intitola “Prove per un incendio” (produzione To Lose La Track/Audioglobe) il nuovo progetto solista di Luca de Santis, che ritorna dopo un momento buio della propria esistenza

La musica può essere un ottimo rimedio per i mali dell’anima e del corpo, ha il potere di tirare fuori le sofferenze che fatichiamo a esprimere ed è la compagna ideale nei momenti difficili. Nel caso di Luca de Santis, in arte Suvari, è stata tutto questo e molto di più. Prove per un incendio, prodotto da To Lose La Track/Audioglobe, è l’album che segna la sua ripresa dopo una dura malattia.

16-suvari-prove-per-un-incendioL’artista, nato nella provincia toscana e vissuto altrove dall’età di 18 anni, nel 2015 viene colpito da una rara forma di neuropatia motoria che lo costringe a lasciare Londra, città in cui viveva e lavorava, e a tornare a casa dai genitori. Dopo la degenza ospedaliera, Luca deve affrontare un lungo e doloroso periodo di riabilitazione in uno stato di semiparalisi, durante il quale cerca e trova conforto nella musica. Il giovane, infatti, è abituato a esprimersi con le note: è stato il fondatore dei Lags e successivamente del progetto solista Tv Glue, di cui Suvari si può considerare l’evoluzione. La scelta del nome d’arte è abbastanza casuale, frutto della ricerca di una parola semplice, che si pronuncia come si scrive e che ricorda il suono di un nome proprio.

La malattia gli impedisce di suonare uno strumento, motivo per cui Luca inizia a comporre con l’aiuto del computer e di strumenti elettronici. Il risultato è appunto Prove per un incendio: un album in cui risuonano le influenze della musica punk inglese, che l’artista ama e ascolta da sempre (Cure, Joy Division, New Order, Pulp; ma anche i più recenti Baxter Dury, Jamie T, Tom Vek), mischiate ai suoni della batteria elettronica e dei sintetizzatori. Gli unici strumenti reali sono il basso e alcune chitarre. Dalla musica punk Luca riprende anche il principio base: “Non importa come, ma suonalo!”

L16-suvari’album di Suvari si compone di nove tracce, scritte in italiano, e racchiude esperienze personali, riflessioni sulla distanza, racconti della vita in provincia – con cui l’artista ha un complesso rapporto di odio e amore. Oltre alle già citate influenze musicali, il disco contiene diversi riferimenti letterari, tra i quali echi da Shalom Auslander, Dino Buzzati, Stefano Benni, Don DeLillo, Dave Eggers e Michele Mari; citazioni di graphic novel e fumetti (Gipi, Alan Moore). Punto Omega – come l’omonimo libro di DeLillo – è il significativo titolo della prima traccia (vedi videoclip), che rappresenta in tutti i sensi l’inizio dell’avventura di Suvari. Secondo la definizione dello scienziato gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin, «Il Punto Omega descrive il massimo livello di complessità e di coscienza verso il quale sembra che l’universo tenda nella sua evoluzione». Il testo del brano è stato ricavato da uno scambio di mail tra l’artista e l’amico Paolo Arzilli.

Altre canzoni parlano del difficile rapporto di Luca con la provincia, come Da qui e Cosmonauta; in particolare in quest’ultima, l’artista si immedesima in un astronauta che parte e allontanandosi riflette su ciò che lascia, tra il rancore e la nostalgia. Interessante anche la traccia Per quel che vale, scritta in collaborazione con Antonio Canestri, cantante e chitarrista dei Lags. La scelta di un brano così lontano dalle sonorità della band precedente non è casuale, ma si basa sulla logica dei contrasti. Aspetti concettuali come questo e riflessioni profonde si alternano a momenti di leggerezza, facendo dell’album un modo Per lasciarsi trasportare dal vortice della vita.

Chiara Ferrari

(LucidaMente, anno XIII, n. 149, maggio 2018)

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