ATTACCO FRONTALE, RECENSIONI, STORIA|8 luglio 2018 11:44

«Un mondo finisce e un altro non inizia»

Il sottotitolo di “Tramonti” (Giubilei Regnani editore) del saggista Marcello Veneziani fornisce di per sé il messaggio essenziale del libro

La fine della grande illusione comunista e la sua trasformazione in una nuova tirannide, quella del politicamente corretto. Il tramonto dell’Europa e della sua civiltà e cultura. Una Chiesa cattolica che sembra aver perso la propria bussola tradizionale. La destra che si dissolve nel populismo. La democrazia fittizia degli stati occidentali.

veneziani-tramontiSono questi i contenuti dei cinque capitoli nei quali è suddiviso Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia (Giubilei Regnani editore, pp. 304, € 18,00) dello scrittore e opinionista Marcello Veneziani, attualmente editorialista de Il Tempo. Ed è proprio l’ampio sottotitolo a fornire la chiave di lettura più chiara dei tanti approfondimenti e idee contenuti nella pubblicazione. Che una civiltà nasca, cresca, si affermi e poi decada fa parte dell’ordine naturale delle cose. Questo vale anche per la civiltà europea, formatasi in più di duemila anni per accumulo e interazione tra cultura greca, romana, cristiana, rinascimentale, illuminista, scientifica, ecc. La novità consiste nel fatto che non si vede all’orizzonte un nuovo inizio, un nuovo edificio che stia sorgendo, ma solo macerie e una sorta di cupio dissolvi.

Scrive l’autore del volume nella sua introduzione Porta d’ingresso. Punto Zero: «Non è la fine del mondo, come non ci fu la fine della storia; semmai è la fine di un mondo, come è accaduto altre volte. Stavolta però manca il fervore degli inizi, manca l’accenno a un nuovo che non sia solo la decomposizione del vecchio». Il pensiero unico dominante deriva anche dai «residui tossici» del comunismo, passato, secondo Veneziani, dal Pc (Partito comunista) al pc (il politically correct); magari, aggiungeremmo noi, attraverso il pc (il personal computer).

marcello-venezianiCosì, la formula della sinistra occidentale postcomunista è: «liberismo economico e ideologia radical, mercatismo e “correttismo”, globalizzazione e internazionalismo, borghesia individualista e ideologia dell’accoglienza universale». Con l’aggiunta dell’eterno spauracchio del “pericolo fascista”, se non altro per giustificare gli orrori del comunismo, e dell’intimazione ideologica, con l’introduzione di veri e propri reati d’opinione, derubricati quasi psichiatricamente come “fobie” (xenofobia, islamofobia, omofobia, sessuofobia, ecc.). Sicché «non è possibile alcun dialogo e confronto, perché l’avversario è per definizione ignorante, demente o retrivo, corrotto, criminale o asservito. Ed è perciò sessista e fascista, razzista e xenofobo».

Un processo di omologazione che si origina dalla saldatura tra Sessantotto, cattolici democratici e postcomunisti. La nuova egemonia culturale, col suo potente esercito «mediatico, accademico, scolastico, politico e giudiziario […] non ha veicolato idee, valori e modelli positivi ma è riuscita a dissolvere» ciò su cui si basava la nostra civiltà: una «formidabile, quotidiana demolizione di culture e modelli preesistenti legati alla famiglia, alla natura, alla vita e alla nascita, al senso religioso e alla percezione mitica e simbolica della realtà, al legame comunitario, alle identità e alle radici, ai meriti e alle capacità personali».

veneziani-alla-luce-del-mito1La sinistra odierna si preoccupa di chi soffre, purché sia lontano e non sotto i propri occhi (africani ma non le famiglie italiane poverissime), dei colpevoli e dei criminali e non degli innocenti e delle vittime, di minoritarie categorie “protette” («immigrati, neri, rom, gay, transgender»), contrapponendo in modo odioso neri/bianchi, immigrati/“nativi”, donne/uomini, trasgressivi/“normali”. È prona all’idea di un’Europa di burocrati, tecnocrati, banchieri. Un continente meno forte, meno unitario e dove si verificano minori scambi culturali che ai tempi dei nazionalismi e delle due tragiche guerre totali. A tale decadimento della civiltà europea si aggiunge la novità di uno dei suoi fattori di unità, la Chiesa cattolica, che, in particolare sotto il pontificato bergogliano, «insegue i cambiamenti» e la modernità. Oggi il nostro continente, a causa anche dell’invasione islamica e della politica culturale dell’Unione europea, può dirsi quasi completamente scristianizzato e desacralizzato.

Le destre, demonizzate perché accostate senza motivo, ma per pura propaganda ideologica delle sinistre, al pregiudizio di essere “bigotte”, “reazionarie”, “fasciste”, “naziste”, ecc. ripartono dal pur discutibile “populismo”. Secondo Venziani, il populismo è appunto «la risposta al sistema globalitario e alle sue oligarchie economico-finanziarie, tecnocratiche e intellettuali». Esso esprime: la rivendicazione della sovranità; l’attenzione agli interessi nazionali, locali e popolari; la difesa dei confini e «la politica di prossimità» («amare il prossimo ma a partire da chi ti è più prossimo»); il ritorno alla realtà e al buonsenso. In tal senso, il “conservatore” è chi conserva ciò che c’è di prezioso nel nostro passato, «la connessione verticale», la continuità di alcuni punti fermi, la natura, il senso del dovere rispetto all’orrore odierno dell’«egolatria» imperante, con la soddisfazione immediata di ogni desiderio, di ogni capriccio, di ogni trasgressione.

veneziani-lettera-agli-italiani51È positivamente conservatore anche chi crede nell’importanza dello Stato. L’ultimo capitolo di Tramonti, infatti, è dedicato alla crisi delle democrazie occidentali, insidiate all’esterno dai «poteri opachi, […] banche, fondi monetari, commissioni, organismi globali e multinazionali», all’interno da minoranze “progressiste” che pretendono di «avere il monopolio della correttezza ideologica, legalitaria e politica e di imporlo alla società anche attraverso leggi e regolamenti», oltre che attraverso una massiccia e pervasiva propaganda. La risposta a tutto questo è, per Veneziani, il realismo: vedere in modo disincantato la realtà, valorizzare i meriti, scegliere il minor male possibile, salvare il meglio delle tradizioni, recuperare i miti fondatori e l’umano, combattere il narcisismo compulsivo e l’assenza di ogni regola. Altrimenti, il rischio è «il Nulla».

Le immagini: la foto di Marcello Veneziani è tratta dal sito ufficiale dello studioso.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XIII, n. 151, luglio 2018)

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