A Bologna arriva Camilla, l’emporio di comunità

Un supermercato di prodotti etici e sostenibili gestito da una cooperativa in cui i soci sono al tempo stesso proprietari, gestori e clienti

Ci sono i mercati con i produttori dei territori, ci sono i Gas [gruppi di acquisto solidale, cioè cittadini che si organizzano per fare la spesa dai produttori del territorio, ndr] e poi, a Bologna, c’è Camilla, il neonato emporio di comunità, primo in Italia. Non un semplice supermercato, ma un vero e proprio percorso che coinvolge oltre quattrocento soci in quello che è un esperimento sociale ed economico, a dimostrazione che – volendo – è possibile cambiare i modelli di consumo e produzione.

15-1. emporio camilla Camilla nasce dall’esperienza di altre due realtà cittadine: Campi aperti, associazione di produttori e fruitori che sostiene l’agricoltura biologica locale, e Alchemilla, gruppo di acquisto solidale attivo a Bologna dal 2013. Entrambe condividono il principio del consumo critico, cioè fare la spesa scegliendo non solo in base al prezzo e alla qualità, ma valutando anche la storia sociale e ambientale del prodotto e il comportamento delle aziende. Perciò i produttori coinvolti nei mercati e nei Gas devono rispondere a requisiti specifici: qualità degli ingredienti (naturale, biologico, ecologico); prezzo equo e trasparente; impatto ambientale ridotto; provenienza (locale, filiera corta, Sud del mondo o contesti svantaggiati); conoscenza diretta dei produttori e tutela dei diritti dei lavoratori. Tutti elementi che dovrebbero essere garantiti da qualunque supermercato; purtroppo, come sappiamo, non sempre è così.

Camilla è nata con un obiettivo ambizioso: coinvolgere sempre di più il consumatore nello sviluppo e nella gestione del servizio. È per questo che soltanto i membri della cooperativa – sorta appositamente – possono fare la spesa all’emporio. Essere socio non significa solo contribuire economicamente versando una quota: è richiesto anche uno sforzo in termini di tempo (tre ore al mese) da dedicare a una delle molte attività necessarie affinché il progetto funzioni (fare le pulizie del locale, stare alla cassa, riempire gli scaffali…).

15-3. cantieri di coprogettazioneCamilla, nata a maggio del 2018, conta ad oggi oltre quattrocento iscritti, provenienti da Bologna e provincia, di età compresa tra i 25 e 65 anni, di diversa estrazione: nuclei familiari, single, studenti, lavoratori. Tale risultato è frutto di un lavoro capillare sul territorio fatto da Alchemilla e Campi aperti (gli stessi produttori sono soci) che, raccontando il progetto, sono riusciti a coinvolgere sempre più individui. L’idea di costruire una comunità, non un servizio, rappresentava una sintesi di esigenze da risolvere: Alchemilla aveva bisogno di più persone che si occupassero della gestione dei Gas e Campi aperti di ampliare le vendite. L’esperienza è la prima in Italia, ma mutua gli strumenti da realtà attive da tempo all’estero, quali Park slope food coop, nata a New York nel 1973, che oggi conta 16.000 aderenti, la Louve di Parigi o la Bees coop di Bruxelles. Inoltre, è frutto di un lungo percorso di co-progettazione fatto con i cittadini interessati, iniziato a settembre 2017 e concluso a maggio 2018. La sua costituzione, la scelta dei produttori, la realizzazione dell’emporio stesso, la ristrutturazione, le campagne informative sul territorio: tutto è stato definito e costruito dai futuri soci, in un’ottica di collaborazione e coinvolgimento attivo. Qui potete leggere i report di ogni incontro o “cantiere”.

15-2. ristrutturazioneCamilla si autodefinisce «un progetto di cambiamento, non solo economico, ma anche culturale e sociale» e lo è a tutti gli effetti: conoscere chi produce ciò che si acquista, sapere che opera rispettando il lavoro e l’ambiente, impegnarsi in prima persona per costruire una società più giusta dovrebbe essere obbligatorio per tutti, soprattutto in un momento come questo, in cui il tema ambientale è più che mai urgente e lo sfruttamento del lavoro una triste realtà. L’augurio è che nascano sempre più progetti simili. Innanzi tutto perché fanno informazione e cultura su aspetti che tendiamo a ignorare, ma ci riguardano direttamente; inoltre, dimostrano che il cambiamento è possibile, ma non può venire dall’alto: deve essere l’impegno quotidiano di ogni singolo cittadino.

Per maggiori informazioni, si può visitare il sito https://camilla.coop/. Qui potete leggere un servizio di Bologna Today su Camilla.

Le immagini: foto provenienti dall’account Flickr del progetto.

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 157, gennaio 2019)

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