Ike e i suoni del mondo

Esce oggi “Construction Site” (Irma Records), primo album del musicista veneto Isaac de Martin. Uno splendido ensemble di musicisti e voci per celebrare il pianeta Terra e la sua potente Natura

Un insieme di musiche suggestive, affascinanti, avvolgenti. Una variegata mescolanza di voci, di strumenti, di stili musicali, con prevalenza di World Music, Ambient, New Age. Con un comune denominatore: l’omaggio al pianeta Terra e alla vita prodotta dalla sua possente Natura, nonché alle infinite sonorità scaturite dalla creatività delle culture umane. È questo, in sintesi, il profilo del primo concept album, nonché debutto assoluto di Ike. Ovvero il musicista Isaac de Martin, nato ad Abano Terme (Padova) nel 1986.

6-IkeResidente tra Berlino e Bassano del Grappa, è abile e fantasioso compositore di musiche per cinema e teatro (Finlandia, Germania, Italia, Russia). Il titolo del suo nuovo, eccellente lavoro è Construction Site (“Cantiere”), che, prodotto dall’ormai navigata Irma Records, esce proprio oggi, 10 maggio 2019. Per realizzare il suo progetto, Ike ha sfruttato i momenti liberi tra concerti e tournee, riuscendo a coinvolgere un’impressionante schiera di artisti vocali e musicisti. Eccoli, in stretto ordine di apparizione nelle nove tracce dell’opera, tutte composte da Ike: Niklas Ahlsved (batteria, Finlandia), Karla Hajman-Stereochemistry (voce, Serbia), Mauro Brunato (basso elettrico, Italia), Fabio Calzavara (sassofoni, Italia), Nicola Barbon (contrabbasso, Italia), Riccardo Carli (basso elettrico, Italia), Giacomo Li Volsi (arpa, Italia), Hannu Lamminmäki (trombone, Finlandia), Julian Bidner (trombone, Germania), Iva Mabbasta (voce, Nigeria), Alaa Arsheed (violino, Siria), Abagar Quartet (voci, Bulgaria), Krastio Dimov (Kaval, Bulgaria), Alice Vivian (voce, Italia), Tommaso Troncon (sassofoni, Italia).

Come si vede, un vero e proprio giro del mondo in 42 minuti – questa è la lunghezza complessiva del disco – visto sia come Natura sia come suoni prodotti dagli esseri umani. I componimenti che costituiscono Construction Site son tutti belli, curati, suggestivi, alcuni solo strumentali. Difficile scegliere il preferito. Analizziamoli traccia per traccia. Flughafen Love è vivace, ironico, nel raffigurare, attraverso la graffiante voce di Karla Hajman, le difficoltà dell’essere umano urbanizzato di fronte alla forza della Natura.

6-IkeIl secondo brano è deliziosamente solo strumentale: Auburn June affascina, anche grazie ai sassofoni di Fabio Calzavara, e intende riflettere sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale. In Plastikspoon torna la voce della Hajman, a raccontarci le avventure della plastica, dalle felci preistoriche al petrolio al cucchiaio usa e getta. Das Birke è una composizione connotata dall’arpa celtica di Giacomo Li Volsi, con i tromboni e il sax finale a lanciare un urlo di struggente amore verso la Natura violentata. A Ballad To Ms. Forest è una sorta di ninna nanna, che culla uomo e Natura, cantata dalla potente voce di Iva Marcon. Il fascino delle magiche voci bulgare, unito a quello del kaval (strumento simile al flauto traverso), caratterizza il sesto brano, Balchik Garten: un inno all’ancestrale folklore contadino. Torna l’arpa celtica di Li Volsi, insieme al violino siriano di Alaa Arsheed, in Seeds’n Flower.

Un brano strumentale che ci fa “vedere” la trasformazione del seme in fiore. La madre di Mother Don’t Cry è Madre-Natura, alla quale la voce di Alice Vivian dice di non piangere perché l’uomo, alla fine della sua follia, dovrà tornare da dove è venuto. Conclude il disco The Journey Into The Welcome; in esso si avverte l’impronta elettrica del synth di de Martin in una vivace danza di pulviscoli luminosi che, come i suoni e la vita, si sprigionano nell’aria. E l’ascoltatore di Construction Site non può che partecipare anche lui alle meraviglie che scaturiscono dal cd, lasciandosi andare a un meraviglioso viaggio nel tempo e nello spazio: quello percorso dalla Terra e dalla straripante forza della vita e dell’esistenza in quasi cinque miliardi di anni…

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno XIV, n. 161, maggio 2019)

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