CITAZIONI, DALL'ITALIA, VIAGGI-TURISMO|1 maggio 2019 00:04

“Va’ Sentiero”, il progetto che (ri)scopre l’alta via più lunga del mondo

L’avventura inizia proprio oggi, 1° maggio. E Yuri Basilicò, tra i promotori, ci racconta genesi e sviluppo di un’impresa da percorrere… passo dopo passo

Hanno scelto una data particolare: il 1° maggio. Un caso? Forse, ma fatto sta che proprio oggi inizia l’avventura di tre amici che percorreranno a piedi quasi settemila km su e giù – più su che giù – lungo la nostra penisola. Il loro progetto si chiama Va’ Sentiero e questa è la sua storia. Come succede spesso, tutto è cominciato per caso… Sempre che esista davvero un caso.

20-FERRARI.Sentiero ItaliaÈ l’estate del 2017 e siamo in Corsica. Yuri Basilicò, «esperto di viaggi e di avventura», si trova sul sentiero GR-20, considerato uno dei più impegnativi d’Europa, quando accade un evento che prima o poi accade a tutti i frequentatori abituali della montagna: si perde. Resta calmo, non si dà per vinto e ascolta il suo istinto di montanaro d’adozione – e milanese per nascita – che lo spinge a seguire il ràglio di un asino in lontananza. “Se c’è l’animale”, pensa, “da qualche parte deve pur esserci anche il padrone”. Assecondando questa ferrea logica, si imbatte invece in tre norvegesi, pure loro smarriti in quella terra aspra e magnifica. I ragazzi iniziano a scambiare quattro chiacchiere mentre cercano di ritrovare la via. Ed è allora che, tra un discorso e l’altro, viene fuori il nome del Sentiero Italia, che Yuri, nonostante la sua nazionalità, ammette di non aver mai sentito nominare. Ritrovata la strada e conclusa l’avventura in Corsica, torna a casa, smanioso di saperne di più. Così inizia a fare delle ricerche, che condivide con gli amici e compagni di escursione Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono; i tre riportano alla luce un patrimonio immenso che, come accade spesso, è conosciuto all’estero ma non in Italia.

20-Giacomo Riccobono, Yuri Basilicò, Sara FurlanettoLa scoperta segna l’inizio di un percorso «abbastanza naturale», ammette Yuri. «Ovvio che poi si è trasformato in un progetto», prosegue, «ma è nato tra persone, da tre amici con una passione in comune. Abbiamo iniziato quasi istintivamente a muovere dei passi senza sapere bene come fare e pian piano ci siamo trovati ad avere un’idea che cresceva a vista d’occhio». Il Sentiero Italia è un tracciato lungo 6.880 km, con un dislivello complessivo di 350.000 metri, che in 368 tappe attraversa venti regioni italiane e sei siti Unesco. Ideato da Riccardo Carnovalini, Teresio Valsesia e Giancarlo Corbellini, tre nomi storici dell’alpinismo e dell’escursionismo italiani, è stato realizzato tra il 1983 e il 1995, anno della sua inaugurazione. Attraverso le dorsali appenniniche e alpine, percorre tutto lo stivale (comprese Sicilia e Sardegna), collegando Trieste a Santa Teresa di Gallura. Dopo anni di totale abbandono, durante i quali parti del sentiero sono state privatizzate o invase dalla vegetazione, a gennaio 2018 il presidente del Cai (Club alpino italiano), Vincenzo Torti, ha espresso la volontà di ripristinarlo, grazie soprattutto al lavoro dei volontari delle diverse sezioni.

20-Cima monteIl 2019 è stato proclamato dal ministro dei Beni culturali e del Turismo dell’ultimo Governo Renzi, Dario Franceschini, “Anno nazionale del turismo lento”, ed è all’insegna di questa filosofia che il progetto di Yuri, Sara e Giacomo – tra i 25 e i 31 anni – sta prendendo vita: «La premessa è che siamo appassionati di montagna e che siamo stati tanto a discutere di tutto ciò che non va nelle montagne italiane, del fatto che sono spesso sconosciute, sfruttate, e che c’è un modello di turismo stagionale predatorio che non è esattamente quello che vorremmo. E in più che sono spopolate, che è poi l’aspetto più tragico, senza che questo dramma abbia minimamente voce. Sono posti che da sessanta, settant’anni hanno un’ininterrotta emorragia di persone e di giovani. Oltre a questo, credo che ci sia proprio nei giovani una necessità di tornare ad avere una dimensione più profonda, più interiore, e da qui si spiega il maggiore richiamo delle montagne. È anche vero che la montagna oggi è diventata un po’ una moda e questa per noi è un’altra sfida: fare in modo che non sia solo una tendenza e, quindi, come tale non si esaurisca nel giro di qualche anno, ma che appunto diventi cultura. Moda e cultura sono due campi molto contrastanti».

20-ScarponiCome detto, il trio partirà il 1° maggio da Muggia, in provincia di Trieste, e arriverà a Santa Teresa di Gallura nel 2020 (la prima parte del percorso terminerà a novembre 2019 nelle Marche). Sorge spontanea una domanda sul dopo, ovvero: che cosa ne sarà di questo bel progetto una volta terminato il viaggio? «Con il cammino vogliamo portare alla luce il sentiero e ciò che c’è attorno, dargli visibilità. Poi, nel corso degli anni, prevediamo di organizzare delle percorrenze intorno al tracciato, che non siano necessariamente guidate da noi. Vogliamo creare un format che venga alimentato da altre persone e soprattutto approfondire il lavoro di ricerca sulle terre attraversate. In questo viaggio ne analizzeremo forse il 2%, ma quello che alla fine avremo sarà uno spaccato complessivo e degli spunti sugli aspetti più interessanti o che hanno più bisogno di essere tutelati. Sarebbe opportuno, per esempio, mettere in luce alcuni pezzi di sentiero che attraversano zone con particolari difficoltà. Sicuramente il progetto non termina alla fine del viaggio».

20-TrentinoIl piano dei giovani, in effetti, è stato abbastanza articolato: ha messo in campo un crowdfunding che ha permesso la raccolta di più di 30.000 euro, superando l’obiettivo dei 25.000 inizialmente previsti. Con il ricavato sono stati coperti i costi vivi di vitto e alloggio e sono state acquistate le tecnologie per produrre contenuti multimediali: attrezzatura fotografica, hard disk, drone e dispositivi gps. Obiettivo del progetto è infatti anche quello di documentare il tutto live, realizzando poi materiale che verrà elaborato tramite la stazione di editing on the road: ovvero il furgone che seguirà i ragazzi dal fondovalle e che fungerà anche da supporto logistico, permettendogli di viaggiare più leggeri. Terminato il cammino, verrà poi realizzato un libro fotografico con i paesaggi e i volti del sentiero, quelli degli abitanti dei luoghi attraversati, ma anche quelli di chi deciderà di fare un pezzo di strada con i giovani. Un altro aspetto fondamentale riguarda infatti la possibilità di unirsi al team di Va’ Sentiero e di fare una o più tappe con loro. A tale scopo verrà realizzata una piattaforma da cui sarà possibile monitorarne passo passo la posizione ed eventualmente “iscriversi” alla tappa.

L’idea alla base di tutto è che bisogna meritare ciò che si ha. Secondo Yuri, Sara e Giacomo, si tratta ovviamente delle bellezze del nostro Paese, in particolare quelle dimenticate dal turismo mainstream; esse invece vanno conquistate, vetta dopo vetta, cima dopo cima, perché «chi più in alto sale, più lontano vede», come diceva l’alpinista, scrittore ed esploratore Walter Bonatti, al quale è dedicato Va’ Sentiero.

Le immagini: la locandina del progetto Va’ Sentiero, i tre protagonisti e alcune immagini dei paesaggi interessati dal percorso.

Chiara Ferrari

(LucidaMente, anno XIV, n. 161, maggio 2019)

Print Friendly