DALL'ITALIA, TEMATICHE CIVILI|2 giugno 2019 22:00

Il Cas di Vicofaro e la sua umanità dimenticata

Nostro reportage dalla parrocchia di Santa Maria Maggiore: la “scandalosa” accoglienza di migranti da parte di don Biancalani

Bastano poche immagini. Poche immagini incarnano il dramma e la contraddizione di Vicofaro. Apparentemente insignificanti. Forse, proprio per questo, impietose. Mettono a nudo le conseguenze dell’accoglienza coraggiosa e senza compromessi nei confronti dei migranti di un parroco, don Massimo Biancalani.

18-Vicofaro (2)La parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro è incastonata fra bassi villini residenziali e il raccordo autostradale. Siamo a Pistoia, una trentina di chilometri da Firenze. Qui, nel 2015, il parroco don Biancalani ha iniziato un percorso di accoglienza migranti, aprendo un piccolo Centro di accoglienza straordinaria (Cas). Ospitava sei persone. Con gli anni ha conosciuto una crescita esponenziale: «Se dovessi dire con precisione quanti ragazzi ci sono qui dentro,» ci racconta don Biancalani «non lo so». Ne stima 140: di questi solo sei hanno ottenuto lo status di rifugiati e ricevono il sussidio giornaliero statale. La maggior parte dei finanziamenti che arrivano è di natura privata e laica, la gestione dell’accoglienza affidata a volontari. Lo scorso anno, il Centro di Vicofaro è stato per alcuni mesi nell’occhio del ciclone, complici una dura polemica col ministro dell’Interno Matteo Salvini e alcuni abusivismi edilizi (risalenti agli anni Settanta) riscontrati da Asl e Vigili del Fuoco all’interno dei locali parrocchiali.

È lentamente maturata una fredda ostilità nei confronti del parroco: mentre il quartiere di Vicofaro ha raccolto 192 firme per protestare contro il centro, alcune cooperative di consumo hanno sospeso le raccolte alimentari in favore del centro. «Non siamo più moneta spendibile» commenta, amaramente, don Biancalani: all’ostilità da parte dei partiti di destra fa da (paradossale) contraltare il mancato sostegno da parte di partiti, sindacati e associazioni di sinistra.

18-VicofaroDurante la nostra visita veniamo condotti a un centinaio di metri dal cancello d’ingresso. Da un malmesso sportello metallico fuoriesce un tubo del gas, giallo, appena installato. All’interno si collega al contatore. A giudicare dalla ruggine, ha visto giorni migliori. Dopo un’ispezione, autorità competenti e Prefettura avevano individuato, a ragione, il punto critico del complesso di Vicofaro proprio nella centrale termica. Il primo intervento di messa a norma ha infatti consentito la sostituzione dell’impianto del gas. Collegato a una rete comunale che è ancora quella di quarant’anni fa. Quarant’anni fa. A tanto risalgono anche gli ampliamenti abusivi dei locali parrocchiali, realizzati dal parroco di allora. Sono state avviate le procedure per la richiesta di sanatoria, ma gli enti competenti hanno decretato l’immediata demolizione delle strutture abusive. Senza attendere l’esito dell’istanza di regolarizzazione.

Non ci sono tavoli a Vicofaro. Dovunque coperte, brande, materassi e sedie; tavoli, no. Anche la cucina, non risultando in sicurezza, è stata fatta smantellare. All’interno del chiostro della parte vecchia della chiesa (risalente al XVIII secolo) è stata allestita una cucina economica. A gruppi i ragazzi preparano il cibo. Ai lati, le stanze della catechesi sono state adattate a dormitori. Mentre le attraversiamo, una porta, sulla sinistra, è socchiusa. Come in un’istantanea, per un secondo intravediamo un ragazzo chino sul pavimento. Con un cucchiaio preleva da una pignatta spaghetti al pomodoro e li divide nei piatti di plastica. Sul pavimento, nello spazio di un metro che si apre fra due file di letti a castello.

18-Vicofaro (3)Uno stretto corridoio, con qualche porta laterale, collega il chiostro col sottotetto della chiesa vecchia. Le porte si aprono sulle stanze che un tempo erano adibite alla catechesi. Sono state trasformate in dormitorio, ospitano una quarantina di persone. Non c’è alcuna finestra. La stanza più piccola misura circa cinque metri quadrati: ci dormono sei ospiti, ammassati in tre letti a castello. La chiesa nuova, in cemento armato, sorge all’esterno, di fronte al parcheggio per le auto. Un’unica navata, che la domenica si anima per la messa. Una rampa di scale conduce a un ballatoio: anch’esso è stato adibito a dormitorio, per una cinquantina di persone. Non ci sono neppure i letti. A terra, buttati direttamente sulla moquette, decine di materassi, tappeti, sacchi a pelo.

Edoardo Anziano

(LucidaMente, anno XIV, n. 162, giugno 2019)

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