ATTACCO FRONTALE, INTERVISTE, LIBRI|5 giugno 2019 00:18

Controcultura e stampa alternativa: i ragazzi del 1969-1976

Intervista a Nunzia Manicardi sul suo libro “L’irrazionalità della società capitalistica e i giovani profeti” (Edizioni Il Fiorino)

Nel 1977 Nunzia Manicardi – giornalista, scrittrice e docente modenese – è una laureanda in Filosofia all’Università di Bologna e decide di dedicare la propria tesi di laurea [la prima di quattro, ndr] al tema della controcultura e della stampa alternativa. Da quel lavoro è nato il libro finora inedito L’irrazionalità della società capitalistica e i giovani profeti. Controcultura e stampa alternativa (Italia, 1969-1976), pubblicato nel 2019 (Edizioni Il Fiorino, pp. 134, € 12,00, ebook € 3,99). Si tratta, quindi, di una sorta di profezia di quello che – purtroppo – si è poi realizzato.

15-2_copertina del libroIl libro si divide in due parti: la prima è un’analisi del sistema capitalistico e dei suoi effetti a lungo termine, visibili ancora adesso. La seconda è una raccolta e analisi di materiali – introvabili – della stampa alternativa del periodo 1969-1976, che all’epoca svolse un prezioso lavoro di controinformazione. «Furono i giovani a intuire le potenzialità e le problematiche che negli anni successivi, fino a oggi, sono diventate realtà», sottolinea l’autrice. Da qui la definizione “giovani profeti”: ragazzi che volevano cambiare il mondo, che credevano nella giustizia, combattevano il profitto, il consumismo, la manipolazione delle menti, lo sfruttamento capitalistico, la miseria, la paura, l’ignoranza, l’oscurità e l’oscurantismo. Tutte problematiche che, purtroppo, ancora persistono. LucidaMente ha intervistato l’autrice per sapere di più sulla genesi e le motivazioni del suo testo.

Nunzia Manicardi, com’è nata l’idea del libro?
«Questo lavoro di ricerca nasce per la mia prima tesi di laurea in Sociologia presso la Facoltà di Filosofia di Bologna, dal titolo Irrazionalità della società capitalistica, sottotitolo: Controcultura e stampa alternativa. Italia 1969-1976. Per l’epoca l’argomento era piuttosto innovativo e l’analisi del capitalismo poteva essere considerata presuntuosa. Tuttavia, ho sempre cercato di seguire il mio pensiero e i miei interessi e mi sembrava interessante una riflessione sul tema, soprattutto se corroborata da materiali che avevo raccolto da studentessa. In ambito universitario giravano numerosi scritti, opuscoli, disegni e giornalini autoprodotti, fatti in china e con carta grezza, spesso gratuiti. È stato piuttosto facile metterne insieme tanti. Successivamente, nel corso della mia carriera, ho proseguito e approfondito questa ricerca; ho visto i limiti di certi ambienti, dove tutto è parcellizzato e lottizzato e non finalizzato alla crescita del Paese, specialmente in Italia. Poiché non è una ricerca isolata, mi sarebbe dispiaciuto lasciarla inutilizzata, tanto più che è stata davvero una profezia di quanto poi si è realizzato negli anni successivi».

Di che cosa parlano i documenti raccolti?
«Sono testi, disegni, fumetti, poesie fuori schema, che raccolgono riflessioni su temi come l’alienazione dell’individuo e la distruzione dell’ambiente fino a consigli di vita agreste e macrobiotica. Tutti i materiali inseriti fanno parte del fondo documentaristico che ho donato al Museo europeo degli studenti dell’Università di Bologna. Volevo che restassero in dono alla città, perché ne rappresentano un patrimonio storico, testimonianza di un’epoca di fervore culturale».

15-1. ManicardiCi spiega la sua scelta di pubblicare questo libro oggi?
«L’opera è di estrema attualità per gli argomenti che tratta ed è una soddisfazione sapere di averla scritta nel 1977. Inoltre, è un riconoscimento tardivo quanto indiretto per chi al tempo sosteneva certe idee ed era considerato un “reietto”. Nella seconda parte del volume analizzo i documenti della controcultura in relazione al capitalismo, all’ambiente e all’essere umano. L’analisi che ho scritto è, purtroppo, una smentita della fiducia accordata al sistema capitalistico e allo sviluppo tecnologico. Questi avrebbero dovuto generare benefici per tutti e attenuare le differenze tra le classi sociali, ma non è stato così. Inoltre, l’atmosfera di libertà che si respirava al tempo è oggi impensabile: c’erano lavoro, sicurezze e opportunità che oggi non ci sogniamo neanche».

Quale informazione alternativa abbiamo oggi? Internet e i social possono esser considerati tali?
«I social network e Internet garantiscono indubbiamente a ciascuno una libertà di espressione prima inimmaginabile. Oggi tutti hanno la possibilità di dire la propria, ma questo tutti equivale in un certo senso a nessuno. Tali strumenti di comunicazione hanno creato un livellamento che fa sì che venga meno l’indignazione, annullata dal numero. Inoltre l’informazione, quella vera, è diventata inaccessibile. Abitiamo in un mondo che permette a tutti di sviluppare le proprie capacità, di esprimersi e di realizzarsi, però la società si è ristretta: nonostante il livello socioculturale sia cresciuto, il potere è detenuto da poche persone. Viviamo in una modernità in cui le dinamiche sono sempre più simili a quelle antiche».

LucidaMente si è spesso occupata dei libri della Manicardi; per saperne di più, clicca qui e qui.

Le immagini: la copertina del libro L’irrazionalità della società capitalistica e i giovani profeti. Controcultura e stampa alternativa (Italia, 1969-1976) e una foto dell’autrice Nunzia Manicardi.

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 162, giugno 2019)

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