Siria, l’orrore non si ferma: 61 bambini uccisi negli ultimi due mesi

Save the Children denuncia la situazione nella parte nord-occidentale del Paese mediorientale e ancora una volta si riportano massacri e facciamo il conto delle vittime senza che nulla cambi

Quella in Siria potrebbe essere definita come una guerra dimenticata. In corso da otto anni, non sembra trovare fine né soluzione; i massacri, i morti e le devastazioni non fanno più notizia, né generano indignazione. Il numero di Paesi coinvolti nel conflitto, ognuno all’inseguimento dei propri interessi, aumenta, come quello dei profughi e delle vittime civili che continuano a morire nell’indifferenza generale. La stessa «sorte» è capitata ad Afghanistan prima, Iraq e Libia dopo (qui un interessante articolo sul tema da Linkiesta).

15-2_ la città di IdlibSave the Children, l’organizzazione umanitaria che da cent’anni lotta per salvare i minori a rischio e garantire loro un futuro, riporta attraverso un comunicato che, in seguito all’escalation di violenze in corso nella Siria nord-occidentale, sono 61 i bimbi uccisi nella sola provincia di Idlib. Inoltre, da inizio maggio più di trecentomila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire ai combattimenti. In base a quanto riportato da Hurra Network, partner locale di Save the Children, «dei 61 bambini uccisi negli ultimi due mesi a Idlib, 11 si trovavano a scuola, 25 erano in casa, 10 al mercato, 2 in un campo profughi, un bambino ha perso la vita quando un bombardamento ha colpito l’ospedale in cui era ricoverato, mentre un altro è morto in seguito al contatto con un’arma inesplosa nascosta». Le famiglie, sconvolte, non riescono neanche a dare sepoltura ai loro figli perché costrette a fuggire per i continui attacchi. «Secondo le Nazioni unite, le recenti violenze nella regione hanno provocato tra le 160 e le 300 vittime tra i civili»; dall’inizio di maggio nell’area a nord di Hama e in quella a sud di Idlib «35 scuole sono state danneggiate e si stima che 70.000 bambini in età scolare abbiano attualmente necessità di ricevere supporto educativo».

15-1_mappa Siria«Le famiglie sono distrutte», ha dichiarato Sonia Khush, direttrice di Save the Children per la Siria. «Un papà ci ha raccontato di essersi sentito “fortunato” perché è riuscito a trovare due tombe aperte per seppellire le sue figlie, prima che fosse costretto a fuggire con il resto della famiglia. Ciò che stanno subendo è sconvolgente. Non soltanto hanno dovuto affrontare devastanti perdite, ma non hanno nemmeno il tempo per organizzare un funerale adeguato perché devono pensare a scappare e a mettere in salvo gli altri figli. Le armi esplosive, come dimostra questo terribile bilancio dei morti, hanno un impatto devastante sulle vite dei bambini siriani i quali, pur non avendo alcuna responsabilità in questo conflitto, continuano a soffrire e a pagare il prezzo più alto. Per questo chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare il diritto umanitario internazionale e le leggi sui diritti umani affinché venga data massima priorità alla protezione dei civili. Scuole, ospedali e altre infrastrutture civili vitali devono essere al riparo da ogni attacco e bisogna predisporre le azioni necessarie per garantire che tutti gli autori di gravi violazioni contro i diritti dei bambini in Siria vengano assicurati alla giustizia», ha concluso la Khush.

Save the Children sta attualmente supportando i propri partner sul campo garantendo la disponibilità di beni alimentari e aiuti salva-vita che vengono distribuiti alle famiglie in fuga dalle violenze. Per sostenere gli interventi di Save the Children in Siria: https://www.savethechildren.it/dona-emergenza-siria. Sulla guerra in Siria e sul massacro dei civili in corso da anni, segnaliamo anche il documentario Under the wire del regista inglese Chris Martin (GB, 2018, 99’): attraverso il racconto della sua esperienza, il fotoreporter Paul Conroy, entrato clandestinamente a Homs nel 2012 con la leggendaria reporter di guerra Marie Colvin – rimasta uccisa proprio in quella missione –, ci regala una testimonianza preziosa e devastante al tempo stesso.

Le immagini: una foto della città di Idlib (© Reuters/Ammar Abdullah); la mappa della Siria.

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 163, luglio 2019)

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