Resilienze Festival in difesa del clima (Bologna, 12-15 settembre 2019)

Giunta alla sua terza edizione, dal titolo Radicati e Radicali, la rassegna ospite delle Serre dei Giardini Margherita del capoluogo emiliano è dedicata alle trasformazioni ambientali che stanno coinvolgendo, e sconvolgendo, il nostro pianeta. Sull’evento abbiamo sentito Nicoletta Tranquillo

La giovanissima svedese Greta Thunberg – il simbolo ormai per eccellenza della lotta al cambiamento climatico – è senza ombra di dubbio radicale: ha recentemente attraversato l’Atlantico in barca per raggiungere gli Usa, non utilizza aerei, è vegana. Ha fatto delle scelte nella sua vita quotidiana in modo da ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e cercare di salvare il salvabile, mentre gli scienziati continuano a ripeterci che la Terra sta morendo.

15-1_locandina festival 2019Sarebbe auspicabile, forse utopistico, che tutti diventassimo come Greta; ma è anche vero che tutti possiamo agire nel nostro piccolo per cercare di limitare i danni. È questo l’obiettivo di Resilienze Festival, iniziativa a cura di Kilowatt giunta alla sua terza edizione, che si terrà dal 12 al 15 settembre a Bologna, presso Le Serre dei Giardini Margherita (via Castiglione 134). Un festival crossmediale – come lo definiscono i suoi ideatori – che, attraverso il linguaggio dell’arte in tutte le sue forme, vuole avvicinare al tema dell’ambiente un pubblico sempre più vasto e non limitato agli addetti ai lavori o alle nicchie di persone già sensibilizzate. Tra gli ospiti, il Collettivo Antonello Ghezzi, John De Leo, Alice RohrwacherMassimo Zamboni, oltre a un ricco programma di eventi. Ne abbiamo parlato con Nicoletta Tranquillo, socia di Kilowatt, che ci ha raccontato origini e ambizioni dell’iniziativa.

Come e perché nasce Resilienze Festival?
«Il progetto è nato nel 2016 dall’incontro tra persone con percorsi professionali e interessi diversi (dalla sostenibilità al cinema e alla cultura fino ai diritti umani) che condividevano però un’attenzione per la salvaguardia del nostro ecosistema. Da qui l’idea di un festival crossmediale, cioè che utilizzi linguaggi, strumenti e canali diversi per scuotere un pubblico sempre più ampio sulla questione ambientale che è ormai urgente e non rimandabile. Abbiamo iniziato con proiezioni e iniziative dedicate ai cambiamenti climatici e piano piano abbiamo dato un ruolo più centrale alla cultura in tutte le sue forme: dal cinema alla musica, passando per l’arte contemporanea, concettuale, fino al teatro».

15-3_resilienze festival 2018Si tratta di una strategia di comunicazione sicuramente innovativa…
«L’utilizzo di molteplici linguaggi creativi per parlare di un argomento che è generalmente affrontato da un punto di vista scientifico parte in primis dalla volontà di raggiungere un numero sempre più vasto di persone: coinvolgerle tramite un film o un concerto per far loro scoprire il resto. Nell’evoluzione della consapevolezza e della ricerca abbiamo capito poi come l’arte possa essere lo strumento e la chiave di lettura della complessità che è alla base del cambiamento climatico. Ancora oggi le sfere politiche e decisionali trattano il tema ambiente “spacchettandolo” in sottoinsiemi: mobilità, agricoltura, risorse, pensate come settori a sé stanti da affrontare singolarmente. In realtà, se davvero vogliamo salvare l’ambiente, dobbiamo concepire ognuno di tali ambiti interconnesso agli altri e gestirli come parte di un insieme più grande. Da vent’anni, inoltre, si parla di tipping point, cioè punto di non ritorno: la Terra è un sistema resiliente che nel corso dei millenni ha resistito ai cambiamenti, adattandosi alle variazioni. Ci stiamo però avvicinando sempre di più e sempre più velocemente a questo punto di rottura, oltre il quale non ci sarà possibilità di tornare indietro. Perciò, per evitare una simile catastrofe, dobbiamo agire in modo sistemico».

“Radicati e Radicali” è il tema dell’edizione 2019: ce lo spieghi?
«L’ho già detto; ormai è indubbio che come sistema Terra siamo al limite. I primi allarmanti report dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), l’apparato dell’Onu dedicato agli studi sul cambiamento climatico, risalgono agli inizi degli anni Novanta e oggi la situazione è ormai disperata. Arrivati qui, solo grazie a scelte radicali, cioè estreme e coraggiose, e contemporaneamente radicate sul territorio e all’interno delle comunità, abbiamo una qualche speranza di salvare la situazione. Durante questa edizione del festival abbiamo deciso di dare voce a tutte le esperienze che racchiudano simili dimensioni: raccontare le storie di coloro che, avendo la forza e il coraggio di fare scelte rivoluzionarie, contemplano una visione collettiva. Siamo convinti che la retorica del “è un problema più grande di me/noi” sia un blocco per le persone; diffondendo modelli, esperienze e storie positive è più facile che ciò sia di ispirazione per tutti».

15-4_resilienze festival 2018Resilienze Festival tra cinque anni… come te lo immagini?
«Non abbiamo mai pensato a Resilienze soltanto come a un evento limitato a quattro giorni: la nostra idea era quella di costruire una comunità di sperimentazione e ricerca in materia di ambiente, sostenibilità, mutamenti climatici, al cui interno settori e professionalità diverse potessero incontrarsi e collaborare, uno spazio dove artisti, scienziati, sviluppatori, agricoltori e chi più ne ha più ne metta potessero confrontarsi e trovare delle soluzioni condivise e trasversali. Perciò, anche nel futuro, me lo immagino non soltanto come un festival limitato a pochi giorni, ma come un percorso continuo, che duri tutto l’anno e che coinvolga sempre più persone in questa sfida che è salvare il pianeta».

Per avere ulteriori informazioni e consultare il programma completo del festival, è possibile consultare il sito http://www.resilienzefestival.it/.

Per approfondire il tema del cambiamento climatico, qui sono elencati tutti i contributi realizzati da LucidaMente.

Le immagini: la locandina del Resilienze Festival 2019 intitolato Radicati e Radicali e alcune foto della precedente edizione del 2018.

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 165, settembre 2019)

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