Sulmona, l’arte del confetto

Tour estivo fra il Museo e il punto vendita dolciario della storica fabbrica Pelino, nel cuore dell’Abruzzo

Sulmona non è soltanto una graziosa cittadina abruzzese a ridosso del Parco nazionale della Majella; né è nota esclusivamente per la giostra cavalleresca che ogni anno – nella piazza Garibaldi ornata dal caratteristico acquedotto romano – rievoca le tradizionali battaglie medioevali. Sulmona rappresenta soprattutto la patria dei confetti, prodotti utilizzando le mandorle raccolte nella Valle Peligna, ma anche in Sicilia, in particolare nelle province di Siracusa e Ragusa.

13-antica-composizione-confettiPercorrendo le strade del centro cittadino si assiste a una vera e propria gara di colori e di prelibatezze. Su entrambi i lati del corso principale sfilano qua e là vasi ricolmi di fiori a lungo stelo, tutti con un’unica caratteristica in comune: i petali sono fatti di confetti. Le concorrenti aziende produttrici di queste specialità locali sembrano sfidarsi per solleticare i turisti – e non soltanto – ad assaporare gli svariati gusti proposti, non trascurando il fondamentale aspetto estetico delle composizioni proposte, che le rende centrotavola universali. Visitando la ridente cittadina abruzzese in una mattinata di inizio agosto, ci facciamo sedurre anche noi dal profumo e dalla bellezza di questi confetti. Desiderosi di conoscerne la storia, ci dirigiamo al numero 5 di via Stazione Introdacqua, la sede del Museo dell’Arte e della Tecnologia confettiera di Sulmona. Posto all’interno della fabbrica dei confetti Pelino (www.ilconfettodisulmona.it) – fondata nel 1783 – è stato dichiarato nel 1992 monumento nazionale dal Ministero dei Beni culturali e ambientali: lo dimostra la targa all’esterno, accanto all’ingresso principale della fabbrica. Entrando nei locali veniamo sopraffatti da un invitante profumo misto di mandorle, nocciole e cioccolato.

13-fabbrica-PelinoI nostri occhi faticano a concentrarsi su una composizione alla volta, tanto sono numerose: dal fiore singolo – margherita, tulipano, fiore su cui è posta una farfallina, per esempio – ai mazzi già riuniti con perfetta armonia estetica. Comprendiamo immediatamente quanto sia meritato il premio europeo Leader del Commercio assegnato alla ditta Mario Pelino nel 1969 e incorniciato al piano superiore della fabbrica, negli ingressi del Museo. Ed è proprio in questo palazzo che la storia rivive, imponendosi sulle modernità a cui siamo da tempo abituati: i primi due piani sono adibiti alla mostra dei macchinari utilizzati in fabbrica, mentre il terzo è una sala audiovisivi in cui chi è interessato può sedersi comodamente di fronte a un video che ripropone ciclicamente l’intera storia del marchio.

13-sbucciatrice-mandorle-1930Le attrezzature che si ergono davanti a noi sembrano volerla fare ancora – aggiungiamo, giustamente – da padrone. Seguendo il percorso guidato notiamo – tanto per citare alcuni esempi – una caldaia per confettare, una macchina utilizzata per lucidare i confetti risalente a fine Ottocento, una tostatrice del XIX secolo, una filettatrice per cannella impiegata nel XVIII secolo, un dispositivo datato 1930 per sbucciare le mandorle, un motore elettrico in azione nel 1893, un maestoso registratore di cassa manuale di fine Ottocento. E, inoltre, un’antica composizione artistica di confetti, posta in un’apposita teca trasparente, nonché svariate confezioni di citrato effervescente, altro prodotto tipico della ditta. Vi è poi un angolo in cui impera la storia scritta, sotto forma di riconoscimenti a chi, in famiglia, ha portato avanti la tradizione confettiera. Scendendo nuovamente al piano terra notiamo – attraverso una grande vetrata lucidissima – le macchine in azione per confettare. Il video visto all’ultimo piano ci ha appena spiegato che alcune di esse sono proprio quelle originali del XIX secolo: probabilmente questo è uno dei segreti dell’unicità di questi prodotti dolciari.

Le immaginiantica composizione artistica fatta di confetti; la fabbrica dei confetti Pelino; un apparecchio per sbucciare le mandorle, risalente al 1930.

Emanuela Susmel

(LucidaMente, anno XIV, n. 165, settembre 2019)

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1 Comment

  • Bello questo articolo. Mi ricorda, per la curiosità con cui l’autrice descrive i posti e i dettagli (mai secondari), le suggestioni che si vivevano, alla radio, nell’ascoltare il “Viaggio il Italia” a cura di Guido Piovene.