LIBRI, MONDO E GLOBALIZZAZIONE|3 dicembre 2019 21:36

«Fuga dall’Egitto»: quando l’esilio è l’unica forma di resistenza

Da Berlino agli Usa, da Amman a Parigi: Azzurra Meringolo Scarfoglio racconta nel suo libro (Infinito Edizioni) le storie degli esuli del Paese del Nilo

Non riesco neppure a immaginare di dover essere costretta a lasciare il mio Paese, la mia famiglia, i miei amici, senza la certezza di poterli – un giorno – rivedere, perché la mia vita e quella dei miei cari è in pericolo. Tutto per aver perseguito la giustizia e la libertà o, semplicemente, per aver svolto il mio lavoro.

15-1_ScarfoglioEppure, è quanto è accaduto e ancora accade a migliaia di egiziani, ormai da anni, nell’indifferenza generale (o quasi). Il Paese è stato lentamente svuotato di gran parte della sua classe intellettuale. Giornalisti, attivisti, medici, sindacalisti, artisti, poeti sono stati costretti a fuggire: oltre 60.000 tra blogger, reporter, studenti e ricercatori sono tutt’oggi prigionieri politici, per l’unica colpa di essersi opposti a un regime autoritario che non tollera dissensi. È quanto racconta la cronista Azzurra Meringolo Scarfoglio nel suo ultimo libro Fuga dall’Egitto. Inchiesta sulla diaspora egiziana del dopo-golpe (Prefazione di Moni Ovadia, Introduzione di Riccardo Noury, Infinito Edizioni, 2019, pp. 168, € 15,00), che ho avuto la fortuna di scoprire all’ultimo Festival di Internazionale (vedi anche Stereotipi di genere: quanto influenzano la percezione della realtà?), quando mi sono imbattuta, quasi casualmente, nella presentazione. È stata l’emozione che traspariva dalla voce dell’autrice mentre raccontava la terribile situazione del Paese a spingermi ad acquistare il volume, che ho letto con crescente tristezza e sgomento, ma anche con la flebile speranza che un cambiamento sia ancora possibile.

L’autrice ha vissuto in Egitto prima e dopo la rivoluzione del 2011 per il suo dottorato di ricerca e, oltre al forte legame con la terra delle piramidi, non nasconde lo sconforto per averlo visto sprofondare lentamente nelle mani della dittatura militare. Racconta che il libro è nato per caso, con il dichiarato obiettivo di «narrare un fenomeno che sta cambiando la storia dell’Egitto e potrebbe cambiarne la sua evoluzione», dando voce a tutti quegli egiziani che negli ultimi cinque anni ha incontrato in ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti a Dubai, da Istanbul a Londra, e che hanno voluto affidarle la propria testimonianza di esuli.

Opposition supporters gesture as they wave the national flags in Tahrir Square in CairoQuindici storie nelle quali i protagonisti hanno in comune lo stesso, triste, destino: l’esser stati costretti ad abbandonare – in fretta e furia e spesso con le medesime modalità – la propria nazione e le proprie famiglie perché scomodi e pericolosi per un regime che non tollera voci discordanti. Un altro elemento che li accomuna però è la consapevolezza che solo fuori dall’Egitto avrebbero potuto continuare a combattere. Rimanere avrebbe significato arrendersi, tacere, piegarsi alla dittatura. Fuggire significa rinunciare a tutto, tranne che alla possibilità di lottare: «Se fossi davvero finita in carcere, non avrei potuto fare più nulla per difendere i diritti degli egiziani che avevo a cuore. Ho iniziato a realizzare che lontano dal Nilo avrei potuto portare avanti la mia battaglia», dice Hind Nafea, una dei 229 attivisti condannati all’ergastolo nel 2015 per aver protestato nell’autunno del 2011 contro la nomina del nuovo primo ministro Kamal al-Ganzouri, imposta dal Consiglio supremo delle Forze armate. A quasi nove anni dalla rivoluzione di Piazza Tahrir, che ha rovesciato il regime di Hosni Mubarak, quello che abbiamo davanti è un Paese ammutolito da un altro regime, ugualmente violento, repressivo e privo di ogni rispetto per i diritti dei propri cittadini.

Dal libro della Meringolo Scarfoglio emerge però una forza, quella di una élite intellettuale – non esuli ma “cervelli in fuga”, come i suoi protagonisti si autodefiniscono – determinata a lottare. Persone che forse non metteranno mai più piede in Egitto, ma che sono guidate dalla speranza di renderlo migliore per chi è rimasto, consapevoli che l’esilio è uno degli strumenti che la dittatura utilizza per restringere il dibattito pubblico e il dissenso politico. Persone che, anche grazie a internet e ai social media, portano avanti la battaglia informativa contro le continue violazioni dei diritti umani che vengono perpetrate nel loro Paese natale, nell’indifferenza generale, e che forse sono davvero l’unica speranza per il futuro dell’Egitto.

Il libro della Meringolo Scarfoglio Fuga dall’Egitto. Inchiesta sulla diaspora egiziana del dopo-golpe è stato realizzato con il patrocinio di Amnesty International. Su LucidaMente abbiamo già parlato della situazione in Egitto nei seguenti articoli: In Egitto il regime imbavaglia il dissenso e Tunisia ed Egitto: belli e insanguinati.

Le immagini: la copertina del libro Fuga dall’Egitto. Inchiesta sulla diaspora egiziana del dopo-golpe di Azzurra Meringolo Scarfoglio e un’immagine di Piazza Tahrir del 25 gennaio 2011 (fonte: © Suhaib Salem / Reuters).

Elena Giuntoli

(LucidaMente, anno XIV, n. 168, dicembre 2019)

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