INTERVENTI|26 luglio 2011 18:42

Simone Pollo: Non possono tenersi referendum in materia di bioetica

Sui diritti inalienabili illegittimo intervenire a colpi di maggioranza popolare

Modena, 29 gennaio 2011: si costituisce il Coordinamento laico nazionale. Nella foto: Maurizio Mori, Cinzia Gori, Maria Laura Cattinari e Mina Welby

 Dopo il voto favorevole della camera al DDL Calabrò, la sua definitiva conversione in legge al Senato appare estremamente probabile. In questa circostanza, si sono intensificate le voci provenienti da associazioni laiche e da qualche formazione politica che ventilano la possibilità di un referendum abrogativo. In materia di bioetica, il nostro Paese ha già fatto esperienza di un referendum del genere nel 2005, quando il tentativo di abrogare la legge 40/2004 sulla procreazione assistita andò fallito principalmente per la propaganda della Chiesa cattolica in favore dell’astensionismo e per un impegno a dire poco timido delle forze politiche progressiste. Sebbene non possa essere considerato del tutto negativamente (milioni di italiani si espressero con un voto contro le posizioni cattoliche incarnate nella legge 40), di fatto quel referendum poté essere utilizzato dai sostenitori della legge per rivendicare il sostegno della maggioranza degli italiani. Tuttavia, grazie alle corti e ai tribunali che l’hanno smantellata pezzo a pezzo, oggi della legge 40 resta poco o niente.
I recenti risultati dei referendum sui temi della privatizzazione dell’acqua, del nucleare e del legittimo impedimento probabilmente possono rafforzare nei promotori la convinzione che questa volta la battaglia potrebbe essere vinta. Ma procedere a un referendum contro la legge sul testamento biologico sarebbe sbagliato, come fu sbagliato nel caso della legge 40. Non si tratta di ragioni tattiche, dettate dalla paura di perdere ancora un altro referendum sui temi della bioetica. Si tratta di ragioni squisitamente di contenuto. I diritti che sono al centro delle questioni bioetiche e che sono stati così bistrattati dal nostro Parlamento non sono materia di decisione popolare. Così come il Parlamento non dovrebbe, a colpi di maggioranza, cancellare l’inalienabile sovranità su sé stesso e il proprio corpo di ogni individuo, così tale questione non può essere affidata alla volontà popolare. Certo, si può dire che il referendum il diritto sul proprio corpo intende ripristinarlo, mentre il Parlamento lo cancella. Ma non basta: fare di inalienabili diritti materia di referendum rafforza comunque la convinzione che su questi temi la volontà popolare possa essere discriminante.
Su tali questioni, invece, non decidono le maggioranze. I diritti negati dalla legge 40 e dalla futura legge sul testamento biologico sono conquiste delle società liberali che sono incorporati nella nostra Costituzione. Non sono materia di voto, né per abrogarli né per sostenerli. Se sarà approvata, la legge sul testamento biologico dovrà essere smantellata dalle corti e dalle sentenze, così come è stato per la legge 40. I «laici», la società civile, i partiti che vorranno farlo dovrebbero contribuire a questa battaglia di diritto, sostenere ricorsi, appellarsi alle istituzioni europee e così via. Sui diritti fondamentali non si raccolgono firme: se si spera che una maggioranza possa sostenerli, si entra in una logica pericolosa e si accetta la possibilità che altre maggioranze li abroghino.

Simone Pollo (Coordinamento laico nazionale)

(LucidaMente, 25 luglio 2011)

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