Per la stampa niente Cie e Cara

Due giornalisti ricorrono al Tar del Lazio contro la liberticida circolare Maroni: negati i diritti umani e di informazione

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I giornalisti Raffaella Cosentino e Stefano Liberti hanno presentato un ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro la circolare del ministro dell’Interno n. 1305 dell’1 aprile 2011, che vieta l’accesso nei centri per stranieri da parte degli organi di stampa. In particolare, i due giornalisti censurano il diniego che è stato loro opposto dalle Prefetture di Crotone, Roma e Catania in applicazione della suddetta circolare.

Ad assisterli sono gli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, membri del Direttivo dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.

«Nelle maggiori democrazie europee – ha affermato Lana – la stampa svolge un fondamentale ruolo di controllo, denuncia e informazione dell’opinione pubblica sulle più rilevanti questioni di interesse generale. Certamente, il trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti all’interno dei centri ove sono collocati esige un’attenzione particolare da parte dei media per prevenire abusi e violazioni dei diritti umani ai danni di questi soggetti vulnerabili; abusi e violazioni che purtroppo si sono più volte verificati di recente e che sono stati portati alla luce proprio dall’opera di informazione e denuncia svolta dagli organi di stampa».

Ha aggiunto Saccucci: «Abbiamo impugnato dinanzi al Tar del Lazio la circolare del ministro dell’Interno che vieta in modo assoluto, senza possibilità di deroghe, l’accesso da parte dei giornalisti ai centri di identificazione ed espulsione (Cie), nonché ai centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Tale provvedimento costituisce un’indebita restrizione all’esercizio della libertà di stampa e informazione, garantita dalla Costituzione e dalle norme internazionali in materia di diritti umani. Una restrizione fondata su motivazioni del tutto arbitrarie e discriminatorie».

«Una misura liberticida – ha concluso Lana – che tradisce ancora una volta l’intento di gestire la presunta emergenza degli sbarchi con metodi antidemocratici, tenendo all’oscuro l’opinione pubblica su cosa realmente accade nei centri».

(r.t.)

 (LucidaMente, 26 luglio 2011)

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