CITAZIONI, IL PIACERE DELLA CULTURA|28 agosto 2011 00:09

Fantasie erotiche (e critica sociale) oltre ogni limite

Qualche “caso irreale” dal “Supplemento alla Psychopathia sexualis” (ES) di Albert Caraco

Il ponderoso volume Psychopathia sexualis (prima edizione 1886) del neurologo e psichiatra austro-tedesco Richard von Krafft-Ebing (1840-1902) è costituito da una “maniacale” raccolta di fantasie e pratiche sessuali, considerate, più o meno, “degenerazioni”. Noi, invece, come Anatole France, pensiamo che «siamo soliti classificare immorali coloro che non possiedono il nostro stesso senso della morale così come definiamo scettici quelli che non hanno le nostre stesse illusioni». Ovvero, chiamiamo perversioni le fantasie (e le pratiche) sessuali che non gradiamo e “variazioni erotiche” le nostre immaginazioni più o meno stravaganti, realizzate e realizzabili. Albert Caraco, il trasgressivo, straordinario pensatore, di cui ci siamo già occupati in LucidaMente (a cura di chi scrive, «Gli uomini sono come una lebbra»; e, ancora: Religioni? Il cancro del genere umano; «Le donne sono per noi un peso»), la pensava come noi e ha scritto un Supplemento (pubblicato da ES), al libro dello psichiatra, costituito da ben 211 “casi” di singolari modalità sessuali, in realtà immaginate da lui stesso, ovviamente con finalità letterarie. Ai lettori della nostra rivista offriamo un brano della spassosissima premessa e alcuni “casi”. Evidente una forte vena anticlericale…

caracoPREMESSA […] La famiglia tradizionale, così diffusa ovunque, con i suoi papà-orco, le sue mamme divoratrici, le sue figlie vergini fino al matrimonio custodite da fratelli che le corrompono più sovente di quanto si ritenga, è fonte di nevrosi. La rivoluzione della nostra sensibilità ce ne allontana, e la nostra sanità morale è di gran lunga superiore, malgrado le apparenze, a quella dei nostri progenitori. Questo viaggio attraverso lo spazio è più che uno spaesamento: è un ritorno alle origini che forse potrebbe riconciliarci con il paese e con l’epoca di cui godiamo il duplice privilegio di vivere allo scoperto, in tranquilla sicurezza. Quest’opera è dedicata alla memoria del professor Candido Chagas Furacachopos, che fondò l’Istituto sessuologico di Brasilia, numerosi anni prima della fondazione della stessa, andando ad abitarvi prima che fosse ultimato. Questo grande scienziato, ancora misconosciuto, le cui opere onorano contemporaneamente la piazza Tiradentes, ove sorge l’Istituto, il Brasile e l’umanità intera, pubblicò uno dopo l’altro due trattati ormai classici, il primo, La masturbazione senile, di ottocento pagine, con un supplemento di trenta tavole e venti grafici, il secondo, La zoofilia infantile, in corso di ristampa a New York, Londra, Parigi e Zurigo; il governo brasiliano ha infatti sequestrato l’edizione principe, giudicandola pregiudizievole all’onore del paese, poiché l’oscurantismo non ha ancora spento i suoi fuochi nello stato di Goyaz. Tutti i francesi già sanno che Candido Chagas Furacachopos morì vergine e martire difendendo l’Istituto dalle orde del Fascismo Internazionale, ma quel che ancora si ignora in Francia è che fu violentato settantasei volte in un sotterraneo della Legione della Morte e che perì in seguito alle sevizie patite, per una peritonite fulminante e per molteplici lacerazioni. Agonizzò, trafitto come un colabrodo, e ricevette, grazie all’intervento di un prelato conquistato ai dogmi freudiani, l’estrema unzione dalle mani di un prete nero, ma dalle idee rosse. I suoi desolati ammiratori si spartirono le spoglie, ma il governo, per evitare che divenisse oggetto di culto, ha confiscato l’ano del professore, peraltro ormai introvabile. Un suo intimo collaboratore, il professor Mariano Dinguilindon y Gandumbas, peruviano, si è presentato l’anno scorso a Parigi, recando con sé un esemplare de La zoofilia infantile e il prepuzio del maestro, salvato dal naufragio e affidato al Museo dell’Uomo, dove tutta Parigi l’ammira. […]

CASO 3 Un tale, avendo un membro di dieci pollici e grosso quanto un pugno, incontra qualche difficoltà nell’esistenza. La fantasia degli autori erotici ama utilizzare quello di cui, in verità, uno farebbe volentieri a meno, e il nostro emulo di Priapo avrebbe immolato un terzo e persino la metà di quel suo organo con incredibile sollievo. Non può abbordare un uomo, poiché presumibilmente i fondelli in grado di ospitarlo si trovano soltanto nei romanzi dovuti alle penne dei nostri mitografi, non può abbordare fanciulle oneste e neppure giovani ben costituite, e le sue mostruose dimensioni lo condannano a colmar le caverne di madri di famiglia annualmente incinte e per più lustri, oppure gli abissi di prostitute invecchiate sulla breccia. Può soddisfarsi solo per vie indirette, si riduce ai palpeggiamenti, piazza il suo arnese fra le cosce di una ragazza mentre un’altra ne accoglie la punta fra le mani, e deve – a vent’anni – ridursi a pratiche da sessantenne, e fortemente si teme che giunga impotente alla quarantina, o che preferisca darsi agli invertiti.

CASO 4 Un tale è affetto da priapismo, da più generazioni ereditario nella sua famiglia. Vuole, nonostante questo, farsi prete, entra in seminario riuscendo a dissimulare il suo stato, si abbandona al fanatismo e al misticismo al fine di correggerlo, riceve gli ordini senza tradirsi, ma non riesce a cambiare. In altri luoghi, in altri tempi, presso gli indù e i musulmani di epoca remota, sarebbe divenuto santo per eccellenza, avrebbe avuto la sua corte di donne deluse o sterili, se ne sarebbe andato in giro tutto nudo, gli avrebbero baciato pubblicamente la verga chiamandolo l’Amico del Cielo, sarebbe entrato in ogni casa, le madri e le figlie si sarebbero offerte al suo membro, i padri e i figli non avrebbero mai osato rifìutargli i propri fondelli.

CASO 21 Un tale proclama che l’ultima parola della saggezza socratica è racchiusa nella proposizione secondo cui si finirà, cosa si faccia, per rimpiangere quel che si è fatto, e nell’interiezione secondo cui la vita è spaventosa. C’è di che guarire dai loro scrupoli gli uomini più delicati, e dai rimorsi quelli più viziosi: si tratta della più bella lezione di cui l’interessato abbia memoria.

CASO 22 Un tale non si turba per i paradossi del marchese de Sade, li considera al di sotto di tutto quello che la Storia ci offre, sebbene ammetta che la maggior parte degli uomini la conoscono superficialmente e che gli storici sorvolano volentieri sui suoi orrori innominabili. Egli è persuaso che il potere corrompere e che quanti lo cercano vogliono solo essere corrotti, ritiene che i governanti siano più viziosi dei governati, e quasi sempre più crudeli, e che nessuno è un parvenu. Concepisce l’esercizio del potere alla stregua di una fornicazione, e la legalità come uno stupro legittimato, ed essendo il popolo l’organo da penetrare, lui ama dire che un capo legittimo si limita a possedere la vulva, mentre un tiranno sodomizzerà la nazione, con o senza vaselina.

CASO 23 Un tale vede nella famiglia l’origine della maggior parte delle sventure e l’autentica scuola della schiavitù, e auspica di sostituirla con nuove istituzioni che si tratta di costruire. Di qui l’importanza dei problemi sessuali, e il semplice fatto di porseli in quanto tali sarebbe il primo passo di un cammino che si trascinerebbe, non potendo frenare un movimento sempre più involontario, e che non ha bisogno dell’intervento umano. Sarebbe il preludio della fatalità per la libertà, e questo non è il minore dei nostri paradossi.

CASO 141 Un tale è uscito da una famiglia che ha dei saldi princìpi, non ricorda d’aver mai perso la messa di domenica né la comunione a Pasqua, la madre è beghina, il padre ha un’amante, a differenza della moglie che è per giunta frigida. In un paese cattolico una famiglia simile formava un tempo l’armatura dell’ordine, un ordine in cui il marito non era mai l’amico della moglie, e il prete si incaricava di consolar la sposa, e il marito di consolar l’amante. Si ammetterà che un individuo sensibile e ragionevole, proveniente da ambienti simili, non può non esser anticlericale, è un effetto nato dalla riflessione sull’evidenza stessa e sull’impossibilità in cui ci si trovava allora di incontrare fanciulle oneste che non fossero potenzialmente megere. La Chiesa è riuscita nei secoli dei secoli a fare miliardi e miliardi di infelici, ed è per questo che i sessuologi sono i vendicatori della specie. Il tale ha meditato l’opera di Freud, e poiché appartiene a una famiglia che ha dei princìpi, ne ha afferrato il senso e i sottintesi, non ha avuto bisogno della famosa lettera in cui Freud, toltasi la maschera, ha finito con il professare l’odio per la Chiesa, ha capito quel che Jung aveva certamente subodorato, per rompere infine con il maestro. Quel tale vorrebbe che i preti fossero sposati, e il più presto possibile, e anche vescovi, arcivescovi e cardinali, vorrebbe che il papa avesse la sua papessa e che ogni convento ospitasse sia uomini che donne, così da procreare tanti fraticelli e monachine, teme i maschi solitari e le femmine sia frigide che pulzelle: sono mostri, che attendono il momento di manifestarsi, e preferibilmente nell’orrore. È convinto che tutte le fornicazioni assommate siano meno funeste delle virtù militanti, in cui la buona causa funge da pretesto onorevole per il dispiegarsi delle nostre passioni inconfessabili. Non aggiunge altro, si dichiara ateo, il Baal della Chiesa lo colma di disgusto, avrebbe preferito divinità itifalliche e preti fatti a loro somiglianza.

(da Albert Caraco, Supplemento alla Psychopathia sexualis, traduzione di Giulia Alfieri, Milano, ES, 2005, pp. 11-12, 16, 27-28, 93; © 1983 Éditions L’âge d’homme s.a., Lausanne; © 2005 Es s.r.l., Milano)

Albert Caraco nacque nel 1919 a Costantinopoli da un’agiata famiglia ebraica. Solitario, nomade, inafferrabile, pubblicò una sterminata massa di scritti che, in vita, non ebbero alcun riconoscimento. Si tolse la vita nel 1971, il giorno successivo alla morte del padre. Una figura straordinaria, paragonabile forse solo a Louis-Ferdinand Céline o a Emil Cioran, per le riflessioni originali e inquietanti – dominate dalla durezza della visione del mondo, dai toni apocalittici, dal “santo” nichilismo, dalle tematiche del caos, della morte e del disfacimento della civiltà umana, dal totale anticonformismo –, nonché per la scrittura irta e spietata, quanto stilisticamente elegante e inimitabile. In Italia Adelphi ha curato la traduzione prima di Post mortem e successivamente del Breviario del Caos, mentre il Supplemento alla Psychopathia sexualis è stato edito da ES e Guida ha pubblicato L’uomo di mondo.

L’immagine: la copertina del Supplemento alla Psychopathia sexualis (ES).

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VI, n. 69, settembre 2011)

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