L’uno e l’altro 11 settembre

1973 e 2001, Cile e Usa: le fiamme del Palazzo de La Moneda e il crollo delle Torri Gemelle attentati alla democrazia nel Sud e nel Nord America. Le parole di Erri De Luca

«Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento» (Estratto dall’ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l’11 settembre 1973).

A poche ore dal decimo anniversario del crollo delle Torri Gemelle, è stata diffusa la notizia che, secondo documenti ritrovati nel covo pakistano dove fu ucciso Osama Bin Laden, New York potrebbe essere nuovamente nel mirino dei terroristi. O Washington. E mentre gli Stati Uniti si preparano a commemorare le vittime di quell’attentato e le misure di sicurezza si moltiplicano, all’estremo sud dell’America, in Cile, si sta organizzando l’annuale marcia per non dimenticare i morti, i desaparecidos, i torturati, la feroce dittatura di Augusto Pinochet. Quest’anno la commemorazione potrebbe avere un valore e un’affluenza senza pari, considerato il movimento studentesco che da diversi mesi sta mettendo a dura prova il governo del presidente cileno Miguel Juan Sebastián Piñera (cfr. Gli studenti cileni di nuovo in piazza per la scuola pubblica, LucidaMente, n. 68, agosto 2011).

È doveroso ricordare l’11 settembre del 1973, data in cui Pinochet destituì l’allora presidente Salvador Allende – legittimamente eletto – con un golpe militare, che introdusse una lunga e sanguinosa dittatura sul popolo cileno, che durò quasi vent’anni. Complici gli Stati Uniti e l’allora consigliere nazionale per la Sicurezza Henry Kissinger, che legittimarono la giunta militare.

Nel palazzo presidenziale de La Moneda in fiamme, muore Allende. Per anni le cause della sua morte rimasero controverse. Gli oppositori di Pinochet sostenevano che si fosse trattato di assassinio da parte delle truppe golpiste. La tesi ufficiale, invece, divulgata subito dopo l’attacco fu che Allende si fosse suicidato con un fucile mitragliatore. Suicidio confermato dalla stessa autopsia. Nel luglio 2011 la riesumazione del cadavere del Presidente per nuovi accertamenti sulla sua morte confermò nuovamente la tesi del suicidio.

L’11 settembre cileno diede inizio a persecuzioni e arresti di massa. Diversi i centri di detenzione sparsi in tutto il Paese, dove venivano rinchiusi i simpatizzanti del governo di Unidad Popular, ma anche gente comune, che non aveva mai avuto a che fare con la politica. Caso emblematico fu lo Stadio nazionale di Santiago del Cile, trasformato in una prigione e luogo di torture e di morte, dove, secondo le stime della Croce Rossa, nei primi dieci giorni successivi al golpe furono detenuti in circa 7.000. Diversi i luoghi di detenzione, che oggi sono adibiti a museo, luoghi di diffusione della cultura e della memoria, perché, come scrisse Mario Benedetti «El olvido está lleno de memoria (L’oblio è ricco di memoria)». E, se qualcuno tenta una sorta di revisionismo storico o sminuisce i fatti, quei luoghi sono vivi a ricordare e ammonire. Esempi, tra i tanti, Villa Grimaldi e Londres 38.

Per concludere, riportiamo un commento dello scrittore Erri De Luca a proposito dell’uno e dell’altro 11 settembre: «Il mio primo 11 settembre storico risale al 1973, la democrazia cilena di Salvador Allende rovesciata dal colpo militare del generale traditore Pinochet, la morte in combattimento del presidente. Fu un 11 settembre che mobilitò la gioventù del mondo nelle piazze, a lungo, e la nostra in particolare. L’11 settembre delle torri crollate invece mi riguardò come spettatore inerte abbagliato dalla televisione che ripeteva all’infinito i fotogrammi spettacolari del disastro. La reazione del secondo 11 settembre non fu popolare e mondiale, ma occidentale e militare, con le irrisolte conseguenze di truppe spedite in Afganistan e Iraq» (Testo raccolto da Pierangelo Soldavini).

Le immagini (foto della stessa autrice), a partire dall’alto:

1. Santiago del Cile, palazzo presidenziale La Moneda.

2. Corteo dell’11 settembre 2006 che rende omaggio alla tomba di Victor Jara, cantautore cileno torturato e ucciso all’interno dello Stadio nazionale di Santiago, sepolto al Cementerio General della capitale.

3. Villa Grimaldi, luogo di detenzione e tortura durante la dittatura di Pinochet. Pannelli con i nomi dei desaparecidos non ancora ritrovati nel 2006.

4. Omaggio alla tomba di Salvador Allende (stesso corteo).

Francesca Gavio

(LucidaMente, anno VI, n. 69, settembre 2011)

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2 Comments

  • Grazie per avere reso omaggio a Salvador Allende, la tragica concomitanza della data con la strage del 2001 ha ormai fatto quasi dimenticare Allende, perchè e in quale contesto politico è morto, oltre alle conseguenze per tutta l’America Latina per oltre venti anni.

  • USA E U.E. VICINE O LONTANE ?

    Riprendo qualche frase da : « Se USA e UE tornano vicine » (Repubblica di qualche anno fa), che riporto qui sotto. Mi sembra che esse meritino precisazioni.

    Le affermazioni fatte da De Robilant sono condivisibili. Ma esse meritano un inquadramento, per capire la loro validità nel tempo e le motivazioni che sono dietro di esse.

    Le differenze di vedute geopolitiche fra USA e UE si inquadrano meglio se citiamo alcuni fattori che mi sembrano non abbastanza considerati dalla stampa italiana, un po’ superficiale. Eccone alcuni:

    – la politica USA, perseguita in momenti diversi con diversa chiarezza e risonanza, é la politica di un impero che si presenta con le parole false “Democrazia”. Un impero che individua pragmaticamente le regioni del mondo ove conviene intervenire e poi cerca le motivazioni di facciata per giustificarne gli interventi (ad es. Instaurare la democrazia in Xlandia).
    – La politica europea non mi sembra abbia obiettivi imperiali di controllo di aree o Paesi per motivi economici. Quando li ha, essi non sono estesi a tutta la U.E..
    – La politica europea non sembra motivata o alimentata da possenti lobbies delle armi o del petrolio, come sembra essere frequente negli USA. Ove tali lobbies finanziano le campagne dei presidenti, per averne poi un ritorno.
    – Le politiche in U.E sono in generale abbastanza trasparenti da essere captate e condivise da un gran numero di cittadini. Mentre gli scopi reali, le motivazioni delle politiche imperiali americane credo siano abbastanza ignorate dai cittadini USA, perché troppo ammantate di motivazioni democratiche. Ove invece i reali motivi imperiali sono conosciuti dai presidenti, consiglieri e lobbies finaziatrici. Notiamo che la CIA non fa rapporto delle sue attività sobillatrici in altri Paesi al congresso, ma solo al presidente.
    – Le capacità dei cittadini europei di capire realtà e culture di Paesi di altri continenti sono anche una conseguenza dell’apertura delle culture europee. Ove invece la cultura limitata degli Americani e i loro orizzonti ristretti (sono molto efficienti in settori particolari, ma spesso incapaci di capire altri settori e culture, la loro scuola pubblica non brilla…) non permettono loro di porsi interrogativi o capire situazioni che non conoscono quando sono a contatto con altri Paesi, o vi inviano la CIA a sobbillare. Del resto basta guardare il numero dei fallimenti delle azioni CIA. Questo spiega perché gli Americani hanno avuto e avranno molti insuccessi (e suscitato molti odii) in America latina, in medio oriente, e altrove.
    – Per i motivi su elencati gli Americani non hanno capito, io credo, né possono capire due cose:
    a) che il metodo migliore per combattere il terrorismo sarebbe smettere di imporre ad altri Paesi una politica imperiale e adottare un atteggiamento paritario, sostituendo l’arroganza della creduta superiorità con il rispetto delle altrui politiche e culture. Senza immischiarsi nella politica interna di altri Paesi. Questo atteggiamento permetterebbe di contenere (e a lungo termine di far sparire) il numero di candidati terroristi per odio agli Yankees (si dice cosi ?). Non hanno capito che per gli arabi, ogni tentativo di portare loro la democrazia viene invece visto come l’ intrusione di culture occidentali che sono offensive verso le culture arabe.
    b) l’introduzione nei mercati di altri Paesi sarebbe facilitata da un maggior rispetto e conoscenza di altri costumi e culture. In altri termini, capire che il costo della merce non é l’unico parametro da considerare nei mercati. Capisco che cio’ non sia facile da capire per gli Americani, ma qualche sforzo potrebbero farlo, nel loro interesse.

    La domanda che ora faccio: abbiamo capito noi europei che noi abbiamo la capacità e il dovere di spiegare agli Americani questi fattori culturali, diversi dai fattori economici ? Lo abbiamo già fatto (non credo) o dobbiamo ancora cominciare, anche per evitare rischi sullo scacchiere mondiale ?

    Sarebbe ora il momento che gli Europei capissero che non solo gli Americani trarrebbero vantaggi dal cercare di comprendere le altrui culture e orgogli, ma essi stessi hanno interesse a cominciare a capire gli altri, inclusi gli altri Europei.

    Credo che mettere sul tappeto delle discussioni politiche internazionali queste semplici considerazioni di base potrebbe giovare sia agli Americani che agli Europei. Tocca a noi Europei cominciare, i nostri partners d’oltre Atlantico non saprebbero.

    Antonio Greco
    (ex funzionario europeo, consulente, ingegnere)
    ANGREMA@wanadoo.fr

    Nota aggiuntiva dopo la strage di Madrid

    Dopo l’ invasione americana in Irak, gli estremisti islamici hanno aumentato la loro determinazione di fare stragi contro gli Americani ed i loro alleati in detta campagna. La Spagna é stata colpita. Ci si potrebbe aspettare un tentativo di colpire l’ Italia ?

    Mi sembra chiaro che gli europei (prima l’ Italia) hanno molto interesse a chiarire che non intendono essere complici dell’ imperialismo americano in nessuna area del globo. Ed adottare questo principio in politica, considerando che ogni futuro intervento dovrebbe essere deciso dall’ ONU. Se non facessimo questa netta distinzione, potremmo pentircene.

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    Estratti dall’articolo citato di Repubblica:

    “ Già Own Harries scriveva, un decennio fa, che il concetto di Occidente unificato era discutibile, perché, nonostante le radici comuni, non esisteva fino al II conflitto mondiale, un concetto condiviso di unità politica tra USA e UE”.”

    “ Una delle debolezze degli USA é lo scarso successo nel creare democrazie stabili fuori dai proprii confini. Storicamente gli USA han dimostrato poca sensibilità verso culture ad essi estranee, tanto da farle mancare……..”.

    “ Il ruolo dell’Europa é essenziale perché offre un’alternativa multilaterale che riflette gli interessi sia degli Americani che degli Europei.”