C’è l’“Avanti!” e c’è (purtroppo) “L’Avanti!”

La gloriosa testata socialista nel fango a causa di Valter Lavitola, dei traffici berlusconiani e di una “L” e un apostrofo in più. La lettera aperta del segretario Psi Riccardo Nencini

La corruzione morale e politica possono persino arrivare al punto di disonorare e insudiciare un importante pezzo della storia d’Italia.

La vicenda di Valter Lavitola, descritto in questi giorni dai media come direttore de L’Avanti!, ingenerando confusione e pericolosi accostamenti nel pubblico, getta fango sul “vero” Avanti!, la storica testata socialista nata nel lontano 1896 che ha attraversato tutte le vicende, i progressi sociali e le tragedie del Novecento, fino alla sua chiusura, nel 1994.

Dopo vari contenziosi giudiziari, la furbata del faccendiere e avventuriero Lavitola, legato a Silvio Berlusconi, al Popolo della libertà e agli ex socialisti fuoriusciti dal Partito socialista italiano e illuminati dal carisma del Cavaliere, ha recato benefici a lui e alla sua combriccola (tra cui la moglie, Mariastella Buccioli, anche lei “giornalista” della testata posticcia), in termini di smisurati finanziamenti statali per l’editoria, e ulteriore danno all’immagine dei socialisti e al rispetto della verità storica. Uno scandalo che offende non solo i socialisti, ma tutti gli italiani che intendono tutelare la memoria della democrazia nel nostro Paese.

Il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini ha pertanto deciso di scrivere la seguente lettera aperta ai direttori di testate giornalistiche e radiotelevisive, augurandosi che sia diffusa e possa servire a recare verità e giustizia: «Paghiamo colpe che non sono di nessuno dei nostri padri, ma di un millantatore che ha pensato, mettendo una L e un apostrofo, di entrare nel pantheon dei direttori del più antico giornale della sinistra italiana. Assieme a Costa, Nenni, Pertini, Lombardi. Fin dalla mia elezione a segretario del Psi, nell’estate del 2008, ho lavorato con impegno per restituire ai socialisti un pezzo importante della loro identità, riportando in vita sia l’Avanti! (senza articolo, come è sempre stato, e in edizione settimanale) che Mondoperaio. In questo difficile percorso mi sono imbattuto nel binario parallelo sul quale Lavitola e i suoi hanno scorrazzato per quasi due decenni con scaltrezza e con una condotta da pirati abbondantemente ripagata dal finanziamento pubblico all’editoria. Ne sono esempio gli oltre due milioni e mezzo di euro ottenuti nel solo 2009 [più di 15 milioni e 200 mila euro dal 2004 al 2009, ndr]. Continuerò a lottare in ogni sede e con ogni strumento a mia disposizione perché venga resa verità e giustizia».

Quali le possibili proposte per il “vero” Avanti!, su cui hanno scritto, tra gli altri, Bissolati, Zanardelli, Turati, Mussolini, Gramsci, Gobetti, Pertini, Valiani, Saragat, Zagari, Nenni? Ad esempio, la testata potrebbe essere tutelata sotto l’egida della Presidenza della Repubblica. Infatti, ai sensi della legge 1089 del 1939, sono riconosciuti come beni storici da tutelare tutte «le opere mobili e immobili che hanno una particolare rilevanza storica nazionale. Inoltre, ai sensi dell’art. 10 della legge n. 137 del 6 luglio 2002, «le funzioni di tutela che abbiano ad oggetto manoscritti, carteggi, libri, stampe e incisioni […] sono esercitati dalle Regioni».

Comunque, la proprietà attuale de L’Avanti! andrebbe senz’altro avocata, qualora – come sembra ormai certo – tale strumento editoriale dovesse risultare dalle indagini in corso funzionale a un disegno di natura illegale.

Rino Tripodi

(LucidaMente, 11 settembre 2011)

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