DAI LETTORI, TEMATICHE CIVILI|2 ottobre 2011 19:42

La mancata vendita delle frequenze televisive e l’accusa di Della Valle

Il nostro lettore denuncia gli otto-nove miliardi buttati al vento, senza che l’opposizione lo denunci: legittimo il biasimo rivolto dall’imprenditore ai politici

Signor direttore,

le borse sono sull’otto volante, i risparmi degli italiani si volatilizzano, si susseguono le manovre, che con le loro misure draconiane colpiscono sopratutto quelli che hanno meno, i più numerosi e indifesi.

Una buona notizia viene dalla vendita all’asta delle frequenze per i telefonini di quarta generazione. L’incasso, 4 miliardi, è stato quasi il doppio del previsto, quando resta ancora da assegnare una banda – la 2000 – per la quale l’asta è ancora in corso. E non è finita. Ci sarebbe da vendere il boccone più pregiato: le frequenze televisive del digitale terrestre. Da queste ci si potrebbe aspettare un incasso record, prezioso in un periodo così terribile per il Paese. Gli economisti quantificano in otto-nove miliardi.

Ma il Padrone delle ferriere ha detto no. Da queste frequenze lo stato non avrà nemmeno un euro. Il governo Berlusconi ha deciso che l’asta non si terrà. Le frequenze verranno ripartite d’ufficio, gratuitamente, in parti uguali fra Mediaset e Rai. Un’indecente regalia consumata in pieno conflitto d’interessi. Nel silenzio generale. Colpisce che la notizia, gravissima, non venga adeguatamente enfatizzata dai giornali né contrastata duramente dai partiti di opposizione. Un intollerabile furto a danno di tutti gli italiani. Dovrebbe essere scongiurato riunendo tutte le forze sane e responsabili del Paese.

Dunque, la coraggiosa accusa ai politici dell’imprenditore Diego Della Valle è da condividere pienamente. Parla per tutti noi che non abbiamo voce, ci hanno tolto, con una complicità trasversale, persino il diritto di scegliere i parlamentari. Li ha dichiarati incompetenti e incapaci, preoccupati solo dei loro interessi personali e di partito. Se la gestione pasticciona e inadeguata della crisi è da attribuire alle forze di governo, le cause remote sono di tutti i partiti, come pure lo spudorato arroccamento a difesa dei privilegi della casta, che non ha rinunciato a niente in questa terribile contingenza economica e finanziaria.

Non si toccano le province e i mille enti inutili, così come le pensioni indecenti dei parlamentari, mentre a tutti i lavoratori si chiedono grossi sacrifici. Se le retribuzioni dei parlamentari sono le più alte d’Europa, quelle dei politici regionali sono una vera propria giungla. Non si capisce in base a quale criterio le indennità e i rimborsi spese dei consiglieri variano notevolmente. Si va dalla virtuosa Emilia-Romagna dove i consiglieri percepiscono 5.666 euro al mese al raddoppio in Lombardia con 12.523 e quasi alla triplicazione, 14.644 euro, della Sardegna. E non è finita. Nella scala dei privilegi, c’è chi sta ancora più in alto: i manager pubblici, i cui meriti sono spesso solo quelli di appartenenza alla cordata giusta, se non, peggio, alla cricca vincente.

Ezio Pelino

(LucidaMente, 3 ottobre 2011)

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