EDITORIALE DEL MESE

Maggio 2012 (n. 77) – Le persone si suicidano, lo stato non fa nulla

Debiti, disoccupazione, disperazione: povertà e infelicità interna lorda raccontate anche con l’espressione poetica

C’è un Paese molto strano, nel mondo. Un Paese nel quale c’è disperazione e del marcio. Tanto. E non è la Danimarca.

Non è forse strano un Paese in cui si monta una campagna da parte di tutti i partiti e degli organi di stampa contro il Movimento 5 stelle – magari anche un po’ sgangherato – invece che farne una contro la corruzione diffusa che Grillo denuncia? Mai come in questo caso è appropriata la metafora di chi guarda al dito (che indica i problemi) e non alla luna (la malapolitica). E dispiace che anche il presidente Napolitano abbia inteso minimizzare il successo dei “grillini” e, quindi, il disagio che ne sta alle origini.

Non è forse strano un Paese in cui lavoratori e imprenditori si suicidano, gli uni per mancanza di lavoro e soffocati dai mutui, i secondi perché strangolati da Equitalia, e lo Stato delle banche e dell’agenzia delle entrate se ne frega? Solo solidarietà umana ci viene da provare, per tutti, senza differenze. In un mondo appena un po’ decente, nessuno dovrebbe morire di fame o essere disoccupato, nessuno uccidersi/suicidarsi per motivi legati al denaro. Invece continuano a ritenere i lavoratori autonomi difformemente da quelli dipendenti. Beh, si tratta di persone che si alzano alle 5 del mattino e rischiano di persona, perché, quando si mette male, oltre a non avere lo stipendio, hanno anche i debiti da pagare, a uno stato infame, che garantisce, tutela, vien in soccorso solo a se stesso, alla casta e agli “amici”. Non è forse strano un Paese in cui il numero dei migranti regolarmente impiegati è uguale a quello degli italiani disoccupati? Non è forse strano un Paese in cui si cercano disperatamente cuochi, infermieri, saldatori, ingegneri, e non si trovano? Non è forse strano un Paese (che detiene il record mondiale del numero di cellulari) in cui assistiamo a sprechi, “movide” varie, tour alcolici, quando si dice che i giovani sono poverissimi?

Non è forse strano un Paese in cui si è eternamente infantili, in cui si è persa quella verità, ribadita recentemente in tv dallo scrittore “fascio comunista” Antonio Pennacchi, che afferma che la vita è dura (e, del resto, basterebbe rileggere un po’ Giacomo Leopardi), che da quando nasciamo lottiamo per sopravvivere, e dobbiamo fare affidamento sulle nostre forze? Non è forse strano un Paese in cui si ricorre di continuo all’allarme sociale, a destra e a sinistra, inventandosi persino un neologismo quale “femminicidio” (vedi Toh, c’è pure il “maschicidio”. E tanto…), quando in Italia è – sotto questo punto di vista – una sorta gli oasi felice mondiale, nella quale gli omicidi volontari sono calati del 65%, mentre sono molte di più le “morti bianche”? Non è forse strano un Paese in cui, nonostante i dati appena riportati, le galere – disumane e con la funzione di “discarica sociale” – sono colme di poveracci e detenuti in attesa di giudizio, mentre i grandi criminali e i corrotti se la spassano? Non è forse strano un Paese in cui si difende sempre il provocatore, l’aggressore, e non la vittima, soprattutto se, stanca di fare la vittima, reagisce?

Emblematico il caso di Delio Rossi (l’allenatore che ha alzato le mani su un calciatore iperpagato e maleducato) messo alla gogna dalla stampa vile e conformista per aver reagito umanissimamente all’ennesimo teppistello, viziato e vittimista, che non riconosce il rispetto dei ruoli e dell’età. Proteggendo i prepotenti, i maleducati, i senza regole, la casta dei giornalisti e dei politici, in realtà, protegge se stessa. Vale a dire: il cittadino perbene deve subire angherie e provocazioni di ogni sorta e se ne deve stare buono. Se reagisce, la paga lui, mica gli altri, iperprotetti da forse dell’ordine, avvocati, magistratura. Noi abbiamo pertanto espresso Solidarietà a Delio Rossi, divenuto suo malgrado simbolo di tutti i genitori veri, di tutti gli educatori che vogliono dire “no” all’andazzo di permissivismo e violenza, al disastro della convivenza civile, al crollo della buona educazione.

Tutti gli articoli di questo mese di LucidaMente (n. 77) si sono quindi caratterizzati per affrontare a muso duro le tematiche dei giorni terribili che stiamo vivendo. Giuseppe Licandro ha analizzato Il “folle” voto in Europa: è la crisi irreversibile del liberismo?; e Giampietro Sestini si è posto la domanda su Quali devono essere le finalità di una sinistra rinnovata, trovando la risposta nella solidarietà globale e nel porre al centro di un nuovo manifesto politico la salvezza della Terra, così come, similmente, Umberto Calore ha contestato i criteri con cui si definisce la ricchezza di una nazione con Non sempre il Pil fa rima col Fil…, ponendo la questione della finitezza delle risorse naturali del nostro pianeta e di un nuovo modello di agricoltura. Quindi abbiamo aderito all’appello dei Comitati Dossetti e di altre associazioni Per un’economia democratica.

Sul versante dei diritti sociali, sempre più messi a rischio dall’attuale crisi, ancora Licandro ha trattato dell’Articolo 18 e libertà di licenziamento e Francesca Gavio ha riportato un esempio concreto di precarizzazione (Bologna: agosto, stipendio mio non ti conosco), così come chi vi scrive, partendo dal rapporto annuale di Avvocato di strada, si è chiesto Se la povertà è una condizione da sanzionare… e Dario Lodi Ma come funziona la giustizia in Italia? Lucilio Santoni ha notato come, nei periodi di crisi, in Italia, Ci risiamo, con la “strategia della tensione”. Francesco Cento ha contestato lo stravolgimento delle scuole a indirizzo artistico da parte della riforma Gelmini (Artisti, «vil razza dannata»!).

Approfondimenti. Spostandosi sulle lotte per i diritti sociali e civili del passato (ma non troppo) sempre Licandro ha rievocato, dopo la conferma del ritrovamento dei suoi resti mortali, la figura del sindacalista socialista trucidato dalla mafia, Placido Rizzotto e le stragi dimenticate e, prendendo spunto dal film Diaz di Daniele Vicari, le violenze perpetrate dalle forze dell’ordine durante il G8 del 2001 (La “macelleria messicana” che bagnò di sangue Genova). Sempre sul piano degli approfondimenti, abbiamo riportato la requisitoria di Massimo Teodori («Chiedo la condanna della Seconda Repubblica»), l’analisi di Dario Lodi sulla controversa figura di “Madre” Teresa, tra compassione e cinismo e la speranza e l’impegno dello scienziato Antonino Zichichi – intervistato da Dora Anna Rocca – «Per una scienza senza segreti e senza frontiere».

Con l’EXTRA 28 di metà mese, siamo rimasti nell’ambito della disperazione, del disagio esistenziale, affrontandoli, però, sul versante letterario e dell’espressione poetica.

Infine, abbiamo reso omaggio a un uomo politico – e soprattutto uomo – amatissimo dai bolognesi, esprimendo Un pensiero affettuoso per Maurizio Cevenini. Col suo suicidio si prolunga un periodo tristissimo per Bologna, già duramente colpita in pochi giorni dalle scomparse premature dell’artigiano Piero Marchi e dello scrittore Stefano Tassinari. Purtroppo, anche la vicenda di Cevenini è una vicenda che rientra nella tematica del numero di LucidaMente: l’infelicità, la disperazione, l’angoscia dalle quali nessuno può, oggi, avere l’arroganza di sentirsi immune “a tempo indeterminato”.

Le immagini: illustrazioni di Marco Pasin.

Rino Tripodi

(LucidaMente, anno VII, n. 77, maggio 2012)

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