Gli scrittori Lucilio Santoni e Alessandro Pertosa hanno dato vita a un’originale pubblicazione, “I matti di Sànpert” (Graphe.it edizioni), una “graphic soul” di vignette e testi contro il conformismo di massa
«I matti vanno contenti, / fermano il traffico con la mano, / poi attraversano il mattino, / con l’aiuto di un fiasco di vino» (Francesco De Gregori, I matti, 1987).
I matti non son mica pazzi…
Nel panorama editoriale italiano è comparso un oggetto strano che si definisce “graphic soul”: un libro fatto di carte diverse e con vignette minimali accompagnate da frasi che ti lasciano pensare. Ne ha twittato (o non so come si dica adesso) padre Antonio Spadaro sul suo X. La pubblicazione s’intitola I matti di Sànpert (Graphe.it edizioni, Perugia 2025, pp. 140, € 16,00), dal nome dei due autori, Lucilio Santoni e Alessandro Pertosa.
Ora, bisogna dire che i matti sono diversi dai pazzi. Non tanto le persone. Ma dico i termini. I pazzi sono quelli che sono “malati”. Hanno la pazzia. La mente è come se se ne fosse andata. I matti, invece, non hanno nulla. Non c’è nulla che possano avere. Sono poveri totali. Non esiste una cosa che possano avere e che li renda matti, tipo la “mattità”… la “mattanza” è tutt’altra cosa. Persino una origine etimologica diversa. I matti sono quelli che, però, sono capaci di una cosa. Dire quello che non si può dire. Quello che gli altri, i “savi”, non possono dire.
Ci sono persino nella Bibbia. I profeti sono spesso guidati dalla Parola di Dio a fare i matti. Tipo quel ragazzo matto che mentre portano Susanna a morire urla, fa il matto e poi lo fanno diventare giudice.
Le verità che i “sani” non possono dire
Non sono pazzi, i matti. No. Perché i matti, a differenza di chi è pazzo, non lo sono sempre. Fanno cose strane. Che però nascondono qualcosa di autentico, di vero. Ci sono, nella storia della Chiesa, anche dei santi che sono i “matti di Dio”.
Questi matti qui, quelli di Sànpert, dicono. Parlano sia con le parole che con i silenzi. Dicono quelle cose che talvolta vorremmo dire, ma non possiamo. Talora illuminano con queste cose balzane, strane, fuori sincrono. Una volta c’è carta patinata e un’altra volta carta colorata.
Le mattanze necessarie
I matti di Sànpert ti massaggiano la testa, ma non con le parole alte e studiate della filosofia o della teologia. E ti emozionano non come fanno i film o le serie televisive con storie costruite e immagini straordinarie. Tu leggi questi caratteri appuntati e partono i pensieri, si muove il cuore e ti porta a partire per un viaggio interiore insieme a loro. Vedi questi personaggi che sembrano scarabocchi e li vedi animarsi di autenticità, di umanità. Che poi scopri che è un po’ la tua.
Dobbiamo ringraziare i due autori, e vorremmo che non perdessero la loro “mattità” di cui tutti abbiamo bisogno! Però vorrei anche a questo punto facciano anche una bella mattanza: una mattanza della retorica, delle parole senza più significato, di quella umanità imputridita che non genera vita, di quel pensiero che vuole sostituire il tuo e non farti diventare pensante.
Forse proprio per questo, l’oggetto strano che sono I matti di Sànpert (chiamarlo libro forse è fuorviante) è davvero una graphic soul: qualcosa che tocca la tua anima “matta” con i segni grafici antichi della stampa, del disegno e ti tira fuori dalla retorica dominante.
Le immagini: la copertina de I matti di Sànpert e gli autori Pertosa e Santoni.
Francesco Guglietta
(Pensieri divergenti. Libero blog indipendente e non allineato)


















